In questo periodo di emergenza sanitaria, lo smart working ha rappresentato per aziende e dipendenti l’unica possibilità per assicurare la business continuity. Tante aziende hanno esteso il periodo di lavoro con questa modalità, tantissime stanno pensando di valutarne l’applicazione anche ad emergenza conclusa. Enormi i vantaggi. Oltre alla sicurezza, la possibilità di abbattere alcuni costi, di risparmiare nell’adozione dei sistemi di controllo e sanificazione necessari per la riapertura degli uffici, e soprattutto il documentato incremento della produttività dei dipendenti (in circa il 70% dei casi).

Linkedin tuttavia ha evidenziato alcuni insight relativi all’impatto del lavoro da casa sulla salute mentale dei professionisti italiani, tali da richiedere e suscitare qualche riflessione. Quasi un professionista su due (46%) si sente più ansioso o stressato, poco meno di due su dieci (18%) riscontrano un impatto negativo sulla propria salute mentale e un professionista su quattro denuncia problemi di concentrazione.
Soprattutto, oltre sei lavoratori su dieci dichiarano di non ricevere sostegno da parte delle propria azienda per il proprio benessere fisico. Linkedin inoltre rileva un incremento di circa il 55% di conversazioni tra gli account collegati che riguardano la salute mentale ed il lavoro da casa. 

Da qui i consigli offerti da Cameron Veasey, Brand Communications and Social Impact expert di Linkedin, mentre Laura Parolin, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi, così commenta il momento che stiamo vivendo e i dati: “la letteratura scientifica ci dice che gli effetti psicologici delle emergenze sanitarie persistono ben oltre la durata effettiva della crisi. Lavorare da casa mantenendo un buon equilibrio tra lavoro e vita privata è solo uno degli aspetti che influisce sul nostro benessere e sui crescenti livelli di stress. Può risultare difficile, infatti, mantenere la concentrazione sul lavoro quando si hanno bambini piccoli a casa, mentre altri sono preoccupati per le condizioni di salute dei propri familiari”.

Laura Parolin
Laura Parolin, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi

Il primo di questi è forse anche il più difficile da seguire, in tono colloquiale si direbbe “mettere i paletti”. E’ necessario fissare dei confini, perché vita personale e professionale tendono a confondersi. Il calcolo delle ore extra lavorate praticamente va perduto, ed invece sarebbe opportuno fissare comunque un orario chiaro di inizio e fine giornata, anche per quanto riguarda la presenza online, che non è giusto garantire, se non già previsto, oltre l’orario di lavoro.

Il secondo tema è relativo alle pause, soprattutto quelle già previste anche dal diritto del lavoro e dalle leggi sulla sicurezza che prevedono di allontanarsi dallo schermo. E’ opportuno inoltre rispettare l’ora di pausa pranzo staccando occhi e testa dal lavoro, anche se la lista delle cose da fare è molto lunga.

Anche se l’emergenza sanitaria ha completamento cambiato le abitudini delle persone, in questa fase sarà invece opportuno riprendere l’abitudine di passeggiare almeno 30 minuti al giorno all’aria aperta e/o di ritagliare un momento di meditazione comunque almeno davanti ad una finestra aperta, per schiarire la mente e le idee. 

Come rimedio contro l’ansia invece gli esperti propongono di riflettere su quali eventi sono effettivamente sotto il controllo di ognuno e quali invece necessariamente sfuggono a questo controllo e come tali non meritano di governare negativamente i pensieri. Online in questo periodo non mancano poi le risorse per iniziare un percorso e riprendersi a muoversi come tanti strumenti per rimanere in contatto con le persone. Linkedin ha messo a disposizione 275 dei suoi corsi per gestire lo stress ed esercitare la propria resilienza, ma anche tre corsi per introdurre la mindfulness. Anche in questa fase la ricchezza relazionale rappresenta però il tesoro più grande. 

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