Nella fase attuale in cui le aziende stanno reimpostando le loro strategie in un’ottica sempre più sostenibile e digitale, il tema del Diversity Management è sempre più all’attenzione del business.  

Con il termine Diversity Management si intendono infatti quelle pratiche e politiche che mirano a rispettare tutte le diversità all’interno di un’azienda, supportando diversi stili di vita e rispondendo alle esigenze di ognuno.

Il Diversity Management supporta il cambiamento aziendale ed è strettamente correlato anche al raggiungimento di un futuro sostenibile. Sono tre, infatti, gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu che attengono a questa tematica:

  • parità di genere (obiettivo 5), che si propone di eliminare ogni forma di discriminazione e violenza per tutte le donne, puntando alla parità di genere nei diritti e nell’accesso alle risorse economiche, naturali e tecnologiche, nonché alla pari opportunità di leadership a tutti i livelli decisionali, politici ed economici;
  • lavoro dignitoso e crescita economica (obiettivo 8), incentrato sulla promozione di un nuovo modello di sviluppo economico che coniughi crescita e salvaguardia ambientale, garantendo inclusione ed equità nella distribuzione delle risorse economiche e delle condizioni lavorative;
  • riduzione delle disuguaglianze (obiettivo 10), che punta all’adeguamento delle politiche e degli strumenti legislativi per ridurre, in ogni Paese, le disparità basate sul reddito, sul sesso, l’età, la disabilità, la razza, la classe, l’etnia, lo status economico o di altra natura.

In questo scenario, quali sono le diversità da esaltare all’interno delle aziende, nella relazione con i clienti e con i territori? E come la tecnologia digitale può aiutare a valorizzare le tante diversità?

Un tema dibattuto durante l’evento “Il Diversity Management nell’era della transizione digitale – Gestire e valorizzare le diversità per aziende più sostenibili”, quarto appuntamento del ciclo di incontri dedicati alla Sostenibilità Digitale organizzati da TIM e Google Cloud, insieme a NetConsulting cube, che ha cercato di rispondere a queste domande, partendo da una intervista a chi ha fatto della inclusione e della diversità uno stile di vita e di lavoro: Chiara Garofoli, Senior Legal Counsel (International Litigation) & #IamRemarkable Site Lead di Google e Andrea Rubera, People Caring & Inclusion Manager di TIM.

Due storie di inclusione

Il percorso di Chiara Garofoli nell’ambito della diversity rimarca come servano impegno, passione e un credo personale molto forte. Laureata in Giurisprudenza all’Università di Pavia, Chiara Garofoli entra in Google circa 10 anni fa nell’area Legal: “Sento molto vicini a me i temi della diversity perché nella mia carriera di avvocatessa ho sperimentato delle situazioni lavorative in cui si tendeva a favorire una certa omologazione. Nel mondo dei grandi studi legali, le donne sono sempre state e sono ancora oggi una minoranza” racconta.

Chiara Garofoli, Senior Legal Counsel (International Litigation) & #IamRemarkable Site Lead di Google
Chiara Garofoli, Senior Legal Counsel (International Litigation) & #IamRemarkable Site Lead di Google

In Google, Garofoli percepisce fin da subito che si tratta di una realtà molto diversa rispetto a quelle vissute in precedenza: “Google è un’azienda che mi ha fatto subito avvicinare al tema dell’importanza della valorizzazione delle diversità e dell’inclusione. Lo ha fatto fornendomi la possibilità di sentire voci diverse di persone che si sono sentite escluse per non poter portare il loro true self al lavoro. Così ho cominciato a capire che anch’io in passato ero stata vittima di qualche episodio di discriminazione. In Google ho trovato terreno fertile per iniziare a fare un percorso attivo, potendo mettere a servizio dell’azienda le mie competenze e la mia buona volontà per cercare di favorire la diffusione della cultura della diversità. Google mi ha fatto sentire autorizzata ad occuparmi di questa tematica, indipendentemente dal ruolo aziendale che ricoprivo e dal fatto che non sono una funzione HR” sottolinea Garofoli. “Diversity Management e inclusion sono valori che Google tiene in massima considerazione nell’ideazione dei prodotti, nelle strategie di crescita aziendale e nei processi di recruiting e di retention dei dipendenti. Viene favorita la cultura dell’inclusione tra le persone offrendo occasioni di confronto, formazione e sperimentazione di progetti di cui le persone si possano fare promotrici per traguardare i temi legati alla diversity”.

Andrea Rubera, People Caring & Inclusion Manager di TIM
Andrea Rubera, People Caring & Inclusion Manager di TIM

Andrea Rubera racconta l’inizio del suo percorso nell’ambito diversity e inclusion: “Sono entrato in TIM nel ruolo di People Caring & Inclusion Manager nel 2014, quando l’azienda aveva già cominciato da qualche anno il percorso verso gli ambiti della diversity e inclusion. Ho accettato volentieri di occuparmi di questi temi: all’esterno dell’azienda io vivo già la diversità su di me, sulla mia famiglia, sui miei interessi, sul mio networking”. Nel suo percorso sul tema diversity TIM ha provato, in un primo momento, a seguire i modelli dei champion internazionali, ma poi l’azienda ha compreso di doversi “ritagliare un abito completamente su misura”, adatto ad un’azienda che non è una multinazionale, ma che ingloba tutte le peculiarità della società italiana. “Sono stati individuati tre filoni tematici su cui lavorare: fare emergere i bisogni dal basso, valorizzare l’unicità delle persone e la contaminazione tra le diversità, lasciare tracce tangibili dell’impegno dell’azienda sulle tematiche dell’inclusione e della diversità nella sua identità organizzativa, nei documenti ufficiali e nella comunicazione interna ed esterna” spiega Rubera.

Le iniziative delle aziende

Le esperienze personali si legano a due iniziative concrete che Google e TIM hanno intrapreso per sostenere e farsi promotori del tema Diversity & Inclusion.  #IamRemarkable, l’iniziativa nata in Google nel 2015 che aiuta le donne e le minoranze a comprendere l’importanza dell’autopromozione fornendo gli strumenti utili per sviluppare questa abilità e “4 Weeks 4 Inclusion” (#4W4I), l’iniziativa ideata da TIM nel 2020 dedicata ai diversi aspetti dell’inclusione.

#IamRemarkable è un’iniziativa nata da due donne e originariamente pensata per le donne – spiega Garofoli –. Negli anni il progetto si è ampliato a tutte le minoranze ed è stato esportato anche all’esterno dell’azienda: oggi sono 1.000 le aziende che oltre a Google offrono questo percorso di formazione ai propri dipendenti” spiega Garofili, Site leader dell’iniziativa.

“La riflessione alla base di #IamRemarkable sta nel fatto che ognuno di noi è unico e diverso dagli altri. La diversità è un valore, una ricchezza e ciascuno può essere un importante alleato per chi, sentendosi diverso, può dubitare delle proprie competenze e sentirsi inadeguato”. Sono oltre 300.000 le persone che negli anni sono state coinvolte in questa iniziativa nel mondo, più di 7.000 solo in Italia. “Questi numeri sono stati raggiunti grazie alla partecipazione delle numerose aziende che hanno creduto in questo progetto. Se consideriamo l’intera platea di facilitatori dell’iniziativa, i dipendenti di Google sono circa il 10%. La forza di questa iniziativa globale sta nelle persone di altre aziende che hanno deciso di impegnarsi in prima persona per diffondere la cultura dell’inclusione”.

“4 Weeks 4 Inclusion” invece allarga i temi dibattuti dalla disabilità al confronto intergenerazionale, dalla valorizzazione del contributo femminile all’orientamento sessuale e identità di genere, all’etnia e alla religione. L’edizione 2021 si è sviluppata su un calendario di 4 settimane di eventi digitali condivisi e ha visto la partecipazione attiva di oltre 200 aziende e 500mila persone.  “Sul tema della diversity & inclusion, TIM ad un certo punto ha compreso quanto fosse importante uscire dalla propria cultura organizzativa e confrontarsi e collaborare con altre realtà – racconta Rubera -. Per questo abbiamo cominciato ad avviare una rete di aziende italiane che hanno dato vita all’iniziativa “4 Weeks 4 Inclusion, un programma di eventi di 4 settimane dedicati ai temi dell’inclusione e della valorizzazione delle diversità. L’ultima edizione ha visto oltre 200 eventi e 200 aziende coinvolte. Un successo importante con l’obiettivo di tenere accesa la fiamma dell’inclusione. Su questo tema abbiamo capito che non si deve essere competitivi: si può contaminare, condividere e collaborare anche tra culture aziendali diverse e far sì che la cultura peculiare di ciascuna azienda si possa arricchire di altre culture.”

Il digitale a supporto dell’inclusione

Il digitale ha un ruolo chiave nel supporto della gestione della diversity e dell’inclusione. Ma come può valorizzare le tante diversità presenti in azienda? “Il digitale è molto importante perché è in grado di supportare delle esigenze specifiche: ad esempio nell’ambito della disabilità sensoriali e motorie, alcune lacune possono essere colmate solo con le tecnologie digitali – precisa Rubera -. In TIM ci sono circa 50 persone affette da sordità che sono state coinvolte in un progetto di total inclusion: è stato chiesto loro di impegnarsi in prima persona ed elaborare delle proposte di progetti di inclusione e tutte le idee pervenute erano basate sull’utilizzo di soluzioni digitali” 

“Il digitale può dare una grande mano nel sostenere il Diversity Management, soprattutto in questo momento dove si va sempre più verso il lavoro ibrido – conclude Garofoli -. Diventerà sempre più comune avere persone che lavorano insieme da remoto e persone che lavorano fisicamente in ufficio. Si dovrà prestare grandissima attenzione al fine di evitare qualunque tipo di discriminazione verso i dipendenti che si trovano a lavorare in uno dei due contesti. Dobbiamo imparare a convivere con il lavoro ibrido e impegnarci per non far sentire nessuno escluso. A tal proposito Google sta investendo nel preparare i manager alla gestione di queste nuove modalità di lavoro”.

Leggi tutti gli approfondimenti della Room Il Digitale per la Sostenibilità 

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