Secondo VMware una valida proposta di Digital Workspace deve risolvere le difficoltà legate da una parte al bisogno di offrire ai dipendenti la necessaria libertà di poter lavorare in modo agile ovunque – tanto più in un contesto come quello attuale – dall’altra all’esigenza delle organizzazioni di gestire in modo intelligente i dispositivi e le applicazioni offrendo un’esperienza all’altezza.
Ne parliamo con Rodolfo Rotondo, Senior Business Solution Strategist di VMware, che spiega: “In piena coerenza con la visione strategica di VMware per quanto riguarda il cloud, anche un’efficace piattaforma di Digital Workspace oggi non può che avvantaggiarsi nello sfruttare questa architettura, ma allo stesso tempo serve incontrare le aziende che abbracciano questo modello ovunque esse siano nel loro percorso di trasformazione digitale”. Si tratta, in primis, di semplificare la gestione e la distribuzione delle app, on-premise, nel cloud o, come indicano i trend prevalenti oggi, in una configurazione ibrida o multicloud.

E VMware riconosce all’interno di ogni diversità di business come anche i percorsi verso il cloud siano spesso costruiti in modo sartoriale e il primo passaggio per fare sì che un modello di Digital Workspace sia efficace –  dall’accessibilità alle app aziendali fino a una scelta di Virtual Desktop Infrastructure basata sul cloud – richieda un’attenta valutazione delle proprie esigenze, di mettere a fuoco gli obiettivi e pianificare il percorso per raggiungerli.

Rodolfo Rotondo, Senior Business Solution Strategist di VMware
Rodolfo Rotondo, Senior Business Solution Strategist di VMware

Tanto più in un momento come quello attuale in cui, giocoforza il perimetro digitale si dissolve. Per esempio, a partire dallo studio di una strategia di deployment ecco una serie di valutazioni. Rotondo: “Non tutte le aziende possono o amano trasferire in cloud anche il desktop; una soluzione “full cloud” può rivelarsi troppo impegnativa per un’azienda (anche in relazione agli effettivi servizi di virtualizzazione di applicazioni e desktop supportati dal cloud provider). Mentre in tanti casi tenere desktop e applicazioni on-premise con una soluzione che integri strumenti familiari all’utente ed utilizzi l’hardware disponibile può rappresentare una scelta migliore. Si dovrebbero comunque evitare alcuni errori. Ci sono aziende tengono ancora ‘tutto in casa’, altre consentono di eseguire alcuni task da casa, ma per altri è necessario andare in ufficio. Si può capire bene come in questi casi siamo di fronte a scelte relativamente poco flessibili e, in questa fase, decisamente anche poco efficaci”.

E ancora è per esempio possibile eseguire la soluzione on-premise oppure lasciare hardware e infrastruttura virtuale al provider della piattaforma di virtualizzazione, limitandosi a controllare le applicazioni da locale, ma anche affidarsi a tutto tondo a un servizio DaaS. Il punto di forza dell’approccio di VMware è proprio l’apertura nei confronti di ogni tipologia di scenario aziendale. 
Rotondo: Workspace ONE rappresenta l’ombrello delle soluzioni di Digital Workspace che VMware offre sul mercato con una serie di componenti e di modelli di erogazione del servizio stesso. In un certo senso, Workspace ONE è il ponte tra quello che ‘una volta’ definivamo lo scenario client/server e la modalità operativa attuale mobile/cloud. Chiaro, si tratta evidentemente di un punto di arrivo.

La visione di Digital Workspace di VMware prevede di poter continuare a disporre di qualsiasi tipologia di applicazione (applicazioni classiche client/server, VD, applicazione remotizzata o virtualizzata) attraverso un’esperienza che sia la più facile da “consumare” possibile – per esempio anche attraverso la possibilità di sfogliare un catalogo applicativo –  ma sempre controllata dall’IT.

“Il Digital Workspace  – prosegue Rotondopensiamo debba essere accessibile ovviamente da qualsiasi device, e quindi deve potersi adattare a qualsiasi interfaccia e diagonale ed infine essere accessibile da qualsiasi luogo con le problematiche di sicurezza che si possono immaginare (a partire dalla gestione degli accessi). Per questo è importante anche parlare di Digital Workspace “intelligente”. VMware per indirizzare il tema della sicurezza Zero-Trust in modo intelligente sfrutta le tecnologie Carbon Black (acquisita da tempo): la piattaforma quindi genera un profilo di rischio per l’utente e per il device a seconda di cosa si sta facendo. Ma il Digital Workspace di VMware lavora con componenti intelligenti anche per la parte di “concierge” (chatbot e service desk digitale) e per farlo sfrutta Watson. Approfondiamo il tema della sicurezza in un contributo specifico dedicato a Workspace ONE.

Per quanto riguarda i punti di forza dell’offerta VMware – prosegue Rotondo – “in uno scenario come quello attuale, ancora fluido, le potenzialità del nostro approccio al tema del Digital Workspace sono molteplici. Per esempio: qualsiasi investimento  effettuato in cloud, per quanto riguarda il Virtual Desktop, è possibile riportarlo on-premise, all’occorrenza. L’universalità della licenza, e quindi poter scegliere dove utilizzare i servizi in ogni momento è fondamentale, anche per i clienti. La stessa architettura proiettata al cloud e cloud ready è un punto di forza. Possiamo pensare anche solo alle componenti di virtual network (SD-Wan dall’acquisizione di VeloCloud) in relazione alla Cloud Foundation. Si tratta di integrazioni che abilitano scenari d’uso vantaggiosi per una user experience all’altezza. Ma possiamo anche pensare all’ampia libertà di scelta sui diversi cloud e ancora all’idea di Digital Workspace “intelligente” da più punti di vista. Ecco, sono questi gli aspetti più importanti della nostra vision”. E vengono anche prima degli economics.

Rotondo sottolinea infatti come dal punto di vista strategico “una valutazione esclusivamente legata ai costi o con l’analisi dei prezzi come primo criterio di valutazione non paga”. In questi casi si tratta di progetti in cui anche le metriche di soddisfazione degli utenti pesano, magari non sono capitalizzabili dal punto di vista monetario, ma possono poi fare la differenza. E’ un approccio che paga. Tra i clienti che hanno sposato la visione strategica di Digital Workspace di VMware vi sono la Città Metropolitana di Roma Capitale (progetto di smart working), l’Università di Firenze (per la parte di ricerca) ed il servizio postale francese (gestisce 70mila device dei portalettere e in questo periodo consegnano anche i medicinali). 

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