Risale al 17 febbraio 2016 il Decreto con cui il Ministero dello Sviluppo Economico ha
introdotto la nuova modalità per la costituzione di startup innovative in
forma di società a responsabilità limitata. Da quella data, gli imprenditori italiani possono costituire nuove startup in modalità completamente digitale, avvalendosi del supporto della Camera di Commercio di appartenenza, ma anche in modalità del tutto autonoma, con un risparmio sui costi d’avvio stimato intorno ai duemila euro rispetto alle procedure di costituzione tradizionali tramite atto notarile.
A partire dal 22 giugno 2017 poi, le startup innovative costituite online hanno potuto ricorrere alla piattaforma dedicata anche per modificare il proprio atto costitutivo o il proprio statuto. La modalità online ha incentivato la costituzione di nuove realtà, così come riporta anche il più recente report con la fotografia aggiornata al 30 settembre della 17esima edizione del Rapporto trimestrale di monitoraggio pubblicato gli ultimi giorni di ottobre dal Mise, in collaborazione con Unioncamere Infocamere

Sono 3.422 complessivamente le startup innovative avviate grazie alla modalità di costituzione digitale e gratuita; in particolare nel terzo trimestre dell’anno in corso si sono iscritte nella sezione speciale 292 realtà, il numero più alto dal 2016, dato che il Mise colloca all’interno del lieve contesto di ripresa del sistema industriale, confermandone il trend. Per esempio bisogna tener conto, nel leggere questo numero, della ripresa delle attività nel terzo trimestre 2020 a seguito dei vari provvedimenti legati al contrasto dell’emergenza da Covid-19, la quale ha inciso fortemente sull’intero sistema industriale italiano.

E rispetto al trimestre precedente sono 255 su 292 le startup innovative avviate sfruttando la possibilità di redigere l’atto costitutivo del tutto online. I numeri dicono che 2.475 realtà complessivamente hanno preferito la procedura completamente online, sfruttando per esempio la validazione degli atti fondativi basati sulla firma digitale. Mentre 947 realtà hanno scelto di farsi aiutare dai servizi di assistenza della Camera di Commercio competente, con il vantaggio di vedere attribuito già al momento della costituzione lo status di startup innovativa. Solo 90 startup hanno optato invece per la costituzione offline tramite atto pubblico (presso un notaio). Un dato positivo anche quello riguardante l’attività ancora in corso di circa il 95,7% delle startup da quando è possibile sfruttare la costituzione online.   

Le facilitazioni della modalità di costituzione completamente digitale sono state scelte dal 42,3 delle startup solo nel corso dell’ultimo trimestre, percentuale anche questa in crescita rispetto al 38% riferita all’ultimo anno nel suo complesso.

Mise - Utilizzo nuova modalità di attivazione startup innovative (su elaborazione Unioncamere)
Mise – Utilizzo nuova modalità di attivazione startup innovative (Fonte: elaborazioni Mise su dati Infocamere)

Interessante il dato relativo al tempo medio d’attesa tra la costituzione e l’iscrizione dell’azienda nella sezione speciale del registro delle imprese dedicata alle startup innovative per cui è necessaria la verifica dei requisiti da parte della Cciaa competente. Le realtà costituite online attendono 38 giorni per ottenere l’iscrizione nella sezione speciale, ma nell’ultimo anno i tempi di attesa medi si sono ridotti a 28 giorni.

Startup innovative, l’analisi territoriale

L’analisi del rapporto evidenzia importanti differenze sia per quanto riguarda la distribuzione regionale delle startup costituite con la nuova modalità, sia per quanto riguarda il tasso di adozione della modalità online sul totale delle nuove startup costituite. La distribuzione territoriale delle startup innovative costituite online non è analizzata quindi soltanto in funzione della popolazione complessiva di imprese innovative localizzate nell’area, ma anche in relazione al tasso di adozione della nuova modalità sul totale delle nuove startup.

Così, tra ottobre 2019 e settembre 2020 la regione che si è distinta per tasso di adozione della modalità di costituzione online, sul totale delle realtà costituite digitalmente, è la Basilicata (88,5% delle realtà costituite con la nuova procedura), seguita da Sardegna (66,7%) e Calabria (54%) che sono anche le uniche regioni con la Basilicata a superare la soglia del 50%; la Lombardia, in questa classifica si colloca invece di qualche punto percentuale al di sotto della media nazionale. Allo stesso tempo proprio la Lombardia, in termini assoluti, consolida la sua posizione di vertice con 928 startup costituite online, oltre un quarto del totale nazionale (27,1%). In seconda e terza posizione si collocano il Lazio, con 380 (11,1%), e il Veneto, con 377 (11%).

Mise – Distribuzione regionale startup innovative costituite con la nuova modalità

L’analisi ancora più in dettaglio per quanto riguarda la distribuzione geografica evidenzia Milano come la città più attiva per startup innovative avviate con la nuova modalità (581 imprese), seguita da Roma, e come comunque siano state costituite startup innovative online in ben 104 province. Il report però evidenzia anche come territori particolarmente popolosi siano in alcuni casi sottorapresentati (per esempio la provincia di Torino – quarta provincia in Italia per popolazione di startup innovative – conta solo 60 imprese create online).

A fronte di un tessuto di realtà che senza dubbio è molto vivo e di interesse per gli investitori, resta il problema della capacità di valorizzare le idee migliori. Da una parte Block-Builders.net registra come le startup europee abbiano ricevuto il 127% in più rispetto al 2016 per quanto riguarda il capitale di crescita, e siano confluiti 34 miliardi di dollari (rispetto ai 15 miliardi del 2016); allo stesso tempo, un recente report McKinsey, Europe’s Start-up Ecosystem: Heating up, but still Facing Challenges, evidenzia anche come le startup europee, rispetto a quelle Usa e asiatiche fatichino poi a “sfondare” sul mercato per cui quelle valutate nel tempo miliardi di dollari siano appena il 14% delle startup innovative create. Tra i freni allo sviluppo, le differenze di regolamentazioni in seno all’Unione ma anche comunque una minor propensione a finanziamenti considerati “di rischio” rispetto allo scenario Usa. 

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