In un contesto economico nazionale sempre  più debole e sempre più competitivo in ambito internazionale,  l’innovazione costituisce una carta vincente, che l’Italia non riesce ancora a giocare. Tra le novità del nuovo anno vi è stata infatti l’introduzione della fatturazione elettronica che, invece di essere accolta positivamente (i vantaggi sono notevoli, noi ne abbiamo parlato qui), continua a provocare accese discussioni tra i professionisti.

Un primo tema sarebbe infatti legato alle cosiddette “personalizzazioni” che le Pubbliche Amministrazioni richiedono ai propri fornitori. Per fare un esempio, a volte viene richiesto di allegare un file fattura in Pdf, altre di inserire dati aggiuntivi, altre ancora di inviare addirittura una copia cartacea: pare che nel nostro Paese vi sia una eccezionale diffidenza nei confronti della conservazione dei dati digitali, eppure presto (quanto meno per ragioni ambientali) non avremo più la possibilità di fare diversamente.

Lo scetticismo sulla fattura elettronica è inoltre alimentato dalle truffe all’italiana. Per esempio sono ormai tristemente note storie quotidiane di consumatori ai quali vengono offerti sconti vantaggiosi se non richiedono la fattura elettronica.

Come già ricordato in precedenza, l’Italia ha adottato la fatturazione elettronica diversi anni dopo rispetto alle altre nazioni europee (in Austria e in Portogallo la fattura digitale è stata introdotta tra il 2012 e il 2014), eppure – allo stato attuale – non è stata in grado di adottare delle misure correttive che, per quanto semplici, avrebbero evitato sterili polemiche.

E’ il caso, per esempio, di chi lamenta costi economici ed organizzativi eccessivi. Come noto, infatti, i maggiori problemi riscontrati sono dovuti alla lentezza dei software privati di gestione della fatturazione, a carico del contribuente, nei confronti del sistema fornito dall’Agenzia delle Entrate.

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Infine, ma non meno importante, pare opportuno ricordare l’avvertimento del Garante per la protezione dei dati personali relativo alle rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali (emesso il 16 novembre 2018).

In tale occasione infatti il Garante ha rilevato un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati in quanto l’Agenzia delle Entrate, dopo aver recapitato le fatture attraverso il sistema di interscambio: “archivierà e utilizzerà i dati anche a fini di controllo”.

Inoltre, sempre secondo il Garante: “non saranno archiviati solo i dati obbligatori a fini fiscali, ma la fattura vera e propria, che contiene di per sé informazioni di dettaglio ulteriori sui beni e servizi acquistati, come le abitudini e le tipologie di consumo […] o addirittura la descrizione delle prestazioni sanitarie o legali”.

A seguito del provvedimento del 20 dicembre 2018 del Garante, è stato predisposto un nuovo sistema di fatturazione elettronica che prevede la memorizzazione dei soli dati fiscali necessari per i controlli automatizzati (come incongruenze tra i dati dichiarati e quelli a disposizione dell’Agenzia), escludendo espressamente la descrizione del bene o servizio oggetto di fattura.

Per quanto riguarda invece l’implementazione dei sistemi di cifratura dei dati, l’applicazione del principio di minimizzazione e per la conformità agli obblighi di trasparenza e correttezza nei confronti degli interessati sarà necessario attendere fino alla valutazione d’impatto che l’Agenzia dovrà produrre entro il 15 aprile 2019.

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