Fatico sempre a capire il trasporto per il Black Friday, ma quando leggo i dati del venduto del Venerdì Nero che dà il via alle vendite natalizie (per gli americani ma oramai in un contagio globale) evinco che mi sbaglio. Così come fatico a capire il trasporto per il Double 11, chiamato anche  11-11 o Singles’ Day ( il “black friday cinese“), che l’11 novembre scorso ha fatto registrare al gigante Alibaba, in sole 24 ore, 31 miliardi di dollari di fatturato (con una piattaforma di e-commerce che conta 180.000 brand venduti in 197 paesi).

Mi limito a guardare Amazon, che essendo il più grande store online al mondo è forse il principale responsabile di questa “americanata” arrivata anche da noi. Non si sanno ancora i dati ufficiali del Black Friday 2018 di Amazon, ma se guardo agli anni passati il marketplace di Jeff Bezos vendeva in Italia nel 2015 circa 600.000 prodotti in un giorno, nel 2016 più di un milione (1.100.000), nel 2017 quasi 2.000.000, grazie a una media di 24 acquisti al secondo.

Alle ore 21 di venerdì 23 novembre, il conto ufficiale dava 170.000 prodotti ordinati su Amazon.it nella categoria mobile, tra accessori e cellulari, oltre 120.000 prodotti per la cucina, come aspirapolveri e altri elettrodomestici, Echo Dot (altoparlante intelligente con Alexa integrato) come prodotto più venduto… senza scendere nel dettaglio dei giochi per bambini (popolarissimi). Già questi numeri fanno pensare.
Domani Amazon renderà noti i dati ufficiali delle vendite del weekend, compresi anche quelli del Black Monday, perché ormai la viralità del Black Friday scivola su più giorni, su intere Black Week commerciali che piacciono ai consumatori e fanno andare il business a gonfe vele. Eppure…

Eppure, nelle scorse settimane, in una riunione interna nel quartiere generale di Amazon a Seattle (come riporta la Cnbc), Jeff Bezos ha fatto una dichiarazione sorprendente sul futuro dell’azienda, non dissimile a quella di qualsiasi Ceo che non si ferma alla propria luce riflessa: “Amazon non è troppo grande per fallire”.

Precisando: “Amazon un giorno fallirà, andrà in bancarotta. Se si guarda alle grandi aziende la durata della loro vita tende ad essere più di 30 anni, ma non più di 100”. Unico modo per posticipare questo momento sarà non chiudersi su sé stessi  (“sarebbe l’inizio della fine”) ma essere “ossessionati dai clienti”.

Mettersi in discussione sui clienti è ormai ossessione comune per aziende piccole e grandi, tema presente in ogni convention che si rispetti (come nell’ultima Dell Technologies Forum), dove i vendor vestono la tecnologia con intenti di responsabilità sociale, attenzione all’ambiente, ai talenti e ai dipendenti. Un tema scottante che Bezos (tra gli uomini più ricchi al mondo) deve affrontare con i dipendenti che scioperano proprio nei giorni del Black Friday nelle sedi europee, tra UK e Germania, per paga e orari più equi.

A Milano contro la logica consumistica del Black Friday è scesa in campo Greenpeace che ha confezionato un enorme pacco regalo fatto da rifiuti in plastica, esponendolo in corso Vittorio Emanuele, nella via centrale dello shopping per bene. Un pacco con un biglietto – “Il Pianeta non è usa e getta” – spingendo a riflettere non solo sul riciclo e sul riuso delle plastiche ma sulla riduzione stessa della produzione di oggetti usa e getta. E ha lanciato per gli stessi giorni della Black Week, il festival mondiale Make Something Week dal 23 novembre al 2 dicembre, organizzando 300 eventi in 40 paesi al mondo con il supporto di diverse realtà imprenditoriali (35 iniziative in Italia tra Roma, Milano, Torino e Napoli) proponendo laboratori per ridare vita a prodotti inutilizzati.
Come dire, non c’è solo il cliente su cui essere attenti.

Milano, pacco dono di rifiuti di Greenpeace contro Black Friday
Milano, pacco dono di rifiuti di Greenpeace, contro Black Friday, in corso Vittorio Emanuele
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