In un mondo in cui isole di plastica galleggiano negli oceani, è il momento di ripensare modelli di produzione, distribuzione e consumo in accordo con principi di maggiore sostenibilità.

Lo stile di vita odierno, in particolare per quanto riguarda le economie avanzate, comprende infatti nuove modalità di consumo, come il commercio elettronico o il consumo di cibi pronti, che purtroppo incentiva una crescita nella produzione di rifiuti, a partire dai materiali d’imballaggio. Secondo dati di Circle Economy, esiste infatti un “Circularity Gap” legato al fatto che i processi produttivi sono già circolari solo nel 9% delle aziende, con la creazione di numerose esternalità negative, tra cui proprio la produzione di rifiuti.

The Circularity Gap Report, Circle Economy
The Circularity Gap Report, Circle Economy

La risposta di EURepack, il consorzio italiano di aziende che promuovono l’imballaggio riutilizzabile, è il progetto “R1-Reuse”, una rete europea creata per accreditare in misura maggiore il tema del riuso a livello di istituzioni comunitarie e di opinione pubblica, come modello sostenibile per definizione.

Carlo Milanoli, Presidente EURepack
Carlo Milanoli, Presidente EURepack

“In una società in gran parte basata sull’obsolescenza programmata delle merci il nostro consorzio vuole sottolineare come esistano dei modelli di business basati sui sistemi di imballaggio riutilizzabili che propongono un’alternativa reale ed efficace al problema ecologico” ha affermato Carlo Milanoli, presidente di EURepack, durante il convegno di presentazione organizzato da EURepack.

Il valore nei numeri

Secondo uno studio sul riutilizzo degli imballaggi commissionato da CONAI al Politecnico di Milano, in Italia sono già presenti 38 diverse versioni del riutilizzo, che riguardano principalmente in misura percentuale plastica (37%), acciaio (24%), legno (18%) e alluminio (11%). Inoltre, la valutazione tramite LCA (Life Cyle Assessment) ha dimostrato come l’impatto ambientale legato al processo di rigenerazione sia generalmente modesto, se paragonato al ciclo di produzione dell’imballaggio stesso. Questo impatto, inoltre è particolarmente direttamente legato alla distanza tra centro di smaltimento e impianto di rigenerazione.

La situazione normativa

Attualmente, sia a livello di Unione Europea, sia di Parlamento Europeo, sono in fase di valutazione policy sull’economia circolare, per distinguere il rifiuto adatto al riciclo da ciò che invece può e deve essere riutilizzato, promuovendo la pratica del riuso anche con norme e incentivi. Per adesso, a livello nazionale l’auspicio è che presto il tema del riuso possa essere normato in parallelo sia a livello sia nazionale sia europeo, per avere la garanzia di certezze operative condivise.

L’innovazione sostenibile grazie al riuso

In attesa delle istituzioni, il mercato si è già mosso verso progetti d’innovazione legati al riutilizzo dei contenitori per imballaggio, anche Made in Italy. Ad esempio, la bresciana Michelangelo Metal Box ha introdotto e brevettato un contenitore in alluminio riutilizzabile per pizza da asporto, che oltre a poter essere riutilizzato fino a 10 volte, mantiene inalterato sapore e temperatura. L’obiettivo è anche quello di ridurre lo spreco di ben 2 milioni di cartoni al giorno, legato agli 1,6 miliardi di pizza da asporto ordinate in un anno.

Mentre la Fellini Patrizio, partendo dall’esigenza di confezionamento delle zucche, ha ideato Fellybag, una borsa elastica, robusta e riciclabile il cui riuso, potenzialmente illimitato, è in esame presso il Ministero dell’Ambiente e Federdistribuzione come soluzione all’ormai annoso problema di borse e sacchetti usa e getta.

Mentre proprio per gli acquisti online arriva dalla Finlandia la soluzione di RePack, con un sistema di imballaggi riutilizzabili con materiali riciclati. Le aziende aderenti possono addebitare una cauzione sul packaging, la quale viene restituita al cliente una volta che l’imballaggio viene rispedito al mittente dopo la consegna a casa della merce. Inoltre, le buste di RePack possono essere riusate fino a 20 volte.

Chiudere il Circularity Gap

Colmare il Circularity Gap richiede però anche l’intervento di tutta la società nel suo complesso, e un’azione combinata a livello di nazioni, città, aziende, supply chain, ma anche di singoli individui. Per questo iniziative come R1 Reuse sono importanti per aumentare il livello di conoscenza sul riutilizzo e l’economia circolare.

In fin dei conti, grazie all’innovazione è possibile ottenere risultati equivalenti, o addirittura migliori, con minore spreco di risorse.

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