Le imprese italiane vivono un momento di profonda trasformazione, stimolato giocoforza anche dalle criticità dettate dal contesto ancora di emergenza attuale. La trasformazione, sfruttando gli strumenti ed i servizi digitali già oggi disponibili può portare “tutte” le aziende ad esprimere meglio le proprie capacità, sulla scorta di una nuova consapevolezza e di una rinnovata fiducia.

In questo contesto InfoCamere, per conto delle Camere di Commercio italiane gestisce il Registro delle Imprese, ed eroga una serie di servizi fondamentali per aiutare gli imprenditori, tra cui il Cassetto Digitale per l’ImprenditoreNe parliamo con Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere

Come nasce l’idea del Cassetto Digitale per il Cittadino Imprenditore e perché è importante?

La missione di InfoCamere è quella di assistere le Camere di Commercio nel dare risposte innovative ai bisogni delle imprese. Oggi un’impresa è tale solo se è digitale: nei processi come nell’organizzazione, ma soprattutto nella visione di quello che vuole essere e che vuole diventare. Altrimenti, semplicemente, non è un’impresa del nostro tempo. Nell’inventare l’iPhone, Steve Jobs raccolse il suggerimento di Stewart Brand – uno dei maggiori esperti di tecnologie digitali – che gli disse “Tu stai cercando di cambiare la testa della gente, ma è tempo perso. Cambia gli strumenti che hanno in mano e cambierai il mondo”.
Il 
Cassetto Digitale dell’Imprenditore è figlio di questa visione. Gestendo il patrimonio informativo pubblico su tutte le imprese italiane – attraverso il Registro delle Imprese – e dialogando ogni giorno per via telematica con migliaia di imprese e professionisti, ci siamo resi conto che il lavoro fatto fin qui attendeva un punto di caduta che mettesse al centro la figura dell’imprenditore. Dare a chi gestisce un’azienda la possibilità di avere letteralmente a portata di mano, nello smartphone – perciò ovunque – rapidamente e in sicurezza i documenti ufficiali della sua impresa per condividerli in tempo reale, ci è sembrato l’esito naturale del lungo percorso per semplificare il rapporto tra impresa e Stato su cui camminiamo ormai da quarant’anni, e contribuire alla digital transformation di milioni di cittadini-imprenditori.

Imprenditori e aziende italiane sono pronti a sfruttare i servizi sempre più numerosi offerti da InfoCamere come dai portali della Pa? Perché l’accoglienza di questi servizi a lungo evocati poi in verità si rivela, almeno inizialmente, lenta? Non c’è ancora una sensibilità digitale o semplicemente non si conoscono le possibilità?

Entrambe le cose. In Italia operano oltre 6 milioni di imprese, un unicum in Europa, e il 95% di esse è fatto di realtà piccole o addirittura “micro”. Nonostante gli sforzi di InfoCamere e del sistema camerale – attraverso la propria rete territoriale di Punti Impresa Digitale (PID) – e di quelli messi finora in campo da altre istituzioni e associazioni, la strada da fare è ancora moltissima per raggiungere in modo capillare tutte queste realtà. A questa difficoltà si aggiunge, in molte parti del territorio nazionale, quella di non poter ancora toccare con mano l’innovazione per via di un accesso limitato alle reti veloci. Non c’è dubbio che si tratti di fattori fortemente limitanti per la diffusione dei servizi digitali della Pa. Ma il passo decisivo da fare per entrare nella dimensione digitale è anzitutto culturale.

Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere

Poco prima dell’esplosione della pandemia, rispondendo ad una ricerca condotta da UnionCamere sull’importanza del digitale per le Pmi, il 40% degli imprenditori rispondeva che alla loro azienda Internet non serviva! L’opera più difficile per allargare il perimetro dell’economia della conoscenza al maggior numero di imprese è quella di scalfire questa base. Lo tsunami del coronavirus si è abbattuto su queste certezze lasciando tanti imprenditori, culturalmente impreparati, sul margine di un guado che va oltrepassato perché non è possibile restare sulla sponda del “si è sempre fatto così”. Dobbiamo aiutarli a rendersi conto che, per assicurare un futuro alle loro imprese, possono e devono attraversarlo

Riferendosi sempre ai servizi digitali per aiutare le imprese, cosa manca ancora, dal suo punto di vista? Dove bisogna lavorare e cosa fa InfoCamere per accelerare la digitalizzazione?

Anche se il termine è più che abusato, questa è una vera “sfida” che si vince lavorando insieme. Nessuno ha la ricetta magica e da soli non si va lontano. Certo, alcuni passaggi possono dettare delle svolte importanti che vanno capitalizzate, valorizzate e condivise. Il Codice dell’Amministrazione Digitale, ad esempio, ha indicato alcuni punti fermi per lo sviluppo di applicazioni e servizi della Pa che vanno nella giusta direzione: mobile first e digital by design non sono formule alla moda ma mattoni di un edificio che le Pa devono costruire insieme.
La nascita di 
IO – l’applicazione per dare ai cittadini un accesso semplice e sicuro ai dati e alle informazioni della Pa – è uno dei frutti di questa impostazione. Il Cassetto Digitale dell’Imprenditore ne rappresenta la declinazione per quella particolare categoria di italiani che sono i sei milioni di cittadini-imprenditori e completa uno scenario in cui cittadinanza civile e cittadinanza economica hanno spazi in cui crescere e trovare risposte alle proprie esigenze digitali.

Le app digitali, in assenza di strumenti e infrastrutture adeguati, restano spesso come cattedrali nel deserto. Come legge questo problema?

Perché le realizzazioni della Pa possano far fare quel passo avanti “quantico” che serve all’Italia per recuperare il profondo gap digitale che la relega in coda ai Paesi Europei, è indispensabile raggiungere una massa critica di identità digitali. Non ha senso una Pa che si sforza di diventare digitale se di fronte non riesce ad avere interlocutori anch’essi digitali. La fortissima accelerazione nella diffusione dello Spid – come effetto collaterale dell’esperienza del lockdown – sta finalmente aprendo la via per raggiungere in modo massivo servizi come il Cassetto Digitale dell’Imprenditore che, come altri, ha risentito della sindrome della “cattedrale nel deserto”. Credo che, se batteremo il ferro finché è caldo – realizzando a febbraio prossimo lo switch-over del maggior numero possibile di Pa al digitale – questa fase storica potrà segnare un punto di svolta sotto questo profilo.

Quali saranno i prossimi passi avanti sia riguardo il Cassetto Digitale dell’Imprenditore, sia su eventuali altre iniziative InfoCamere.

Il Cassetto Digitale è una tappa di un progetto ambizioso che punta a far maturare una coscienza digitale diffusa nell’imprenditoria italiana. I prossimi passaggi saranno legati all’attuazione del domicilio digitale – che, con l’identità digitale, completa gli attributi della cittadinanza cui dovremo abituarci – e alla possibilità di rendere più accessibili i servizi digitali della Pa dedicati alle imprese.
Oggi l’imprenditore trova nel suo cassetto il proprio certificato di “esistenza” – la visura – anche già tradotta in inglese, i bilanci, lo statuto, l’intero fascicolo d’impresa e tutte le pratiche che ha avviato allo 
Sportello unico per le Attività Produttive (Suap) del proprio comune (se è uno dei 4mila che si avvalgono della piattaforma nazionale delle Camere di commercio impresainungiorno.gov.it) e anche le fatture elettroniche se ha scelto di utilizzare il servizio delle Camere di Commercio fatturaelettronica.infocamere.it.

A questi si aggiunge la possibilità di gestire la propria firma digitale in modo evoluto, grazie al token wireless DigitalDnaIC messo a punto da InfoCamere per rendere ancora più semplice il suo utilizzo in mobilità. Domani la piattaforma impresa.italia.it potrà aprire all’imprenditore le porte dei big data della Pa e allargare le opportunità di incontrare i partner che cerca con la sicurezza di conoscerli attraverso le informazioni ufficiali del Registro delle Imprese.

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