In ambito IT circola una serie di luoghi comuni, comprensibili, ma oggettivamente non circostanziati. Tra questi alcuni espongono le aziende a rischi sottili e insidiosi.

Per esempio, c’è chi sostiene che i database distribuiti non abbiano bisogno di protezione (magari proprio perché distribuiti) o che i dati delle applicazioni SaaS siano già protetti perché alla sicurezza in cloud pensa il provider, così come che i container possano fare a meno di protezione (tanto sono istanze temporali) mostra al fianco a una serie di possibili attacchi.

Questo in un contesto, fotografato da Esg (Enterprise Strategy Group), in cui il 38% delle aziende dichiara di avere attive tra 25 e 100 istanze di DB univoche, e il 20% conta cento istanze DB, con relativa frammentazione dei dati, mentre Cloud Foundry documenta come l’utilizzo dei container sia balzato dal 22% del 2016 al 38% di fine 2018.

Manlio De Benedetto, technical director Emea di Cohesity
Manlio De Benedetto, technical director Emea di Cohesity

Ne parliamo con Manlio De Benedetto, technical director Emea di Cohesity che introduce il tema da una visione di scenario: “Sì, l’adozione di applicazioni di nuove generazione, anche su architetture a container, o semplicemente da sfruttare in modalità SaaS (come Office 365), da una parte abilita la possibilità di sfruttare grandi quantità di dati dall’altra valorizza i database distribuiti. E comunque è un fenomeno in evidente crescita. Purtroppo a questo corrisponde anche una certa “disattenzione” verso la protezione delle informazioni, ne chiediamo conferma.

De Benedetto:“E’ vero, in alcuni casi le aziende proteggono i carichi di lavoro mission-critical con una sorta di patchwork di strumenti di backup e di script. Questo però contribuisce ad un incremento delle complessità misurabile anche con tempi di ripristino lenti e il calo di affidabilità. Significa tout court, perdere già in parte la possibilità di sfruttare in modo corretto i dati affinché generino valore”.

Protezione per i DB, le app nei container e SaaS

In assenza di backup, e senza possibilità di ripristino – in sintesi – un errore umano o un attacco dall’esterno possono costare alle organizzazioni la perdita di produttività e di conseguenza anche di business. Qui si innesta la proposta di Cohesity, prosegue De Benedetto: “Cohesity offre backup, ripristino e gestione dei dati di classe enterprise, anche sui carichi di lavoro in cloud distribuiti, siano essi NoSql come Hdfs (Hadoop Distributed File System), applicazioni su Kubernetes e Saas, Office 365 (quindi anche Exchange Online e Onedrive), e tutto su un’unica piattaforma”.

Cohesity ha sviluppato la propria proposta focalizzandosi in modo specifico sulla frammentazione dei dati sulle cloud di nuova generazione. Per questo ha reso solido il supporto per gli hypervisor Vmware, Nutanix, HyperV, Avh e per i DB e le app Oracle, Sql, Sap e Hana, come per le varie tipologie di storage.

Una scelta che il technical director di Cohesity argomenta: “La nostra architettura, supporta e soddisfa i requisiti aziendali in evoluzione e offre “nuova vita” ai dati di backup rendendoli produttivi per lo sviluppo applicativo e l’analisi, soddisfando i requisiti di sicurezza e conformità sempre più cogenti”.

Con Cohesity Imanis Data viene offerta la protezione in un’unica soluzione su Hadoop e NoSql, con la stessa scalabilità prima possibile solo con i DB relazionali.

Cohesity Imanis Data

Significa anche copertura ampia sui DB distribuiti come MongoDB, Cassandra, Hadoop Distributed FS con le relative varianti (Apache, Cloudera, Hortonworks etc.etc.), backupa livello logico, oltre i semplici nodi, funzionalità di deduplica semantica per eliminare la ridondanza dei dati, ricerca istantanea, con una soluzione agentless, funzionalità di mascheratura dei dati Gui-Driven.

Per quanto riguarda Kubernetes, De Benedetto specifica: “E’ vero che i container permettono un’efficiente implementazione delle applicazioni rendendole cloud-portable, mentre altrimenti sarebbe necessario farle vivere su una macchina virtuale completa, ma l’idea di ricostruire i container da zero ed eseguire lo script delle diverse operazioni complica le operazioni di ripristino e l’affidabilità dell’intero ambiente, senza riuscire ad eguagliare le potenzialità degli strumenti di protezione già disponibili per le VM. Qui si innesta la nostra proposta che si differenzia per l’integrazione nativa con Kubernetes per offrire protezione completa all’applicazione containerizzata come anche ai dati sottostanti”.

Con la possibilità inoltre di fare restore dei backup in una posizione alternativa a supporto delle scelte di migrazione.

Cohesity DataPlatform – Protezione e valorizzazione del dato

Abbiamo toccato due dei tre spunti iniziali. Siamo all’ultimo passaggio, la protezione SaaS. Cohesity ha introdotto il backup e il ripristino per Microsoft Office 365 già nel 2018, a partire da Exchange Online. De Benedetto: “Esatto e ora la protezione è estesa a OneDrive. La soluzione compelta offrirà backup e ripristino a tutto tondo con indicizzazione delle email, e dei file di Microsoft Office generati dalle applicazioni Office”.

E’ possibile già oggi il backup in parallelo di migliaia di caselle di posta Exchange e account OneDrive, il recupero con approccio incrementale, per soddisfare ogni Sla aziendale, e la soddisfazione dei requisiti di sicurezza e conformità sfruttando le informazioni disponibili su Azure AD per generare policy ad hoc. Con Cohesity sono disponibili anche funzionalità di ricerca e ripristino rapido e granulare delle info.

E’ una scelta strategica, conclude De Benedetto: “I moderni carichi di lavoro semplificano il modo in cui opera l’IT, ma affidarsi a prodotti di backup legacy o eseguire senza backup non deve essere molto costoso per l’azienda. Le aziende devono valutare la loro strategia di protezione dei dati per evitare la perdita di dati a causa di errori umani, malware o altre forme di corruzione, farlo in modo integrato è la scelta più opportuna”.

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