La blockchain, oltre che nel mondo finanziario (ultimo caso la cripto valuta Libra di Facebook), ha visto la maggior applicabilità in tema tracciabilità della filiera e autenticità/anticontraffazione del prodotto per i quali vi sono già state esperienze di successo.

Per esempio, si può citare il caso Nestlé che ha utilizzato la tecnologia per monitorare e controllare il Bacio Perugina dall’uscita della fabbrica all’arrivo sul mercato per assicurare al consumatore l’autenticità del prodotto.

Analogo è il processo con cui Barilla certifica la qualità del basilico. L’azienda con sede a Parma, infatti, per garantire le proprietà della materia prima, tramite blockchain, monitora tutto il ciclo di vita della pianta, dalla semina, alla consegna al trasportatore fino allo stabilimento di produzione dove la materia prima viene trasformata in pesto.

Blockchain Fashion
Blockchain, si contano applicazioni non solo in ambito financial, ma anche nella moda, nell’agrifood e finalizzate al controllo della supply chain

Il controllo della produzione è anche il tema centrale della piattaforma digitale basata su blockchain per tracciare le produzioni di olio di oliva e aceto di vino del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo (Mipaaf) presentata a Cibus nel maggio dello scorso anno.

Rimanendo in Italia, poi, le cantine Ricci Curbastro (Franciacorta), Ruffino (Toscana) e Torrevento (Puglia), per garantire l’origine dei propri prodotti, hanno adottato la soluzione di Dnv GL, uno dei principali enti di certificazione a livello mondiale.

In particolare, My Story – questo il nome della soluzione digital assurance dell’ente norvegese e fornita dal partner Vechain – è basata su piattaforma blockchain e permette di raccogliere e registrare i dati lungo tutta la filiera di produzione così da consentire ai consumatori di conoscere la “storia” della bottiglia acquistata, dalla tipologia di uva utilizzata, all’imbottigliamento, fino ai suggerimenti su come consumare nel migliore dei modi la bevanda.

L’azienda cinese VeChain, inoltre, ha collaborato con il Babyghost, per consentire al brand di moda di tracciare le materie prime utilizzate.

Nel mondo del fashion, inoltre, al fine di ostacolare la contraffazione, si registra anche il caso della collaborazione tra Provenance, azienda fornitrice di soluzioni blockchain per il tracciamento delle materie prime e il designer londinese Martine Jarlgaard.

Nel settore Retail, infine, va citato il caso Carrefour, che tramite tecnologia blockchain registra e qualifica ogni fase della supply chain (dai produttori allo scaffale) dando al consumatore, scannerizzando l’etichetta, la possibilità di conoscere il viaggio del prodotto lungo la tutta la filiera.

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