Non sono stati semplici i primi sei mesi di Emmanouel Raptopoulos, amministratore delegato di Sap Italia, nel suo nuovo ruolo a capo della filiale italiana. L’impatto dell’emergenza sanitaria ha distolto in parte l’attenzione da quella strategia annunciata poco prima della fine dell’anno che rimane però a tutti gli effetti confermata.

Non solo a livello locale (come il Sap Now di ottobre aveva anticipato) ma anche a livello mondiale a valle del recente Sapphire Now che avevano messo l’accento sull’impresa intelligente, enterprise, in grado di coniugare intelligenza ed emotività. Cita un pilota automobilistico Raptopoulos (Mario Andretti: “Se tutto è sotto controllo, le sfide sono più gestibili”) ripensando a questi mesi e ripercorrendo l’impegno di Sap per mettere la tecnologia al servizio delle aziende nella fase emergenziale, oltre che di ospedali e protezione civile. “Quello che vogliamo continuare a fare è dare una spinta all’economia del Paese, ai temi della sostenibilità in un momento in cui le stime sul Pil sono drammatiche, oscillano in perdita tra il 9-13%, in un contesto in cui la fiducia di cittadini e consumatori è decresciuta. Abbiamo vissuto una odissea, parola che evoca un’esperienza travagliata, talvolta eroica, come quella vissuta. Ma pur faticando a trovare le risposte giuste, possiamo cercare di delineare dei punti fermi sui quali puntare la ripresa”.

L’emergenza spinge la sostenibilità

I dati che commenta sono quelli delle evidenze di questi mesi: 8 milioni di persone in agile working, la crescita del 40% dell’e-commerce, l’impennata dei prodotti farmaceutici, il declino del fatturato del mondo della ristorazione, la preoccupazione del 70% delle aziende di registrare un calo di fatturato per il 2020 (fonte Idc, COVID-19 Impact Sentiment Survey). “Credo che il ruolo della tecnologia nella nuova fase post crisi sarà significativo. I dati rilasciati da Netcomm a inizio maggio evidenziano che, in assenza di altre alternative e in un solo mese dall’inizio della crisi sanitaria, si è registrato un salto evolutivo verso il digitale di 10 anni: le abitudini di acquisto e i comportamenti dei consumatori italiani si sono spostati a favore degli acquisti in rete. Non solo, la tecnologia usata per comunicare durante il lockdown si è rivelata fondamentale per mantenere contatti, lavorare, fare didattica a distanza, ma anche per eliminare sprechi e puntare sulla sostenibilità. Con lo smart working si sono ridotte trasferte, costi, inquinamento, e si sono definiti nuovi modelli di business. Ma sarebbe banale, per quanto importante, fermarsi qui: l’uso della videoconferenza è l’equivalente del fax negli anni ’80, a il vero valore della trasformazione digitale non risiede qui. Le aziende dovrebbero continuare a spingere una trasformazione più profonda”.

Emmanouel Raptopoulos, amministratore delegato di Sap Italia
Emmanouel Raptopoulos, amministratore delegato di Sap Italia

Torna Raptopoulos sul tema della sostenibilità non nuovo per Sap, che da anni pubblica il Sostenability Report, con un impegno costante per ridurre le emissioni di CO2 con competenze adeguate per indirizzare le agende dei clienti sui temi di sostenibilità, tra gli obiettivi definiti dall’Onu. “Le organizzazioni pubbliche e private hanno compreso l’importanza della tecnologia in questi mesi come una alternativa perseguibile per affrontare situazioni di emergenza, garantire la continuità del business, e in molti casi come un’opportunità per esplorare nuovi percorsi”.

Tre priorità per i Ceo

Se l’agenda dei Ceo a inizio anno conteneva parole chiavi come customer experience, semplificazione ed efficienza dei processi, digital supply chain, motivazione e coinvolgimento dei dipendenti, oggi con l’emergenza Covid-19 l’agenda è stata rivoluzionata: “è cambiato l’ordine delle priorità e sono emerse nuove urgenze” puntualizza Raptopoulos, elencandone tre da gestire.

La prima sfida è nelle mani del Cfo, che oggi ha un ruolo centrale nel board per gestire le risorse soprattutto in tempi di budget ristretti, decidendo su cosa investire nell’immediato e cosa posticipare, pensato alla continuità di business.

La seconda priorità è garantire la customer experience, cercando di supportare una internet supply chain che valorizzi i canali digitali per raggiungere i clienti, trovando nuove modalità per velocizzare il business. “E’ fondamentale disporre oggi di una catena di approvvigionamento forte e stabile che garantisca la continuità del business e relazioni digitali con clienti e partner, basate su fiducia e trasparenza. Anche se l’e-commerce era già un’area di investimento presente a inizio anno nell’agenda di molti Ceo, ha visto crescere la sua rilevanza durante la pandemia: a gennaio tra le attività digitali, l’e-commerce era all’ultimo posto presente solo nel 34% delle aziende (fonte Idc) oggi tutte le organizzazione hanno capito che non possono più trascurare lo sviluppo di un canale digitale per rafforzare la relazione con i loro clienti o l’apertura di una piattaforma di commercio elettronico”.

La terza priorità per tutte le aziende è garantire la salute e la sicurezza dei dipendenti, promuovendo modelli di lavoro, formazione, comunicazione che prima non erano contemplati, come lo smart working . “Ad esempio, il Comune di Milano è riuscito in poche settimane a migrare verso il nuovo approccio e ora ha oltre 4mila dipendenti in smart working – precisa Raptopoulosma tutti i Ceo hanno dovuto rivedere le modalità di lavoro delle proprie aziende nel giro di poche settimane, promuovendo modelli di lavoro prima non consolidati”.

L’opportunità cloud

Per il mondo enterprise il ritorno al lavoro prevederà distanziamento sociale, contact tracing, definizioni di correte procedure, app di gestione, strumenti per definire le corrette procedure. “A tutti è richiesto di prepararsi e il cloud diventa un scelta auspicabile anche se non sempre facile da adottare – sostiene Raptopoulos -. Il mercato italiano vede le Pmi, asse portante della nostra economia, valutare il cloud pubblico per i propri progetti di trasformazione digitale, mentre le grandi aziende enterprise preferiscono un approccio ibrido. Ma il digital divide non permette a tutti di essere efficienti e di impostare progetti trasformativi. Le aziende dovrebbero trarre vantaggio da questa transizione verso il cloud che noi sosteniamo insieme a partner (come Tim con Operazione Risorgimento Digitale) supportandoli con soluzioni finance e progetti di up skilling sulle competenze. Non è un task facile, servono iniziative. Per questo ricerchiamo partnership di lungo termine, empatia con i partner, qui sta il valore che dobbiamo portare al mercato”. La seconda metà del primo anno di Raptopoulos come Ceo italiano avrà altrettante sfide da indirizzare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA