E’ la conformità alle normative la principale preoccupazione dei responsabili IT di aziende enterprise. Lo ritiene il 79% degli IT manager, preoccupati nella maggioranza dei casi (66%) che i dati – gestiti da troppe soluzioni puntuali di analisi e gestione – alla fine non risultino conformi.

E’ il punto di partenza di una chiacchierata con Fabio Pascali, regional vice president Italy Cloudera, che commenta le evidenze di una ricerca condotta da Coleman Parkes Research su un campione di 850 responsabili Itdm di grandi aziende in Emea (di cui 100 in Italia) e declina la strategia dell’azienda in Italia per supportare le aziende nell’essere delle data company. Le complessità non mancano, tenendo conto l’esplosione dei dati che secondo Idc già crescono con un tasso annuale del 61% dal 2018 e, a tendere, arriveranno a superare i 180 zettabyte (entro il 2025).

Una preoccupazione che si respira anche nelle aziende perché i due terzi (63%) ritiene che i dati frammentati rendano più difficile il rispetto delle normative di conformità. E la loro crescita continua, abbinata all’avvento di nuove tecnologie (tra le quali l’introduzione di analytics e AI), renderà più difficile garantire la conformità dei dati ovunque e in qualsiasi momento, sebbene molte organizzazioni abbiamo implementato soluzioni puntuali per gestirli durante tutto il loro ciclo di vita. Più di due terzi (69%) delle organizzazioni si dichiara preoccupata per la dispersione degli strumenti di data analytics, preoccupazione che sale al 77% nelle aziende di telecomunicazioni e al 76% nel settore pubblico e governativo.

Come gestire la complessità

Fabio Pascali, Cloudera
Fabio Pascali, regional vice president Italy Cloudera

In questo contesto, le aziende devono cercare di modernizzare le loro architetture dati ed evitare di affidarsi a diverse soluzioni puntuali perché la molteplicità di soluzioni si accompagna spesso a un aumento del costo della gestione dei dati (lo sostiene il 78% degli IT manager europei e il 68% degli italiani), dovuto ad investimenti in formazione per il corretto utilizzo degli strumenti e per la creazione di nuovi profili. Inoltre, per il 59% delle organizzazioni i silos di dati sono l’ostacolo principale nell’assicurare la conformità alle normative di compliance. “La difficoltà delle aziende nell’analizzare i dati quando sono racchiusi in silos rende difficile la loro gestione. Avere dati frammentati è un vincolo importante che pesa sui budget” precisa sul budget.

Se guardiamo alle aziende, il coinvolgimento dei budget su questo tema è significativo. In Emea le organizzazioni spendono più di un quarto del budget IT per la gestione dei dati. In Italia, oltre un impresa su 3 dichiara di destinarvi tra il 20 e il 30% del proprio budget IT e addirittura 1 su 5 spende tra il 30% e il 40%, mentre 1 azienda su 6 spende fino al 50%.
Commenta Pascali: “I dati ci dicono che le aziende italiane sono in una fase di maturità avanzata per quanto riguarda la gestione dei dati, superiore rispetto alla media Emea, ma la sfida ora consiste nel gestire i dati e ottimizzarli tra on-premise, cloud pubblico ed edge, indipendentemente dalla loro origine e distribuzione all’interno dell’azienda”.

“Quello che noto in Italia è che il cloud è ancora una priorità ma, seppure conviva con gli ambienti ibridi, guadagna spazio la repatriation”. Non è quindi la soluzione a tutto: tre quarti delle organizzazioni (76%) prevede di rimpatriare i dati dal cloud nei prossimi tre anni. Le motivazioni di questa decisione sono comuni a tutti i settori e legate a timori di compliance, cloud lock-in, cybersecurity e incapacità di elaborare di grandi volumi di dati. “E’ in questo scenario che la proposta di una hybrid data platform che permette alle aziende di scegliere come e dove gestire i propri dati garantisce agilità, una piattaforma indipendente dal mondo infrastrutturale che deve gestire. La partnership dello scorso settembre stretta con Amazon Web Services, accanto alle attività con Microsoft e Google Cloud, conferma questa impostazione aperta. Noi abbiamo un approccio Paas che lavora con tutti i cloud provider sul mercato”.
L’accordo di collaborazione strategica con Aws prevede che Cloudera rafforzi il rapporto tra le due aziende, mettendo a disposizione la piattaforma di Cloudera su Aws per supportare progetti di AI generativa a livello enterprise. “Ha una valenza sia tecnologica nativa che commerciale a supporto dei clienti che utilizzano Aws, ma rimaniamo sempre fedeli al nostro approccio open source a disposizione di cloud on prem. Il mondo infrastrutturale sul quale poggiamo la nostra data platform è invariante”.

La preoccupazione maggiore legata alla compliance dei dati è sentita dalle pubbliche amministrazioni (62% rispetto a una media del 55%), seguite dalle imprese dell’energy e utility (60%). Mentre i settori bancario e sanitario sono più preoccupati per il cloud lock-in un freno per non migrare i dati in cloud (circa il 62% del campione contro una media del 54%), così come le aziende del manifatturiero (59%) e del mondo assicurativo (62%) temono maggiormente gli aspetti di cybersecurity, colpite dagli hacker in modo importante negli ultimi anni. “La gestione del dato end to end, sia messo in datalake o in data warehouse, ci permette di coprire tutto il ciclo di vita del dato da quando nasce grazie anche alla GenAI embedded nella nostra piattaforma con benefici che riguardano anche gli aspetti di sicurezza”, puntualizza in merito Pascali. 

Vertical di mercato

Un approccio che nel 2023 ha visto il business di Cloudera distribuito su più realtà in diversi vertical di mercato dove il settore PA ha registrato una importante crescita, diventando il quarto pilastro accanto a finance, telco e energy. “Le aree di sviluppo per il 2024 riguardano il manufacturing perché è un mondo con un patrimonio di dati spesso non gestito, il mondo del pharma e della PA locale anche in questo caso molto collegata al mondo della sanità” precisa Pascali.

Ritornando ai dati della ricerca, si evince che per il settore banking&finance il principale driver di business per l’utilizzo di strumenti di analytics è l’aumento dei ricavi (46%) con un minore impatto dell’ottimizzazione dei servizi al cliente (28%). Per il settore assicurativo l’impiego degli analytics riguarda l’aumento della produttività (49%) con molta attenzione alla conformità degli obiettivi di sostenibilità (46%). Per gli altri settori guida l’incremento della produttività (telecomunicazioni, manufatturiero, sanità, energy&utility). Rimane la riduzione dei costi il driver principale per il settore pubblico, cosi come la customer experience per il settore retail.

Prossima l’apertura di un ufficio in zona Gae Aulenti, l’ormai “IT Valley” milanese, dove negli ultimi anni hanno portato le loro sedi molte delle Big Tech, non a caso anche i maggiori cloud provider (Microsoft, Aws, Google Cloud, Oracle).

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