Fino a poco tempo fa la parola Blockchain era quasi esclusivamente collegata al mondo delle criptovalute – tra cui i tanto chiacchierati Bitcoin – e dei servizi finanziari.

Nell’ultimo anno le applicazioni di questa nuova tecnologia si sono dimostrate essere ben più ampie rispetto al suo utilizzo originario di piattaforma di scambio di valute digitali: le potenzialità della Distributed Ledger Technology possono infatti essere applicate a diversi settori, dal Retail ai Trasporti, dall’Industria alla Sanità. Fino ad arrivare al settore del Food, che potrebbe essere rivoluzionato grazie alla capacità della Blockchain di rendere trasparenti e tracciabili i prodotti agroalimentari e la loro filiera, dagli agricoltori fino allo scaffale del supermercato, con indubbi vantaggi per produttori e consumatori.

Una delle problematiche che da sempre affligge il comparto Food è, infatti, quello delle frodi e contraffazioni alimentari che, secondo le stime del GFSI (Global Food Safety Initiative), costano al settore tra i 30 e i 40 miliardi di dollari annui. Olio di semi spacciato per extravergine, gelati prodotti con ingredienti scaduti, carne imbottita di ormoni e falsi prodotti Made In Italy – come il famoso finto parmigiano italiano “Parmesan” venduto negli Usa. Questi sono solo alcuni degli ormai moltissimi esempi di prodotti che vengono “tagliati” con materie prime di bassa qualità o addirittura tossiche o provenienti non dal nostro Bel Paese ma da India, Cina o Turchia.

Quello della tracciabilità agroalimentare è dunque un grosso problema e una sfida non indifferente per gli operatori del settore Food.
La Blockchain sembra finalmente poter dare una soluzione, essendo in grado di garantire in totale trasparenza la tracciabilità della catena di produzione e trasformazione dei prodotti agroalimentari in tutte le sue fasi: dalla coltivazione delle materie prime, alla trasformazione in prodotto finito, fino al confezionamento, alla distribuzione e alla vendita dei prodotti, certificandone così la qualità, la provenienza e la filiera.

Proliferano le startup del settore FoodTech

All’estero sono già numerose le startup del settore FoodTech che offrono applicazioni Blockchain – l’americana ripe.io, l’inglese Provenance, la svizzera Ambrosus, solo per citarne alcune – e diversi i progetti pilota avviati da aziende del comparto: ad esempio, alla fine del 2016 il colosso americano Walmart è stato uno tra i pionieri nell’utilizzo della Blockchain per la sicurezza alimentare, avviando una sperimentazione con Ibm per tracciare le spedizioni di carne di maiale sul mercato cinese. Inoltre, a luglio 2017 negli Stati Uniti è stata formalizzata una partnership tra Ibm e un consorzio di aziende che include 10 big dell’industria alimentare tra cui Walmart, Nestlé e Unilever che stanno lavorando per implementare la tecnologia blockchain nella loro supply chain. Pochi giorni fa Carrefour ha annunciato che nel suo Piano strategico al 2022 ci sarà l’utilizzo, a partire da quest’anno, della tecnologia Blockchain per migliorare la tracciabilità dei loro prodotti.

Ibm e un consorzio di big dell’industria alimentare al lavoro sulal tecnologia blockchain nella supply chain
Ibm e un consorzio di big dell’industria alimentare al lavoro sullatecnologia blockchain nella supply chain

Perfino i Governi nazionali di alcuni paesi stanno sperimentando la Blockchain in campo agroalimentare: in Giappone, il Ministero dell’agricoltura ha avviato un progetto di tracciabilità della carne di selvaggina per garantire standard qualitativi e sanitari ai consumatori, mentre Hong Kong finanzierà un progetto a livello nazionale per combattere le frodi alimentari nel Paese, sviluppato dall’azienda tecnologica UBI e The Hong Kong Polytechnic University.

E in Italia?

Nel nostro Paese i produttori del settore alimentare stanno – per ora – alla finestra e guardano con molto interesse le potenzialità della tecnologia Blockchain. Nel frattempo, l’ecosistema dell’innovazione a supporto della “Blockchain of Food” sta cominciando a delinearsi anche nel nostro Paese: sono nati incubatori e acceleratori dedicati al FoodTech – come lo Startupbootcamp FoodTech di Roma e il programma Food Accelerator di H-Farm – e sono comparse sul mercato le prime applicazioni di tracciabilità dei prodotti agroalimentari basate su Blockchain sviluppate da alcune startup italiane come EZ Lab, start up padovana che è stata anche fra le realtà italiane protagoniste del CES 2018, e Foodchain, realtà innovativa del comasco. 

Tutti gli attori sono ai nastri partenza… siamo pronti per la nuova era della Internet of Food?

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