Il cloud è individuato dalle aziende come architettura IT irrinunciabile per i prossimi cinque anni ed alla base dell’evoluzione digitale di ogni tipo di organizzazione. La possibilità di abbattere i silos informativi – di una lettura dei dati contestualizzata (per valorizzarli e farli diventare informazioni consumabili) – porta Cio e i Cfo a puntare su questo digital enabler cui spetta la priorità assoluta, quando si parla di investimenti IT.
Assieme al cloud, le aziende puntano inoltre sulle infrastrutture per la connettività senza fili, sullintelligenza artificiale e sui sistemi di apprendimento automatico. L’adozione di AI e machine learning tuttavia si rivela decisamente più complessa. Si tratta, in questo caso, di abilitatori digitali senza dubbio al centro dell’interesse, e di indiscusse aree di investimento, ma non con la stessa urgenza prevista per il cloud computing. 
Lo dice la ricerca Idc Future of Operations che evidenzia inoltre come molte aziende debbano ancora “iniziare” a portare dati e workload in cloud, tanto che oggi solo meno del 20% delle organizzazioni, a livello globale, ha inserito già almeno la metà dei propri dati operativi in cloud.

Leif Eriksen, vice president, Idc
Leif Eriksen, vice president, Idc

Leif Eriksen, vice president della ricerca: “Dove solo fino a pochi anni fa il cloud rappresentava un punto di resistenza, ora chiama invece le aziende ad accelerare le strategie di progetto per rendere operativi i dati in cloud. Proprio su questo punto ogni tipo di organizzazione sarà chiamata a sviluppare una strategia sua propria in grado di soddisfare nello specifico le esigenze di business”. Si tratta quindi di innescare le dinamiche più opportune per la trasformazione di Industria 4.0 così da assicurare che i dati e i sistemi siano disponibili per supportare un processo decisionale resiliente.

La maturità, da questo punto di vista, non è da misurare in relazione alla disponibilità tecnologica. Certo per beneficiare effettivamente di uno scenario multicloud trasparente (quando si muovono non solo dati, ma anche le applicazioni) sono da compiere ancora diversi passi in avanti, ma è il livello di maturità delle singole aziende, sul tema, a fare ancora la differenza. Sulla loro capacità di puntare su un “sistema di servizi” fondamentali e chiave per quanto riguarda elaborazione/dati/app si gioca infatti la competizione nei prossimi anni.

E proprio da questo punto di vista è evidente come le aziende siano di fatto all’inizio del loro percorso, anche se gli analisti evidenziano, proprio in questa fase, un cambio di passo legato alle diverse sensibilità “digital first”.

Il digitale è oggi un riferimento assoluto, ma ancora solo in potenza; i benefici effettivi dipendono dai progetti concretamente messi a terra. In questo contesto, da una spesa valutata intorno ai 100 miliardi di dollari nel corso del 2020, a quella attesa intorno ai 300 miliardi entro il 2025 (fonte: Idc Worldwide Foundational Cloud Services Forecast 2021-2025), saranno proprio i Foundational Cloud Services a rendere possibile l’approdo ad un modello digital first.

Il digitale quindi è un elemento permanente nello sviluppo di impresa, ma anche dinamico, che consente alle aziende di attivare nuovi servizi, in modo veloce ed intelligente, a patto che le risorse IT non sfruttino semplicemente “anche il cloud”, ma di fatto si basino sul cloud.

Per Idc, i Foundational Cloud Services (Fcs) contengono elementi IaaS, PaaS e System Infrastructure-as-a-Service (SISaaS), ambiti in cui i principali 8 public service provider (Aws, Microsoft, Google, Alibaba, Ibm, Tencent, Huawei e Oracle) cubano circa il 60% di market share complessivo.

Scomponendo ulteriormente i Fsc in tre macro aree – elaborazione, dati, framework delle app – Idc classifica i servizi di elaborazione in risorse x86 virtualizzate, elaborazione bare metal, archiviazione a blocchi e applicazioni per il software defined computing; i data services in data management systems, file e object storage ed event stream processing software. Fanno parte invece dei servizi framework per le app, i software di integrazione, l’AI lifecycle software e le Deployment-Centric Application platform.
Infine, a valle, Idc colloca i servizi a basso costo (spesso gratuiti) necessari per accedere a quelli a valore ed in grado di facilitare l’adozione, la connessione, il deployment e l’update di questi ultimi. Parliamo per esempio di quelli per il load balancing, dei marketplace e delle soluzioni software open source. Ecco, questo portafoglio di soluzioni ha fatto registrare nel complesso più della metà dei ricavi cloud nel 2020; saranno i due terzi da qui al 2025. 

La scelta del partner in cloud 

Le aziende sceglieranno il proprio “partner Fcs” in modo diverso, non sempre preferendo, per esempio, la via più semplice di un unico partner; questo nel solco dell’idea per cui, in cloud, è impossibile essere best of breed in modo trasversale. Sarà invece importante che le aziende diano priorità all’effettiva estensione dei portafogli Fcs dei fornitori nelle aree relative alle opzioni di implementazione dei servizi estesi, come edge, networking e core, e dei servizi di governance automatizzati. In un mercato caratterizzato da cicli frequenti di innovazione in cui anche i fornitori Fcs devono dimostrare continuamente di essere disposti a investire nell’innovazione ad alto livello non è semplicissimo scegliere.

La standardizzazione dell’offerta, certo, rappresenta un buon criterio per accelerare le possibilità di sperimentazione e testing, così come la disponibilità di più opzioni di implementazione (cloud ibrido, etc.) e l’effettiva portabilità delle applicazioni.
Allo stesso tempo però il consumo dell’infrastruttura IT basato sui servizi deve consentire agli utenti finali di ridurre la spesa in conto capitale, ottimizzare le spese operative e concentrare gli sforzi del personale IT sul raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Nel corso del 2020, per la prima volta, la spesa per le infrastrutture cloud, secondo Synergy Group, ha superato quella per i data center on-premise (130 miliardi vs. 89 miliardi). E’ evidente come lo sviluppo delle soluzioni di automazione, si rivelerà fondamentale per consentire al cloud di continuare ad essere, oltre che vantaggioso per il business, anche “conveniente”.

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