Al 10° Forum Nazionale dei Giovani Imprenditori di Confcommercio, tenutosi a Roma lo scorso 7 novembre, è stata presentata la ricerca annuale del Digital Transformation Institute sugli impatti, le opportunità e la percezione da parte dei giovani imprenditori italiani rispetto alle opportunità offerte dal digitale e le sue sfide.

La ricerca, che ha coinvolto un centinaio di persone tra esperti, ricercatori, imprenditori e docenti universitari, ha messo in evidenza il ruolo strategico della digital transformation come strumento attivatore dei processi di crescita delle imprese italiane.

Tra gli ambiti di impatto della trasformazione digitale sulle PMI sono emersi: concorrenza e mercato, infrastrutture, internalizzazione, modelli di business, organizzazione e processi, accesso al credito e sistemi di pagamento, normativa, politiche del lavoro e welfare, sostenibilità.

Sulla valutazione del livello di percezione del grado di digitalizzazione aziendale è risultato che il 59,4% delle imprese si è ritenuta “abbastanza” tecnologica, ma solo il 17,9% crede di aver raggiunto un livello molto alto di innovazione digitale.

Una buona percezione del proprio livello di digitalizzazione è stata rilevata nelle imprese del Nord-ovest e del Sud e Isole, ma è il Nord-est a ritenersi molto tecnologico (20,9%).

Guardando ai settori di appartenenza, quello turistico ha espresso una percezione più bassa del proprio livello di implementazione delle tecnologie digitali (44,4%). Anche in generale, però, quasi la metà delle imprese intervistate (47%) non ha mai sentito parlare di criptovalute (come i bitcoin) o di modelli FaaS (Factory as a Service). Ben il 41% non conosce il termine big data e quasi un terzo non sa cosa sia il cloud computing.

Pochi investimenti in digitale da parte delle PMI, a prescindere dalla posizione geografica. Il 39,4% delle imprese ha dichiarato di aver effettuato investimenti in tecnologie digitali per meno di 5mila euro e il 28% ammette di non averne fatti per nulla. Le imprese che hanno investito in tecnologia negli ultimi 5 anni lo hanno fatto prevalentemente (87,7%) al fine di adeguare le infrastrutture materiali o immateriali; poco più della metà ha tentato di utilizzare tali investimenti per migliorare le politiche del lavoro e il welfare aziendale, ad esempio attraverso soluzioni di smart working (52%) e per sviluppare nuovi modelli di business (51,7%).

Investire in Digitale conviene – Laddove si è investito, le imprese hanno notato un miglioramento significativo nei ricavi (62,2%). Il miglioramento nel 12% dei casi è compreso tra il 25-40% dei ricavi e nel 20% dei casi è compreso tra il 10-25% dei ricavi. Oltre il 15% delle aziende intervistate si è detto non in grado di valutare se l’IT abbia portato miglioramenti sul fronte dei ricavi, e (solo) il 21% sostiene di non aver registrato incrementi nei ricavi.

Tra gli interventi pubblici auspicabili da parte delle istituzioni sono stati individuati: semplificazione della normativa esistente e miglioramento della burocrazia (64,1%); maggior investimento nell’infrastruttura di rete a banda larga (52,2%); promozione della cultura d’impresa e della legalità, finanziamenti o sgravi fiscali per gli investimenti in infrastrutture digitali e per i progetti orientati all’innovazione (quasi 50%); maggiori incentivi per le attività di formazione (42,4%).

Gli investimenti in infrastrutture digitali considerati più significativi dalle imprese per avviare un processo di digital transformation sono risultati: per il 55,6%, quelli in sicurezza e privacy; per il 45,4%, quelli in comunicazione e promozione; per il 37,1% quelli dedicati ai processi di vendita.

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