In questa fase di sviluppo dei progetti per la trasformazione digitale delle aziende, software e cloud, giocano un ruolo importante per tutte le organizzazioni nei diversi verticali in cui operano. Scegliere l’ambiente cloud o, ancora meglio, gli ambienti cloud, su cui caricare dati, far girare le applicazioni e gestire i workload richiede la massima attenzione da parte dei Cio, in un contesto complesso anche per la mancanza di trasparenza nell’ambito del licensing da cui dipende dove e come il software può essere utilizzato, come è possibile utilizzare effettivamente le risorse cloud e i relativi costi. Infatti, soprattutto negli ultimi anni, alcuni fornitori hanno sfruttato la loro posizione di mercato per limitare la scelta e imporre alle aziende vincoli tecnici, contrattuali o finanziari ingiustificati.

In particolare, le aziende che controllano l’accesso al cloud, approfittando della propria posizione, fino ad oggi hanno potuto imporre lock-in di vario tipo, e le aziende clienti, pur subendo pratiche di licenza sleali, spesso non trovano il coraggio di denunciare la criticità per paura di ritorsioni, ma anche, di fatto, per il rischio di non potere essere effettivamente tutelati. Si tratta di pratiche che di fatto danneggiano lo sviluppo digitale, limitano la crescita e l’innovazione alle imprese di tutte le dimensioni ed in ultima analisi anche di chi poi mette in atto queste pratiche.

Il tema è tanto più attuale considerando la discussione in corso sul Digital Markets Act (Dma), un’opportunità da non perdere per inserire, in termini di legge, i principi di fair software licensing e consentire così una “libera” migrazione delle imprese verso il cloud.
E’ il contesto entro cui Cio Aica Forum, l’associazione italiana di Cio e utenti di servizi digitali, con Aused, Cio Club Italia, Fidainform, Cionet e Cispe, presentano un manifesto di dieci principi messo a punto con la collaborazione della stessa Cispe che qui di seguito riportiamo e alleghiamo nell’immagine integralmente.

  1. I termini di licenza devono essere chiari e intellegibili;
  2. Libertà di portare nel cloud il software acquistato in precedenza;
  3. I clienti dovrebbero essere liberi di eseguire il proprio software locale sul cloud a loro scelta;
  4. Riduzione dei costi tramite un uso efficiente dell’hardware;
  5. Libertà di non ricevere ritorsioni per le scelte cloud;
  6. Evitare il lock-in dei clienti attraverso software di directory interoperabile;
  7. Trattamento equo per i costi di licenza del software nel cloud;
  8. Gli usi consentiti del software devono essere affidabili e prevedibili;
  9. Le licenze dovrebbero coprire i casi d’uso dei software ragionevolmente previsti;
  10. Consentire trasferimenti di software equi.
Fair Software Licensing - I 10 principi
Fair Software Licensing – I 10 principi

“L’atteggiamento di chi pratica lock-in nelle sue diverse forme – spiega Luciano Guglielmi, presidente di Cio Aica Forum – è possibile sia applicando restrizioni alle licenze che, valide on-premise, non sono considerate più valide in cloud, se non con maggiorazioni; o attraverso l’accettazione di limitazioni nell’utilizzo, ma anche attraverso l’offerta di servizi aggiuntivi solo nel caso in cui i clienti scelgano il medesimo provider cloud che offre anche i suoi software, così come nel caso di blocchi imposti ai tool di active directory migration quando si migra da un cloud ad un altro. 

Luciano Guglielmi, presidente di Cio Aica Forum
Luciano Guglielmi, presidente di Cio Aica Forum

Si tratta di un problema che vale anche nel caso in cui le aziende si trovino poi a ritornare on-premise per alcuni workload ed è senza dubbio un elemento importante che tutte le organizzazioni italiane impattate da questo problema si esprimano oggi con una voce univoca”

In particolare le associazioni auspicano che il Dma rappresenti l’opportunità per l’inserimento di alcuni editori di software tra i gatekeeper (controllori) e per creare obblighi che frenino le pratiche di licenza sleali oggi usate per ridurre la libertà di scelta, i vantaggi correlati, e le opportunità per le piccole e grandi imprese di crescere e innovare, mentre diversamente le aziende europee che subiscono queste pratiche anticoncorrenziali potrebbero trovarsi a dover trasferire l’aumento dei costi ai consumatori. L’introduzione dell’intero decalogo del fair software licensing nel Dma potrebbe dare luogo a un mercato digitale più aperto e competitivo in Europa.

Spiega Andrea Caroppo, europarlamentare, membro della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori: “Il Digital Markets Act presenta un’opportunità storica per farlo, creando chiarezza intorno agli obblighi dei gatekeeper in relazione al software e al cloud.

Andrea Caroppo
Andrea Caroppo, europarlamentare Epp, membro della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori

Mentre i cittadini e le imprese si spostano verso il cloud, i termini di licenza iniqui di alcuni fornitori di software particolarmente radicati devono essere affrontati per sostenere l’innovazione e creare mercati online equi e approcciabili”.
Il problema è tanto articolato quanto complesso.

Abbiamo assistito infatti nel corso degli anni ad una serie di limitazioni imposte anche nel licensing per l’utilizzo on-premise e anche per determinati utilizzi del software in copertura di casi d’uso che sarebbero dovuti essere previsti, o ancora a divieti di trasferimento del software e di licenze che la ragionevolezza dovrebbe invece considerare giustificati.

E si tratta, di fatto, di cercare di evitare i danni che abbiamo visto causati, in altri tempi (con una similitudine per tanti aspetti pertinenti), dai provider e dai relativi vincoli nel caso in cui i clienti sceglievano di cambiare provider di connettività. “In un contesto in cui sembra evidente che le normative antitrust iniziano a funzionare sempre con un certo ritardo o non funzionano del tutto, è il Dma un’opportunità da non perdere e tutti i punti relativi a Fair Software Licensing meritano di farvi parte”, specifica Caroppo

Per quanto riguarda il nostro Paese, Mauro Minenna, a capo del Dipartimento per la Trasformazione Digitale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, riprende così il tema: L’Italia ragiona in una logica multicloud ed i problemi toccati dai 10 principi sono importanti e da supportare a livello europeo, perché il tema generale che è di fatto di giustizia e di parità di accesso per consentire quegli “spostamenti” che aiutano effettivamente il mercato a crescere e non possono essere limitati dall’allure dei brand che fanno convergere sulla propria proposta la scelta quando pongono poi di fatto delle barriere all’uscita”.

Mauro Minenna, Capo Dipartimento per la trasformazione digitale, Presidenza del Consiglio dei Ministri
Mauro Minenna, Capo Dipartimento per la trasformazione digitale, Presidenza del Consiglio dei Ministri

Da una parte ai direttori di sistemi è richiesta la saggezza di “non puntare tutto su un’unica soluzione”, anche perché scoprire in corso d’opera quanto sia difficile “uscire” non è certo piacevole. Ed in ogni caso migrare da un provider ad un altro dati, licenze, informazioni applicazioni, e garantirsi nel tempo il valore dell’investimento è semplicemente un tema di civiltà tanto più in un momento di cloudificazione spinta come quello attuale”

E’ evidente in ogni caso come il valore del decalogo stia nel tentativo di far passare principi che partendo dal cloud si amplino a tutta la materia coperta dal Dma. La vera partita si giocherà poi sulle effettive possibilità di controllo a posteriori una volta attivato il Dma. Per questo servirà l’attivazione di un’osservatorio permanente sull’utilizzo reale delle licenze che potrebbe rappresentare il punto di partenza per un’ulteriore call to action.

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