Ci siamo. “È di vitale importanza per il Paese investire sull’innovazione e sulla tecnologia, per recuperare un gap consistente sul digitale, sull’offerta di servizi, sulla penetrazione della banda larga – seppure con differenze territoriali – e sulle competenze digitali”.

E’ uno stralcio della Nota di Aggiornamento del Def (Documento di Economia e Finanza 2018) presentata dal Governo alle Camere la scorsa settimana, che insiste su tematiche digitali per trasformare l’Italia in una Smart Nation. Primo passo per essere conformi a Europa Digitale, il programma che il Mise non vuole lasciarsi scappare, un treno da 9,2 miliardi di investimenti promessi dall’Unione Europea ai paesi che investono su progetti innovativi, da AI, a blockchain, cybersicurezza, supercomputer e competenze digitali.

Ecco in pochi punti il Def 2018, laddove cita il digitale, e in altrettanti spunti di riflessione il commento critico del professore Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting cube, studioso delle dinamiche del mercato digitale da decenni (già solleticato mesi fa sulle questioni aperte per il Governo sul digitale). Una disamina, spunti costruttivi.

Il Def, punto a punto

Centrale la PA, alla quale spetta un ruolo trainante per la digitalizzazione del paese, con una commissione digitale trasversale che coordina la strategia unitaria di sviluppo del digitale tra i ministeri, per agire senza discrepanze: “Il Governo intende promuovere la creazione, all’interno di ogni Ministero, di un avamposto digitale che sovraintenda alle iniziative digitali dei singoli Ministeri e si coordini con le altre Amministrazioni in una strategia di sviluppo unitaria” riporta il documento confermando quanto già il ministro per lo sviluppo economico aveva anticipato. Inoltre, “il cittadino potrà ricorrere maggiormente a strumenti digitali in vari ambiti quali, ad esempio, la sanità, il fisco, la previdenza, la mobilità, i servizi anagrafici”.

Centrale il ruolo dell’Europa, e lo sprone dato da Europa Digitale su tecnologie innovative, che il Mise ha raccolto impegnandosi in due call per esperti di Bockchain e di Intelligenza Artificiale, con due team dedicati.

Centrale il ruolo del 5G, confermati gli investimenti precedenti per la Banda Ultra Larga (da poco chiusa l’assegnazione delle frequenze 5G) non solo per la diffusione nei grandi centri ma anche nella aree grigie con l’obiettivo di garantire “entro il 2020 la copertura con reti ultraveloci oltre i 100 Mbps ad almeno l’85 per cento della popolazione italiana; estendere la copertura ad almeno 30 Mbps alla totalità della popolazione italiana e la copertura oltre i 100 Mbps a tutte le sedi/edifici pubblici, poli industriali, aree di interesse economico e concentrazione demografica, nonché alle principali località turistiche e agli snodi logistici”.

Centrale la cittadinanza digitale, spinta anche attraverso il reddito di cittadinanza digitale, che dovrebbe essere erogato su una card elettronica per gli anni 2019-2021. “Il Reddito di Cittadinanza opererà in via completamente digitale, riducendo tempi, costi e possibilità di frodi. Nel contempo verrà attuata la piena interoperabilità delle banche dati a disposizione dello Stato e dei Centri per l’Impiego, consentendo l’incontro in tempo reale della domanda e dell’offerta di lavoro”.

Centrale Impresa 4.0, in continuità con Industria 4.0. “Rifinanziamo l’iper ammortamento, il super ammortamento e Impresa 4.0, che sono misure che aiuteranno ulteriormente le imprese, e rifinanzieremo il Piano Nazionale, ma la cosa importante è che ci sarà un abbassamento dell’Ires per le aziende che investono e che assumono, e più è stabile il contratto, più si abbasserà l’Ires”, ampliando l’attenzione sulle PMI.

Criticità, punto a punto

L’analisi del professor Capitani è puntuale. Parte dalle cinque parole chiave inserite nel Def 2018: produttività del sistema paese come obiettivo generale, rilancio degli investimenti, inclusione legata al reddito di cittadinanza, riorganizzazione della Pubblica amministrazione e delle società partecipate, infine innovazione e tecnologie come chiave strumentale per la crescita. “C’è una discrasia nella prima parte del Def tra le azioni di breve periodo 2019-2020 e il digitale praticamente assente o trattato in modo sporadico – esordisce Capitani -. Si parla sin da subito di rilancio di investimenti di natura infrastrutturale, come ponti, strade e autostrade quando invece già bisognerebbe parlare di infrastrutturazione digitale del paese, citata nella seconda parte. Qui il documento è pieno di enunciazioni ma in assenza di strumenti adeguati alla realizzazione di questi obiettivi. Si parla di Smart Road, blockchain, digitalizzazione, Industria 4.0, Intelligenza artificiale, Banda ultra larga… tutti temi accennati che non sono parte a mio avviso di un quadro organico, senza indicazioni precise degli strumenti di attuazione”.

Come muoversi? Capitani propone una strategia coordinata da una sottosegretariato al digitale, “che superi o integri la visione dichiarata nel documento di creare un avamposto digitale all’interno di ogni ministero” con un potere importante di coordinamento e di disposizione. Seguono cinque azioni mirate.

1- Sviluppare un piano digitale per il sistema paese che includa azioni integrate pubblico e privato. “Andrebbe fatto alla luce dei 13 ecosistemi già indentificati da Agid nell’ambito del piano triennale della PA  (welfare, sanità, fiscalità…), grandi settori che rappresentano il sistema nervoso del paese”. Accelerare i piani di Agid, già disegnati. “Sono in disaccordo con il ministro Bongiorno quando afferma che siamo all’anno 0, in realtà direi che siamo all’anno 1-2 perché Agid ha avviato dei percorsi. Dobbiamo lavorare accelerando sui progetti già impostati, rendendo obbligatori la Spid, la carta di identità digitale, l’anagrafe digitale, il sistema dei pagamenti pubblici PagoPA”.

2 – Spingere sulla crescita di competenze digitali, sulla formazione tecnico scientifica, a partire dagli istituti tecnici fino all’univerisità.

3 – Attivare il 5G, su cui il documento insiste molto parlando di servizi correlati, “ma bisognerebbe anche sviluppare e incentivare la creatività di nuovi servizi partendo dall’ascolto dei cittadini e delle imprese, non dimenticando di infrastrutturare le aree a fallimento di mercato che soffrono di una mancanza di accesso a Internet e coinvolgendo le imprese dell’ICT che devono agganciarsi all’opportunità del 5G”.

4- Estendere il programma Industria 4.0 al settore dei servizi che incide oggi per il 68% sul Pil. “Capisco che sia un programma molto difficile da concepire, oltre che da realizzare vista la varietà di professioni, mestieri e settori ma incentiverebbe la digitalizzazione di sotto-settori con livelli bassi di produttività”.

5 – Riorganizzare la pubblica amministrazione, i suoi processi. “Vuole dire spingere la creazione di data base unici, grandi progetti di cloud computing, integrare i processi e aumentare il livello delle competenze interne, come citato anche nel documento”.

Rimane aperta la questione del reddito di cittadinanza accessibile attraverso una carta elettronica ricaricabile. “Ora, se mancano i presupposti citati in precedenza questa modalità di accesso alla carta elettronica risulta semplicemente impossibile. Credo che questa sia una discrasia che vada sanata, sperabilmente non ritornando a modalità analogiche di erogazione e di utilizzo del reddito di cittadinanza, ma potrebbe rappresentare uno stimolo per realizzare in modo molto più veloce l’infrastutturazione del paese”. Ecco uno stimolo per smarcare velocemente le questioni in sospeso tra cui il futuro del Team digitale (dopo l’uscita di scena di Piacentini).

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