La sostenibilità è oggi un tema centrale per le nostre vite e per la ripartenza del nostro Paese dopo l’emergenza sanitaria.  Si è da poco conclusa la Cop26 – 26° Conferenza sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite – organizzata dall’Onu, un momento cruciale per il futuro sostenibile del nostro pianeta, nel quale governi, imprese, organizzazioni internazionali ed esponenti della società civile si sono confrontati per elaborare un piano di azione per affrontare la crisi climatica. Raggiungere l’azzeramento netto delle emissioni di gas inquinanti entro il 2050, promuovere politiche di adattamento ai cambiamenti climatici già in corso, mobilitare almeno 100 miliardi di dollari all’anno in sostegno alla finanza climatica, collaborare per implementare i termini dell’accordo di Parigi sul clima siglato nel 2015: sono questi i quattro obiettivi chiave della COP26.

Obiettivi che hanno una profonda correlazione con lo scenario tracciato dall’Agenda 2030 dell’Onu, un programma di azione per il pianeta, sottoscritto nel 2015, che definisce 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni. 193 Paesi membri si sono impegnati a raggiungere questi obiettivi entro il 2030.

In questo scenario, come si configura il ruolo del digitale nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità individuati dall’Onu?

TIM e Google Cloud, insieme a NetConsulting cube, hanno sviluppato un programma di incontri dedicati alla Sostenibilità Digitale per favorire la sensibilizzazione e il confronto sul tema tra le aziende. Ogni evento, dedicato ad una tematica riconducibile ad uno o più obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu, vede la partecipazione di un testimone d’eccezione che condivide la sua visione sulla sostenibilità.

Il terzo incontro “La Sostenibilità vista dall’Antartide – Come trasformare le sfide in opportunità per non mettere in crisi la nostra sopravvivenza sul pianeta”, dedicato agli obiettivi 13Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climaticoe 15Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre – ha ospitato l’intervento di Chiara Montanari, Expedition Leader presso le basi di ricerca internazionali situate nei luoghi più estremi del pianeta e con all’attivo cinque missioni in Antartide. La sua esperienza “ravvicinata” con la sostenibilità ha portato Montanari a lavorare anche come consulente sulle strategie di risparmio energetico e innovazione sostenibile e a collaborare con le aziende nello sviluppo di quello che viene definito un “approccio Antartico”, ovvero la capacità di avere a che fare con l’incertezza che caratterizza sempre di più il contesto attuale, attraverso un aumento della resilienza e lo sviluppo dell’abilità di creare opportunità e benessere in molteplici contesti.

Chiara Montanari, keynote speaker, esploratrice, ricercatrice e capo spedizione in Antartide
Chiara Montanari, keynote speaker, esploratrice, ricercatrice e capo spedizione in Antartide

Antartide: toccare con mano la sostenibilità

Cosa significa “Sostenibilità vista dall’Antartide” e come può aiutarci ad allargare la nostra visione sul pianeta e sul nostro modo di vivere? “Vedere la sostenibilità dall’Antartide significa essere sul campo insieme ai ricercatori che si occupano degli studi climatici e quindi toccare con mano quei fenomeni, come lo scioglimento dei ghiacci, che sta avendo enormi impatti sul nostro pianeta” risponde Montanari, intervistata da Emanuela Teruzzi, Direttore Responsabile di Inno3, in apertura dell’evento. Nell’ultima spedizione condotta dall’esploratrice presso la base Concordia, una stazione di ricerca italo-francese situata sull’altipiano antartico, Montanari racconta come i ricercatori hanno estratto una carota di ghiaccio a 4.000 metri di altitudine che contiene la storia dell’atmosfera terrestre di 740mila anni. “I risultati di questa ricerca sono impressionanti. Negli ultimi anni abbiamo radicalmente modificato, in negativo, alcuni parametri climatici innescando degli impatti sul pianeta, con una serie di fenomeni che in futuro si autoprodurranno. L’importanza della sostenibilità visto dall’Antartide è qualcosa di molto concreto”.

Condividendo un video, Montanari spiega cosa significhi essere alla guida di una spedizione scientifica in Antartide: “Concordia è una base di ricerca internazionale che si trova a 4.000 metri di altitudine, in cima alla calotta polare, dove la temperatura media è di -50°C. I progetti da realizzare sono molti: oltre al carotaggio del ghiaccio, c’è il lancio dei palloni per le misurazioni in quota, gli strumenti che ci permettono di campionare l’aria a varie altezze, organizzare le spedizioni alla costa per studiare l’ice shell, gli osservatori astronomici, gli strumenti per misurare la gravità o quelli per studiare le interazioni tra la terra e il sole. E poi naturalmente c’è una base da gestire, le manutenzioni da fare in qualsiasi condizione. Le competenze da mettere in gioco in questo genere di missione sono molte. Il team è formato da specialisti di ogni genere ed è multiculturale, multidisciplinare e composto dalle personalità più disparate.

“L’Antartide è il regno dell’incertezza, la natura è forte e le nostre conoscenze sono ancora molto limitate. La logistica di una missione è estremamente complessa. Realizzare un’impresa e prendere decisioni nell’estrema incertezza significa molto più che navigare a vista, perché gli imprevisti e le svolte drammatiche sono sempre in agguato” spiega Montanari.

La Base Concordia in Antartide
La Base Concordia in Antartide

Visione sistemica e allargata della sostenibilità

Cosa ci insegna l’esperienza di Chiara Montanari in Antartide sul modo di affrontare il tema della sostenibilità da parte di aziende e organizzazioni?

Il nostro mondo è in rapido cambiamento: la sostenibilità vista dall’Antartide ci dà un forte senso dell’urgenza di cambiare visione e atteggiamento. Da diversi anni porto avanti l’idea che l’Antartide sia una metafora del mondo contemporaneo perché il cambiamento estremo è ormai ovunque e interessa tutti noi” afferma Montanari.

Il team della spedizione antartica può essere considerato a tutti gli effetti come una piccola azienda: si tratta di un gruppo di circa 70-80 persone, composto per metà da tecnici e metà da ricercatori, con varie specializzazioni e background. In una spedizione il team ha diversi progetti da portare a termine, progetti che a volte entrano in conflitto tra di loro e a cui bisogna assegnare delle priorità. La logistica di una spedizione, inoltre, è molto complessa e anche un cambiamento minimo all’interno di questa struttura può creare impatti enormi. “Siamo continuamente soggetti a piccoli imprevisti che creano grandi impatti. Correndo rischi estremi, lavoriamo con alti standard di procedure per la gestione della sicurezza e dobbiamo sempre cercare di produrre performance eccellenti” spiega Montanari.

Come si fa a produrre performance eccellenti in ambienti estremi?

L’ambiente estremo ci obbliga ad alzare l’asticella. Per avere una performance normale – che per noi significa portare a termine almeno l’80% dei progetti che abbiamo deciso di realizzare – dobbiamo produrre una performance decisamente eccellente perché l’ambiente ci sottopone continuamente ad imprevisti. Per performare in maniera eccellente in contesti estremi dobbiamo cambiare atteggiamento mentale e pensare fuori dal nostro ordinario. L’eccellenza è uno stato mentale: bisogna riscoprire la nostra vitalità di fronte al cambiamentoafferma Montanari.

Antartic Mindset - cambiare atteggiamento mentale per performance eccellenti
Antartic Mindset: cambiare atteggiamento mentale per performance eccellenti

Solo insieme si può

Un cambio di mindset che, in un contesto pieno di imprevisti e situazioni estreme, è possibile realizzare solo insieme. Chiara Montanari ha tenuto un diario dell’ultima spedizione che è diventato un libro, “Cronache dai ghiacci: 90 giorni in Antartide”, dove l’Antartide viene presentata come metafora del mondo contemporaneo, in cui predominano complessità, rischi estremi e innovazione continua.

Durante il webinar Montanari racconta un aneddoto in cui si è trovata a dover gestire una situazione estrema durante la spedizione presso la base Concordia: “La nostra nave era sulla costa in procinto di arrivare alla base francese per fare rifornimento di carburante. Non avevamo una riserva di carburante perché, secondo la nostra analisi dei rischi, avevamo valutato di poter dare questa riserva ad un grande progetto di ricerca di carotaggio del ghiaccio. Ma ecco l’imprevisto: una grande nave russa resta bloccata nei ghiacci e la nostra nave viene chiamata in soccorso. Finita l’emergenza, un pezzo di banchisa si stacca e blocca la rotta della nostra nave. Siamo rimasti 3 mesi senza carburante” racconta Montanari. “Da qui nasce il libro, una storia di resilienza in cui racconto in un diario come, giorno per giorno, abbiamo dovuto riorganizzare tutti i nostri progetti e le attività delle singole persone, gestendo sia la parte tecnica che quella umana. Siamo stati in grado di fare tutto questo perché insieme. Solo insieme si può trasformare l’imprevisto nell’opportunità di portare a casa i risultati.

Sostenibilità - We can not make it alone!
Sostenibilità: We can not make it alone!

Il costo di non essere sostenibili

Nella parte finale dell’intervista, Montanari affronta i temi dell’utilizzo delle tecnologie per la sostenibilità e del costo dell’essere sostenibili.

Durante le spedizioni vengono utilizzate tutte le tecnologie più avanzate che permettono di traguardare la sostenibilità come, ad esempio, gli analytics e l’intelligenza artificiale. “L’ultima missione in Antartide a cui ho partecipato era in una base completamente alimentata da energie rinnovabili e gestita in ottica di smart building” racconta Montanari. Anche le tecnologie più sofisticate però, in alcune situazioni, si scontrano con l’imprevedibilità di questi contesti estremi e questo genera poi degli impatti e, di conseguenza, dei costi. “Il costo dell’essere sostenibili dipende molto anche da quanto è stabile il contesto in cui si opera”.

Più che domandarci quale sia il costo della sostenibilità, secondo Montanari dovremmo domandarci, all’opposto, quanto ci costa non essere sostenibili. “Questo è il vero tema” afferma l’esploratrice “per noi sarebbe costosissimo non essere sostenibili perché l’Antartide è protetta da un protocollo ambientale per cui quando non si utilizza più una struttura va smontata e portata via per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Lo stesso ritengo che valga per le aziende: siamo in un mondo che si sta sviluppando con grande velocità verso la sostenibilità perché è ormai un’urgenza nell’agenda di tutti i Paesi. Io credo che sia importante investire in sostenibilità perché il costo di non farlo è molto più alto”.

L’evento è proseguito con una executive roundtable, oggetto di un approfondimento dedicato.

Leggi tutti gli approfondimenti della Room Il Digitale per la Sostenibilità

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