Servono sviluppatori, consulenti ICT, big data specialist, cyber security officer. Nuove professioni per i prossimi tre anni che dovrebbero rispondere alla richiesta di 88.000 nuovi profili con competenze ICT da qui al 2020 (+7% rispetto ad oggi).

In questa settimana si è parlato da più pulpiti di skill digitali: a Milano dall’Osservatorio delle Competenze Digitali, redatto dalle maggiori associazioni ICT italiane (AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter con il patrocinio di Miur e AgID), a Roma nella Commissione Bilancio della Camera, approvando l’emendamento che prevede il Credito d’imposta per la Formazione 4.0.

Pubblico e privato partono dalla stessa consapevolezza: all’accelerazione dell’adozione di tecnologie digitali e cloud nelle aziende italiane non corrisponde un numero tale di professionisti in grado di soddisfare le richieste di competenze, evidenziando un’enorme fatica nel reperire gli skill tecnologici necessari a supportare la trasformazione in atto.

Secondo l’Osservatorio, presentato il 3 dicembre, cresceranno le richieste di profili ICT che riguarderanno principalmente sviluppatori (49%, +19% rispetto allo scorso anno), consulenti ICT (17%) e professioni nascenti: service development manager, big data specialist e cyber security officer. Maggiore interesse anche nei Servizi (20%), in particolare per ICT operation manager (56%), digital media dpecialist (53%) e ICT consultant (45%). 
Ad oggi l’offerta formativa non è sufficiente, con andamenti altalenanti tra università e scuola superiore. Se il fabbisogno di laureati ICT oscillerà fra i 12.800 e i 20.500 (tenendo conto che l’università dovrebbe laurearne poco più di 8.500, con un gap del 58%) la richiesta di diplomati sarà inferiore e varierà fra i 7.900 e i 12.600, con un surplus fra i 3.400 e gli 8.100 figure (27%). Una disomogenità che si riscontra anche nelle immatricolazioni nelle facoltà ICT: crescono al Nord e al Sud (+6%), così come nelle Isole (+13%), ma decrescono al Centro (-9,2%).

La necessità di investire in formazione anche fuori dal sistema scolastico trova invece una sponda nella Legge di Bilancio, che conferma le agevolazioni per gli investimenti in formazione digitale.
L’emendamento 13.03, approvato il 4 dicembre dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, prevede agevolazioni per le aziende che investono in Formazione 4.0: le piccole imprese potranno beneficiare di un credito d’imposta del 50% per adeguare le competenze dei propri dipendenti sui temi legati alla trasformazione digitale, le medie e grandi aziende di un credito d’imposta tra il 30% e il 40%. “Siamo consapevoli che il futuro per le nostre imprese sarà sempre più sfidante e il credito d’imposta per la formazione 4.0 incoraggia quelle realtà che con lungimiranza e visione andranno nella direzione intrapresa dal governo di puntare sullo sviluppo delle tecnologie emergenti” commenta Mirella Liuzzi, firmataria dell’emendamento.

Se l’Osservatorio spinge perché si aumentino laureati ed esperti informatici anche rivedendo e rinnovando i percorsi di studio, la strategia Formazione 4.0 sostiene l’aggiornamento permanente e la riconversione professionale dei dipendenti. ll tema rimane molto articolato (si parla non solo di digital skill ma anche di soft skill) e richiede di ripensare nuovi modelli di interazione tra domanda e offerta nel mercato del lavoro per le professioni ICT. Un approccio che coinvolge scuole, università, mondo delle ricerca, istituzioni, aziende e associazioni, ognuna per la propria parte. Due momenti di confronto sul tema, un necessario punto di partenza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA