Durante il primo mese di applicazione della fattura elettronica abbiamo assistito al solito scontro “nostrano” tra i detrattori degli strumenti tecnologici e gli inguaribili ottimisti, come se si trattasse di una partita di calcio.

I vantaggi evidenti

Lungi dal voler prendere una ferma e decisa posizione in merito è innegabile che la dematerializzazione delle fatture nei rapporti commerciali produca evidenti vantaggi quali, ad esempio:

  • la riduzione dell’evasione fiscale: la fatturazione elettronica elimina alla radice l’annoso problema relativo all’emissione di fatture false, non registrate, duplicate o fraudolente (tramite l’indicazione di importi inferiori rispetto alla transazione reale);
  • la semplificazione degli adempimenti fiscali;
  • l’acquisizione di una metodologia unica per preparare dichiarazioni annuali, certificazioni uniche, modelli per le varie dichiarazioni dei redditi, etc.

Le criticità

D’altro canto  Alessandro Santoro, professore di Scienze delle finanze all’Università Milano-Bicocca, sottolinea ancora diverse criticità della fatturazione elettronica rilevando che le eccezioni previste dai regimi agevolati comporterebbero un’enorme perdita di informazioni. In particolare, secondo uno studio dell’Associazione italiana dottori commercialisti, il 78% delle partite Iva dichiara meno di 65.000 euro e sarà, quindi, escluso dall’obbligo della fatturazione elettronica oltre a poter usufruire dell’esenzione del pagamento dell’Iva.

Inoltre l’acquisizione dei dati costituisce, per l’Agenzia delle Entrate, solo la prima fase della repressione dell’evasione fiscale. Il rischio insito nel procedimento è evidente: l’enorme mole di dati riversati nel cassetto fiscale dell’Agenzia potrebbe non essere adeguatamente analizzata per capire se i dati siano – o meno – corretti.

Si rilevano anche criticità operative relative alle tempistiche dell’emissione della e-fattura. Secondo quanto riportato da un’inchiesta di Repubblica infatti nelle ultime settimane alcuni benzinai avrebbero adottato una “sovra-tassa” sul carburante pari a 1 o 2 euro a singola fattura, giustificando tale, illegittima, pratica, con il maggior carico di lavoro per gli esercenti.
La Federazione autonoma italiane benzinai (Faib) ha rilevato infatti che: “Con la nuova norma secondo le nostre stime un impianto medio farà 5-10.000 fatture l’anno. Fino a poco tempo fa bastava mettere un timbro su una scheda, mentre oggi bisogna censire il cliente e compilare il documento. Immaginiamo tutto questo nelle ore di punta, con file di auto che attendono di essere rifornite. Non dobbiamo dimenticarci che molti impianti sono gestiti da una persona o da nuclei familiari ristretti”.

Sanzioni e clausole

In ogni caso è necessario sottolineare almeno due aspetti:

  1. l’inosservanza dell’obbligo di fatturazione elettronica è punita con sanzioni amministrative comprese tra il 90% e il 180% dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato o registrato nel corso dell’esercizio (a partire dal mese di luglio p.v.);
  2. la fattura elettronica si inserisce nel più ampio quadro delle “clausole di salvaguardia” che l’Italia ha dovuto accettare a seguito della crisi dei conti pubblici del 2011 e con le quali si è impegnata a prendere provvedimenti per “salvaguardare” i vincoli Ue di bilancio.

In sintesi, nonostante le comprensibili richieste di intervento dei professionisti, la fatturazione elettronica è un provvedimento necessario per il nostro Paese che, per quanto necessiti di un periodo di “assestamento” – come ogni novità legislativa – potrà solo portare benefici alla nostra economia.

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