Il contesto in cui le aziende di moda operano oggi è piuttosto complesso: la competizione internazionale non è mai stata così viva, il contenimento dei costi è spesso un obiettivo difficile da raggiungere e i consumatori sono diventati molto esigenti ed informati, anche per effetto della diffusione di Internet.
A rendere il contesto ulteriormente sfidante, vi sono poi alcune tematiche che stanno acquistando sempre più importanza nel settore moda: la necessità di trasparenza, la lotta alla contraffazione e il tema, ormai cruciale, della sostenibilità ambientale e sociale.
Tutti questi fattori costringono le case di moda a riflettere sui propri modelli di business, soprattutto perché, nel caso spiacevole in cui si trovassero ad essere protagoniste di scandali, la loro reputazione verrebbe irrimediabilmente danneggiata.

Blockchain come risposta

È a questo punto che entra in gioco la Blockchain. Di recente sono nate, e tutt’ora continuano a nascere, numerose startup basate su questa tecnologia che mirano a fornire soluzioni per far fronte a queste criticità.
Data la fama di Blockchain in ambito finanziario, non è strano il fatto che siano nate startup, come OmiseGO e Request, che forniscono sistemi di pagamento basati su Blockchain caratterizzati da trasferimenti immediati e costi di commissione bassi o addirittura assenti. L’idea è che Blockchain consentirà ai brand di rendere l’acquisto online più facile ed accessibile ai clienti, garantendo loro anche un maggiore controllo sulle transazioni. Tra i partner di OmiseGO vi sono Pomelo fashion, un online fashion store e Carnival, un retailer di sneaker.
Sono invece una novità le aziende che offrono soluzioni di marketplace basate su Blockchain per la vendita peer-to-peer di fashion goods. Queste sono rilevanti per il mercato dell’usato e del vintage, oggi molto popolare. Piattaforme come OpenBazaar e JLink permettono a chiunque volesse vendere merce di mettersi direttamente in contatto con i potenziali compratori.

Blockchain applicabili alla supply chain

Vi sono poi numerose piattaforme Blockchain applicabili alla supply chain. L’azienda cinese VeChain, ad esempio, consente una completa tracciabilità dei prodotti, dall’approvvigionamento presso i fornitori al confezionamento finale. VeChain permette infatti di assegnare a ciascun articolo un ID univoco, che, associato ad un chip NFC o ad un QR code, può dare una traccia digitale dell’articolo stesso. Questo permette al cliente di essere certo sull’autenticità del prodotto acquistato. L’obiettivo di VeChain è proprio quello di offrire soluzioni che possano risolvere il problema della contraffazione per le aziende di moda.
Il caso più conosciuto è quello del brand Babyghost, che ha collaborato con VeChain per la realizzazione di una limitata gamma di prodotti tracciabili.

Verifica autenticità dei capi Babyghost impiegando la applicazione VeChain
Verifica autenticità dei capi Babyghost impiegando la applicazione VeChain

Waltonchain risponde alle stesse esigenze di anticontraffazione: questa azienda ha iniziato una collaborazione con il Dongdaemun Fashion Town, il più grande distretto dello shopping della Corea del Sud, per l’implementazione di soluzioni che combinano Blockchain e la tecnologia RFID.
Anche Bonafi (precedentemente conosciuta come Group Project) utilizza Blockchain, ma la differenza sta nel ricorso ad un Crypto-Tag brevettato, che, una volta scansionato da un dispositivo mobile abilitato NFC, autentica il prodotto.
Provenance, invece, fornisce soluzioni Blockchain che permettono di tracciare le materie prime che compongono un prodotto in ogni fase del processo produttivo. L’azienda ha collaborato con la designer londinese Martine Jarlgaard per creare il primo indumento tracciabile con Blockchain. I consumatori possono venire a conoscenza dell’intero viaggio dell’articolo acquistato scansionandone l’etichetta: in questo modo, potranno verificare che i materiali ed i processi siano conformi agli standard di sostenibilità.

Applicazione di Provenance che consente la tracciabilità dei materiali dei capi di Martine Jarlgaard
Applicazione di Provenance che consente la tracciabilità dei materiali dei capi di Martine Jarlgaard

Diverso è il caso di Lukso e Faizod, che mirano anche alla ottimizzazione della catena di fornitura delle fashion companies.
In particolare, Faizod ha creato Global Supply Blockchain, che realizza tramite Blockchain una catena di fornitura globale, garantendo al contempo assoluta trasparenza. Questa soluzione è anche anticontraffazione, perché i fake products, in quanto tali, non possono essere registrati sulla Global Supply Chain. Inoltre, gli imitatori, non avendo accesso alla catena di fornitura globale, avranno più difficoltà nella vendita.
Lukso, una piattaforma open basata su Ethereum Virtual Machine (EVM), si presenta invece come uno strumento ideato appositamente per il settore moda per la creazione di svariate applicazioni Blockchain.
Infine, vi è Fashion Coin, che mira ad un ecosistema peer-to-peer che pone il consumatore al centro della supply chain. Egli può essere coinvolto direttamente nella supply chain, può comunicare con tutti gli attori e viene incentivato tramite un token appositamente creato.

Uno sguardo al futuro

Appare chiaro che la Blockchain può offrire un valido aiuto ai player operanti in questo settore, anche se ci sono alcuni aspetti sui quali bisogna ancora fare passi in avanti. L’adeguamento normativo, la creazione di standard e piattaforme open source sono alcuni di questi. In più, senza dubbio il settore moda dovrebbe esplorare altre opportunità.
Esistono infatti delle piattaforme Blockchain di marketplace, come Datum, che permettono agli utenti che lo desiderassero di vendere i propri dati personali, in totale sicurezza e rispetto della privacy, in cambio di token.
Se si affidassero a queste piattaforme, le aziende di moda otterrebbero preziose informazioni sulle preferenze dei consumatori per elaborare le strategie future, evitando il ricorso a figure come i trend hunter.

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