Nasce negli Stati Uniti ed opera come organizzazione no-profit, Junglekeepers, ed insieme ad esperti internazionali e comunità locali si prefigge tra gli obiettivi quello di proteggere la foresta amazzonica e contrastarne la deforestazione. Da oltre due anni l‘organizzazione vigila sul territorio, contrasta il disboscamento illegale e documenta una serie di specie uniche in particolare nella regione Madre de Dios dell’Amazzonia peruviana. All’interno degli attuali confini della riserva protetta da Junglekeepers, gli incidenti di disboscamento illegale sono diminuiti di oltre il 90% e gli episodi di acquisizione illegale di terreni scesi quasi a zero.

Il contesto ed il problema

La distruzione della foresta amazzonica è frutto, oltre che di fenomeni naturali dovuti anche al surriscaldamento del pianeta ed al cambiamento climatico, anche di attività umane come il disboscamento e l’incendio di terreni per l’agricoltura. Un circolo non virtuoso. Considerato come l’Amazzonia rappresenti di fatto il polmone del pianeta, la contrazione della superficie della foresta contribuisce ad accelerare gli effetti devastanti già in atto. Si stima che dal 1985 siano stati abbattuti oltre 870mila km quadrati di foresta, un’area più grande di Francia, Regno Unito e Belgio messi insieme (fonte: World Economic Forum, 2023). E, con decine di miliardi di alberi già eliminati, la regione si sta riscaldando ancora più rapidamente.

Procedere con le attività di piantumazione, in un contesto così difficile, è facile comprendere quanto possa risultare sfidante. Non solo per le condizioni climatiche, ma anche perché si tratta di lavorare nella giungla e di permanervi diverse ore/giorni esposti ad una serie di pericoli. Inoltre, considerato quanto sia prezioso il lavoro dei volontari è facile immaginare come automatizzando questi compiti, essi potrebbero concentrare il loro tempo e le loro risorse su lavori di maggiore impatto, come il pattugliamento dell’area per scoraggiare i taglialegna illegali, procedere con la formazione della popolazione locale sulla conservazione della foresta pluviale e la piantumazione di alberelli maturi.

Il metodo e la soluzione

I responsabili della ricerca sulla gestione forestale, così come le realtà che operano nell’ambito dell’automazione e della robotizzazione insieme con gli operatori di Junglekeepers riconoscono il bisogno di ricorrere alle tecnologie digitali più avanzate per accelerare le operazioni di ri-forestazione.

Lo spiega bene Dennis del Castillo Torres, direttore della ricerca sulla gestione forestale presso l’Istituto di ricerca sull’Amazzonia peruviana: “L’ Amazzonia è in pericolo. Per questo abbiamo bisogno che la tecnologia, la scienza e le conoscenze locali lavorino insieme per salvarla. Altrimenti arriveremo troppo tardi. La foresta pluviale può essere salvata, ma dobbiamo riunire tutti questi elementi per fare la differenza.

Moshin Kazmi
Moshin Kazmi, co-founder di Junglekeepers

E’ quindi importante combinare alta tecnologia e conservazione. Ci sono molte tecnologie che possiamo usare per preservare la foresta e la robotica può aiutare molto a riforestare più velocemente, ma dobbiamo essere molto selettivi. Dobbiamo usarlo nelle aree ad alta deforestazione per accelerare il processo di reimpianto”. Un pensiero cui fa eco quello di Moshin Kazmi, cofondatore di Junglekeepers: “In questo momento abbiamo perso il 20% dell’area totale della foresta amazzonica; senza l’uso della tecnologia oggi, la conservazione si fermerà”.

Ecco allora che in un laboratorio nella giungla, situato in una regione remota dell’Amazzonia peruviana, viene installato un cobot (robot collaborativo) Abb, Yumi il suo nome, per automatizzare le attività essenziali del processo di semina, che di solito è interamente manuale. Il cobot, alimentato sfruttando l’energia solare, scava una buca nel terreno, vi lascia cadere il seme, compatta il terreno e lo contrassegna con un’etichetta colorata. In questo modo è possibile ripiantare ogni giorno un’area delle dimensioni di due campi da calcio in zone che necessitano di rimboschimento.

I vantaggi e la roadmap

Si tratta di un progetto pilota supportato dalla tecnologia Robotstudio Cloud di Abb, che consente anche la collaborazione in tempo reale ai team e la programmazione a distanza abilita nuovi livelli di flessibilità e perfezionamento istantaneo, quindi maggiore efficienza e resilienza e l’ottimizzazione dei tempi di reimpianto. Robotstudio offre una precisione del 99% tra simulazione e realtà.
Ciò consente agli utenti di ridurre del 50% i tempi di collaudo delle soluzioni robotiche e di azzerare i tempi di fermo della produzione. Gli esperti di Abb possono quindi simulare, perfezionare e distribuire la programmazione necessaria per le attività di Yumi nella giungla addirittura dalla Svezia, a 12.000 km di distanza e su complessivi 55mila acri di foresta amazzonica. Non solo, dopo l’installazione iniziale, Yumi è in grado di svolgere i suoi compiti in modo autonomo, limitandosi a risolvere i problemi quando necessario.

Il cobot di Abb, Yumi, in azione
Il cobot di Abb, Yumi, in azione

E’ previsto che il programma pilota nella foresta pluviale con Robotstudio Cloud e Yumi duri circa sei settimane (è partito a maggio si concluderà a giugno 2023). Dopo la conclusione del programma pilota, Abb esplorerà le opportunità di assistere Junglekeepers su base più estesa, oltre a esplorare ulteriori opportunità per le sue soluzioni robotiche e le sue tecnologie cloud di svolgere un ruolo centrale nel guidare la trasformazione sostenibile. Concretamente automatizzare compiti altamente ripetitivi abilita i ranger ad intraprendere lavori di controllo più importanti nella foresta pluviale, aiutandoli a conservare la terra su cui vivono

Il progetto porta avanti anche l’obiettivo di Abb di contribuire alla trasformazione sostenibile attraverso soluzioni intelligenti di robotica e automazione, supportando le aziende ad aumentare la produttività, ridurre gli sprechi e massimizzare l’efficienza. Si ricorda a questo proposito anche l’iniziativa partita nel 2022 in collaborazione con la rete Parley Global Cleanup, organizzazione no-profit che raccoglie rifiuti plastici marini, per creare oggetti di design personalizzati, come mobili riciclati, utilizzando la stampa additiva 3D.

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