“La Sanità italiana è oggi a macchia di leopardo, sia nei modelli organizzativi, sia nei modelli decisionali, sia nell’interpretazione di come la tecnologia dovrebbe entrare nel DNA dell’intero Sistema Sanitario”. Ne parla Annamaria Di Ruscio, amministratore delegato di NetConsulting cube, fornendo alcuni importanti spunti di riflessione che emergono dalla ricerca “eHealth Lab”, realizzata da NetConsulting cube con la collaborazione di AISIS (Associazione Italiana Sistemi Informativi in Sanità), presentata in occasione del Digital Health Summit 2018, un importante momento di approfondimento dei fenomeni e delle evoluzioni del Sistema Sanitario Italiano.

Annamaria Di Ruscio, Amministratore Delegato di NetConsulting cube, Presidente e Amministratore Delegato di Sirmi
Annamaria Di Ruscio, Amministratore Delegato di NetConsulting cube e Sirmi

Il Digitale in Sanità è ancora poco significativo in termini di spesa. “Stiamo parlando di 1,6 miliardi di euro che rappresentano solo il 2,4% del Mercato Digitale complessivo – precisa Di Ruscio – Con una metafora potremmo dire che se il Mercato Digitale pesasse un kilo, la Sanità Digitale peserebbe solo 24 grammi, quindi un peso piuma”.
Una spesa che si concentra per l’80% sul running, ossia sul mantenimento dell’esistente, mentre incide molto poco sull’innovazione. “La Spesa innovativa digitale all’interno della Sanità è pari solo al 13%. Questa piccola quota non riesce ancora ad incidere significativamente nell’imprimere una velocità diversa alla trasformazione in Sanità”.

Quest’anno la ricerca ha affrontato un aspetto fondamentale, non solo per la Sanità italiana, ma per tutto il Sistema Sanitario internazionale, ovvero il modello di Michael Porter del Value Based Healthcare: il nuovo framework di riorganizzazione dei sistemi sanitari basato sui concetti di valore, qualità e innovazione per la salute dei pazienti. “Per Porter ci sono 6 pilastri importanti, di cui l’ultimo è proprio la costruzione di una piattaforma tecnologica abilitante che consenta l’erogazione di servizi a valore” spiega Di Ruscio.

Dall’analisi emergono una grande distanza del nostro Sistema Sanitario rispetto a questi temi e forti disomogeneità territoriali nei modelli organizzativi, decisionali e nell’adozione dell’innovazione tecnologica.

Come superare questo status quo?

Prima di tutto, “bisogna costruire con tutti gli stakeholder un modello di governance più ampio e olistico in cui esista una garanzia di uniformità di trattamento all’interno dell’intero Sistema” precisa Di Ruscio. Il secondo tema è costruire insieme una Digital Strategy, per consentire alle tecnologie e all’innovazione di entrare effettivamente nei piani evolutivi del Sistema Sanitario. Il terzo riguarda i modelli organizzativi che devono abbandonare l’approccio a silos e diventare più organici e integrati.
L’ultima necessità non può che riguardare le competenze “non solo di natura tecnologica, ma skill che dovranno rinnovarsi all’interno di tutto il Sistema, dalle Regioni, alle aziende ospedaliere pubbliche e private e a tutte le altre strutture chiamate a gestire il gap territoriale”. Nella videointervista tutti i dettagli.

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