In uno scenario di minacce crescenti, il ruolo dei vendor di sicurezza informatica è sempre più  quello di investire in innovazione e ricerca, per lo sviluppo di soluzioni che affrontino ed anticipino le criticità.

Rientra in questo scenario l’Innovation Hub, nato nell’ambito del Kaspersky Open Innovation Program lanciato nel maggio scorso. Si tratta di un laboratorio dove collaborano startupventure capital per favorire la collaborazione tra azienda e menti creative.

Un tema caro ad Alexander Moiseev, chief business officer di Kaspersky, incontrato a Milano durante Kaspersky Open Innovation Summit, appuntamento dedicato alle startup aderenti al programma, premiate per i progetti migliori. Sono 4 le realtà tecnologiche che si sono messe in mostra – Enigmedia, Enigmatos, Naboo e Sedicii -, operative in diversi settori industriali come IIoT, trasporti, blockchain e antifrode.

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Alexander Moiseev, chief business officer di Kaspersky

“Attraverso il programma Open innovation abbiamo oggi un centro di sviluppo innovativo dentro Kaspersky con una serie di progetti che vanno al di là dei nostri prodotti classici – spiega Moiseev -. Un’iniziativa particolare che ci consente di creare un ecosistema per sviluppare idee e arrivare ai prodotti usando la nostra struttura ma senza utilizzare meccanismi di sviluppo. Abbiamo così vere e proprie startup dentro l’azienda”.

“Rivolgiamo da sempre la nostra attenzione a testare diverse ipotesi di business sul mercato per fornire soluzioni migliori e più rapide da implementare che soddisfino le esigenze di sicurezza dei clienti. In questo modo vogliamo provare più idee e creare un prodotto ad hoc per ogni nicchia di clientela”. 

Oggi il mercato delle grosse aziende e governativo non è più di relazione vendor-acquirente ma è un mercato di partnership, dove il cliente richiede una collaborazione più profonda e uno studio congiunto della visibilità e del servizio installato.

Open innovation è un concetto, racconta Moiseev, e Kaspersky sta lavorando sul mercato core business ormai pronto. “Abbiamo disegnato 2 fasi del mercato: Stage 0 ovvero un’idea che ha un potenziale e porterà frutti in 5 anni; Stage 1 un prodotto profittevole in due anni”.

Immunity by design

La R&D è nel dna di Kaspersky. Quello che contraddistingue l’azienda – racconta Moiseev – è infatti da un lato la raccolta storica dei dati dal 1997, che permette di fare anche predictive analytics sulle minacce, e la presenza di un gruppo di ricerca di oltre 50 persone distribuite sul territorio che lavorano a livello globale su minacce molto mirate.

“Tutto questo fa da base al machine learning e deep learning per fare sia analisi sui big dati in modo automatizzato sia sui prodotti che hanno il ML incorporato. Un’evoluzione che permette di evidenziare le minacce in modo preventivo e di modificare velocemente il perimetro di protezione in base alla struttura del traffico”.

Bisogna strutturare “un mondo immune, è questo il messaggio chiave di Moiseev. “Il nostro obiettivo è oggi quello di arrivare a costruire un ecosistema immune per definizione, come disegno, perché i sistemi informatici di riparazione o backup che stiamo costruendo oggi sono vulnerabili, mentre in realtà c’è il modo di costruirli immuni. Il mondo deve andare in questa direzione, sfruttare le tecnologie piuttosto che creare nuove paure.
Già molte aziende vanno in questa direzione. Nell’automotive e nei transporti, con sistemi di protezione di veicoli, navi, aerei ed infotainment, dove Kaspersky ha delle collaborazioni sulle componenti, ma anche altri settori industriali come l’alimentare: Ferrero e Barilla utilizzano Kaspersky su tutta la catena di produzione a livello mondiale per renderla cyberimmune: osservo la catena, ne analizzo i comportamenti fuori logica e la faccio ripartire”.

Italia, mercato reattivo

Come va il mercato italiano? Moiseev spiega che il trend di Kaspersky a livello globale è sostanzialmente flat, mentre cambia la struttura dei territori come ripartizione della crescita. Il mercato americano scende infatti leggermente, ma ben compensato dal mercato Middle East ed europeo, l’Italia incrementa le richieste di prodotto grazie soprattutto alla presenza a lungo termine dell’azienda sul territorio (dal 2008 con uffici a Roma e Milano), che consente di spiegare sempre meglio a partner e clienti le funzionalità. 

“Il mercato italiano è molto reattivo; investiamo sul mercato da parecchio tempo in divulgazione, feature e risorse, e ciò ci permette di parlare oggi a tutti i clienti.
Lavoriamo sulle grosse aziende e con una sostanziale presenza nel finance grazie alla scelta delle priorità individuate due anni fa per trovare il linguaggio e le soluzioni giuste.

“Quest’anno abbiamo lanciato due settori di crescita: il primo relativo alle tecnologie genericamente di ML e il secondo per adaptive security-behaviour analysis; il problema è che ML è un termine molto generico e bisogna capire come applicarla alle varie realtà”, conclude Moiseev.

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