Non solo la volontà e l’etica guidano le scelte di inclusione delle aziende. Oggi, sono i numeri. Quelli di uno studio (reso noto nel corso del Diversity Brand Summit a Milano) che conferma quanto l’inclusione acceleri la crescita. Traduciamo: le aziende più inclusive, che investono sulla diversity e sulla inclusione (D&I), hanno un ritorno sull’investimento superiore al 20%. Un ritorno di business.

“Confrontando due aziende ipotetiche, simili tra loro, una che investe sulla D&I e una percepita come non inclusiva, utilizzando dei parametri internazionali, il gap di crescita dei ricavi delle due aziende può superare il 20% (era il 16,7% nel 2018), naturalmente a favore dell’azienda più inclusiva – spiega Sandro Castaldo, professore ordinario dell’Università Bocconi presentando i risultati del Diversity Brand Index, stimato su un panel di 1.035 persone e 453 brand -. Un brand che investe in D&I in una prospettiva marketing oriented può quindi ottenere una crescita dei ricavi nettamente maggiore rispetto a un brand percepito come non inclusivo”. Dove per diversity & inclusione si considerano genere, etnia, disabilità, religione o credo, età, orientamento sessuale e status socio economico.

Tra i vertical percepiti più inclusivi il retail 18% (con Amazon, Ikea, Zara…) seguito dal mondo dei consumer services 16% (Airbnb, Adecco, American Express…), dal food 14% (Barilla, Coca-Cola, Ferrero, Nestlé..), dall’ information technology 10% (Facebook, Google, Microsoft, Netflix, Whatsapp), dal consumer electronic 8% (Apple e Samsung) e dalle Tlc 4% (Tim e Vodafone).

I Brand percepiti come più inclusivi - Fonte: Diversity Brand index
I Brand percepiti come più inclusivi – Fonte: Diversity Brand index

In questi mesi il tema della customer experience e della riconoscibilità del brand è ricorrente per i vendor di tecnologia, che offrono applicazioni e piattaforme per aziende clienti per alzare la riconoscibilità del brand sul consumatore finale. E il tema della customer experience è sempre più centrale nei piani di sviluppo delle aziende utenti, che abbracciano l’impegno sulla D&I perché orienta positivamente le scelte dei clienti e alimenta il funnel “reputation, trust, loyalty e Nps (net promoter score)”. “I consumatori percepiscono che la responsabilità sociale di un brand non è solo legata all’attenzione all’ambiente ma anche al suo impegno per creare una società più inclusiva – continua Castaldo -.  Aumenta il passaparola per i brand percepiti come più inclusivi, diminuisce invece il Nps per i marchi che non veicolano una cultura inclusiva. Il mercato premia i brand attivi sull’inclusione che incontrano una quota di detrattori prossimi allo 0%”. Ne escono bene due brand di IT e Tlc negli Award 2019.

Google si aggiundica il Diversity Brand Award 2019 per aver compreso che un marchio del suo calibro ha una responsabilità cruciale nella crescita culturale del Paese sulla D&I, “per avere lavorato in maniera innovativa, multicanale e multidisciplinare sulla D&I con spunti, strumenti, competenze per abbattere barriere, utilizzando anche toni leggeri e ironici”.

Vodafone premiata con il Diversity Brand Award Digital 2019 per l’assistente digitale Tobi (che aveva già destato l’interesse di Inno3 al lancio), che grazie a AI e IoT definisce una nuova modalità di interazione tra brand e consumatori, annullando le frustrazioni derivanti da problemi di vista, udito, tempi lavorativi e disabilità.
La centralità dell’uomo nel come utilizzare le nuove tecnologie e l’inclusione come scelta di vita, aziendale e non, sono finalmente prioritarie (speriamo anche nei neonati Memorandum d’Intenti che riguardano sviluppi economici tra popoli e culture diverse).

I top 20 Brand - Fonte: Diversity Brand index
I top 20 Brand – Fonte: Diversity Brand index
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