Settimana intensa sui temi della sicurezza. Sarà che il Cybertech Europe a Roma è stato momento di incontro e di analisi di un fenomeno che vale una economia. Sarà che quando profili internazionali vengono ad animare keynote in Italia, trovo che si respiri a pieni polmoni, che si esca un po’ dalla “provincialità” a cui si è abituati. L’Italia non è certo Barcellona che ospita ogni anno eventi importanti per il mondo digital (da Canalys della prossima settimana, all’IoT Solutions World Congress di metà ottobre, al Mobile World Congress di febbraio, per citarne alcuni) ma non è neanche solo Cernobbio, dove le elite di aziende si incontrano per parlare di economia. Le aziende italiane, tutte, quelle medio e piccole devono alzare l’attenzione su nuovi scenari tecnologici e quello della sicurezza è sicuramente un tema/problema trasversale, non ha età, nessuna scusa.

Si va sempre meno a fiere (occhio a chiamarle così, meglio incontri, tavole rotonde, seminari, sostengono gli organizzatori) perché nell’era digital le persone si incontrano in altri modi (ben vengano le skype call) ma noi continuiamo a pensare che dallo scambio di idee e di pensieri, dalle strette di mano, dai contenuti commentati a voce, passino molte delle “nostre” decisioni, personali e aziendali. Perché gli incontri rimangono momenti forti di ispirazione. Di percezione del feeling, della grinta di un settore.

Certo, si può obiettare: non serve andare a Roma per sapere che nel 2017 ci sono stati 1.127 attacchi alla sicurezza gravi, prevalentemente rivolti verso target economici e statali che hanno generato una spesa totale in investimenti in sicurezza informatica superiore ai 100 miliardi di dollari. O che la previsione di crescita media annua della spesa in sicurezza sarà tra il 10 e il 13% per i prossimi cinque anni, a seconda del settore. O per sentire i singoli keynote di Alessandro Profumo, Eugene Kaspersky o Eva Chen…. Certo, non le singole voci, ma per percepire la coralità del messaggio sì, serve. Coralità da profili diversi (istituzionali, enti di ricerca, esperti) concordi sulla necessità di cooperare a livello locale, europeo e mondiale per frenare minacce che costano alla comunità ogni anno come “quattro navicelle spaziali”, un’assurdità.

A Cybertech Europe 2018 tutti concordi, a parole, per fare squadra attorno alle nuove tecnologie di machine learning e intelligenza artificiale a supporto della cybersecurity. Tutto d’accordo con il Cyber Moonshot”, la chiamata collettiva all’azione e alla cooperazione per risolvere le sfide della sicurezza lanciata da Gus Hunt, già Cto della CIA e oggi Cyber Strategist di Accenture Federal Services. Ma serve che scendano in campo tutte le squadre, ma soprattutto le grandi di Internet (Google, Amazon e Apple) ad oggi assenti dalla European CyberTech Accord siglata ad aprile da 34 aziende. Serve che cambino idea.
Dopo tutto lo si può fare. Come dimostra l’adesione da parte dell’Italia, per il rotto della cuffia a cinque mesi dal varo, all’European Blockchain Alliance che mette a fattore comune ricerca, best practice, normative, cervelli per studiare e promuovere la blockchain. Anche in questo caso è partita la call del Mise per 30 esperti italiani che fa il paio con quella per gli esperti di AI. Fare squadra si può.

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