Il mercato Ict italiano cresce, anche in prospettiva. Le imprese del nostro Paese comprendono il ruolo del digitale e sembrano determinate a coglierne i vantaggi, puntando soprattutto sul ridisegno dei modelli di business e sulla valorizzazione dei dati. L’Italia è in linea con i trend europei e globali, ma la velocità del cambiamento è ancora poco uniforme e segnala discrepanze sia a livello territoriale che in relazione al volume di business, penalizzando le piccole imprese. 

Sono questi i principali trend che emergono nella seconda giornata di Smau dalla presentazione dell’Assintel Report 2020 che oltre agli scenari di mercato indica le priorità dei progetti di digitalizzazione delle aziende.

Contaminazione e cambio di mindset

Ad introdurre lo studio è Giorgio Rapari, alla sua ultima uscita pubblica. L’ormai ex Presidente di Assintel passa infatti il testimone dopo 15 anni e augura in bocca al lupo a Paola Generali, al suo fianco sul palco.
“Vogliamo che le aziende ci considerino un partner al loro servizio, come un binario per supportare l’alta velocità della tecnologia – dichiara Paola Generali, presidente di Assintel. Ci assumiamo un ruolo culturale, sociale ed economico verso il sistema delle imprese e della PA; pretendiamo che le aziende si trasformino, ma parlare solo di digital transformation oggi non ha più senso. Per favorire questo processo bisogna far toccare con mano alle imprese le potenzialità della tecnologia, in modo palpabile e pratico, come supporter di un cambio di mindset”.

Assintel Report 2020- Giorgio Rapari - Paola Generali
Smau – Assintel Report 2020 – Giorgio Rapari e Paola Generali, rispettivamente ex e neo presidente Assintel

“Cambia l’ecosistema, che bisogna costruire su misura e in prima persona – sottolinea Pierantonio Macola, presidente Smau; fondamentale è la contaminazione e l’implementazione di cellule staminali di processi nuovi e startup, da gestire non più solo in prossimità ma costruendo una nuova geografia globale. Notiamo in questo senso dall’esterno un’attenzione e una curiosità formidabile al sistema Italia (un esempio: Mercedes, che nel proprio piano innovativo, considera casa nostra l’Europa)”.

Gli acceleratori della crescita

L’Ict è in buona salute e registra 31,2 miliardi di euro nel 2019, in crescita del 2,3%. Il settore IT raddoppia la crescita sul 2018 e chiude a 24,2 miliardi di euro, con un incremento ancora più consistente (+3,8%); le previsioni al 2022 confermano il trend al 2,6%.
In particolare torna a crescere il mondo hardware (+6,2), sostenuto dal mercato dei client come strumenti sempre più coinvolti nei processi digitali. Il software prosegue la sua sana crescita (+5,7%); rallenta il mondo dei servizi (+1,4%) ma con una prospettiva sostanzialmente positiva. Persiste la flessione delle Telecomunicazioni (-2,7%).

A sostenere queste dinamiche, sono i nuovi acceleratori; costante la crescita del cloud (+24%) che inizia a ricavare un ruolo significativo. “Il cloud si afferma in modo ancora più netto e raggiunge molti indecisi perché oggi si comprende che la partecipazione alla digitalizzazione richiede nuovi protagonisti che supportino i processi. Il multicloud si popola di nuovi attori che gestiscono i rapporti di vendor e imprese e via via che cresce la dimensione dell’azienda, si moltiplica il numero medio di cloud service provider“, commenta Fabio Rizzotto, associate vice president & head of research and consulting di Idc Italia.

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Smau – Assintel Report 2020 – Fabio Rizzotto, associate vice president & head of research and consulting di Idc Italia

“La tecnologia va a morire se non c’è l’aspetto umano da mettere al pari della scelta tecnologica. Il multicloud e l’hybrid cloud sono la scelta per chi vuole tenere molti sistemi ancora in casa ma da orchestrare in un ambiente sempre più ampio”, commenta Piergiorgio De Campo, direttore generale e co-founder Noovle.

Cresce anche l’IoT (+24% a 15,6 miliardi di euro nel 2019) con le sue anime, l’intelligenza artificiale (+39,1%), le soluzioni di realtà aumentate e virtuale (+160,5%) e i dispositivi wearable (+116,2%). La spesa aziendale in servizi di public cloud aumenta del +26,1%; le soluzioni big data & analytics del +7,6%. 

“Il fattore che connota questo anno digitale è la collocazione crescente delle aziende in ambiti innovativi – spiega Rizzotto -. Il 40% delle imprese sta infatti ridisegnando il proprio modello di business, il 26% sta valorizzando e monetizzando i dati. Si fa strada la determinazione digital, ovvero le imprese stanno dando una maggiore spinta anche scalando innovazione e piattaforme, con una cultura nuova, per governare i talenti e le risorse umane, introdurre automazione e gestire i canali digitali”.

La dimensione incide

“Adeguare la tecnologia all’umanità – afferna Davide Suppia, country manager di DATA4 Italia che sottolinea come la vera esplosione del digitale arriverà dalla generazione dei digital native. “La tecnologia è il cuore pulsante delle aziende, a cui serve sicurezza e affidabilità; in Data4 abbiamo creato un ecosistema di operatori di Tlc e sposato Assintel perché riteniamo di poter aiutare soprattutto l’impresa dello Smb, dove bisogna evangelizzare e innovare.

“Permangono momenti di crisi ma i ritmi sono interessanti. La spesa cresce e lo spaccato più interessante vede maggiore ottimismo delle grandi imprese, con un’Italia divisa in due; una conferma che la solidità economica è sempre una spinta. Per contro, la metà delle piccole e micro aziende è a rischio esclusione”, conferma Rizzotto.

I dati dicono infatti che il 25% delle medie imprese e il 23% delle grandi imprese prevede di incrementare la spesa nei prossimi 12 mesi, mentre a ridurre gli investimenti sono soprattutto le micro e piccole imprese, rispettivamente per un 10 e 7%.

Rispetto ai territori, il sud mette l’accento un po’ più forte sull’ingresso in nuovi mercati e sullo sviluppo di nuovi servizi.

Industria, PA, sanità e istruzione sono i settori più reattivi, che intravedono una crescita a doppia cifra; al contrario nel commercio quasi il 18% delle imprese prevede una riduzione dei budget il prossimo anno.

I freni al cambiamento

La costante è che cambiare è difficile, ma serve una nuova cultura di change management. I costi e l’accesso ai finanziamenti rimangono una criticità per le aziende, ma sono ormai accettati in virtù della loro strategicità verso il digitale; cresce anche l’importanza attribuita alle competenze (dal 12 al 28%) come sfida cruciale. 

“Le nostre aziende hanno bisogno di guardare lontano e serve un modello per indirizzarle; in questo contesto bisogna distinguere formazione da apprendimento, perché non basta conoscere la tecnologia ma serve saper padroneggiare i modelli dentro cui quelle tecnologie devono agire”, commenta Nicola Spagnuolo, direttore di Cmft

Si fanno strada artificial intelligence e automation come cambio di passo significativo, ma stiamo capendo solo adesso come rapportarci con queste tecnologie e come gestire l’interazione con l’essere umano. Gli ostacoli qui sono in primo luogo il costo, segue la mancanza di competenze. 

“La tecnologia oggi è alla portata di tutti e le persone entrando in azienda la danno se l’aspettano e sono pronti al suo utilizzo; il rischio è che non ci sia abbastanza numero di persone skillate sui nuovi paradigmi tecnologici”, commenta Andrea Cadei, ambasciatore Gdpr360.

Assintel Report 2020
Smau – Assintel Report 2020

Anche nell’approccio sicurezza si registra un cambio di passo; non un’inversione ma una maggiore considerazione e sensibilità della sua strategicità (il 10% delle aziende vede la sicurezza in modo strategico). Tra i rischi percepiti, la perdita dei dati rimane la prima criticità (al 63%), segue il rischio che le proprietà intellettuale vadano fuori (25%), l’interruzione dell’operatività (17%) e il danno d’immagine (7%). Quest’ultimo dato – si sottolinea – è in contraddizione con le logiche di CX e customer engagement, come trasformazione profonda che mette la valutazione dei clienti al  centro, a cui porre attenzione, anche con logiche di riduzione dei costi.

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