Cambia il perimetro di attenzione di ServiceNow che in un percorso pluriennale di crescita voluto dal Ceo, Bill McDermott, ha deciso di guardare oltre alle industry di riferimento anche al mondo della PA, che si sta ridestando in Italia con l’arrivo dei fondi europei del Pnrr, per portare il proprio supporto alla trasformazione della pubblica amministrazione. E’ con Filippo Giannelli, country manager di ServiceNow in Italia, che ritorniamo ad animare il Ceo Cafè, confidenti che d’ora in poi si possa sempre più rivedersi in presenza. Il focus rimane l’innovazione.

“Noi ci rivolgiamo al mondo industriale e privato – esordisce Giannelli – con una nuova strategia che ci sta portando ad espandere i nostri team a livello mondiale (oggi 20mila persone) per avere risorse preparate per investire in innovazione. In nostro approccio allo sviluppo guarda proprio all’innovazione che vogliamo mettere nei prodotti, e non alla compatibilità e alla integrazione con le versioni precedenti, perché vogliamo concentrarci sulla qualità dell’innovazione stessa“.

Una declinazione della strategia sulla quale insiste il Ceo che parla di salti importanti in tecnologia (“dobbiamo prepararci a una innovazione esponenziale”), determinati dal ritmo incalzante dell’innovazione non più frutto di una crescita lineare ma di una crescita a scatti, che incide sulla capacità delle aziende di cogliere le sfide e di essere reattive ai cambiamenti improvvisi in breve tempo. “Dobbiamo ragionare su nuove tecnologie e salti innovativi, la blockchain tra queste, che spingono le aziende a ridefinire nuovi modelli per cui è richiesto anche un change management per un continuo miglioramento sia dal punto di vista tecnologico sia di processo” precisa Giannelli.

Bill McDermott Knowledge 2021
Bill McDermott, Ceo di ServiceNow

“Mi spiego – precisa -: se voglio intercettare un nuovo modo di lavorare per i prossimi sei mesi, la tecnologia lo deve permettere senza tempi biblici, senza gravare sugli utenti e per questa ragione crediamo che il nostro ruolo sia quello di torre di controllo sui nuovi processi dei clienti, in grado di orchestrare in una unica visione tutti i processi end to end. Ma non è un compito facile, perché questa visione nelle aziende è ostacolata ancora da silos esistenti e da una conoscenza non sufficiente dei processi aziendali”.

Accanto all’attenzione dedicata all’innovazione, l’azienda sta portando avanti un impegno particolare sui temi Esg con una serie di soluzioni che valorizzano la piattaforma orientata in modo concreto ai temi della sostenibilità ambientale, sociale e di governance. “Un approccio che rimarca una transizione verso modelli di business diversi. L’attenzione al tema Esg è stata innescata dal fatto che la tecnologia deve essere flessibile per la gestione del cambiamento e la situazione degli ultimi due anni, che ha messo a dura prova il tessuto produttivo industriale da tanti punti di vista, ci ha mostrato come il ruolo della digitalizzazione sia stato fondamentale per parare il colpo”.

Cambiano gli interlocutori

Se la spinta all’innovazione è un primo punto che fissa i paletti della strategia, il secondo è l’ampliamento degli interlocutori con i quali ServiceNow vuole interfacciarsi rivolgendosi sempre più ai Cxo e al board delle aziende, con particolare attenzione ai Ceo. “Da 18 mesi abbiamo intrapreso questo contatto più diretto con Cxo di alto livello nelle aziende, parlano con i Ceo, perché dobbiamo fare in modo che la trasformazione digitale diventi per loro rilevante. A livello Emea stiamo portando avanti un team che declina la nostra visione tecnologica in chiave strategica per il business con una particolare attenzione sul tema”.

Filippo Giannelli, country manager Italia di ServiceNow
Filippo Giannelli, country manager Italia di ServiceNow

Il cambio di passo è legato al cambio della mentalità e dell’approccio dei C-level, perché la trasformazione digitale è un percorso che si costruisce anche parlandone, anche con il passaparola tra aziende diverse. “Ci sono molte progettualità che si stanno scoprendo sul campo, attraverso l’esaltazione delle best practice nei settori dell’industria, e questo fa sì che siano di stimolo. In questo quadro anche il Pnrr ha un ruolo di booster ed è importante partire con i progetti, metterli a terra, solo successivamente seguirà la fase di verifica del corretto utilizzo dei finanziamenti. Importante è partire”.

Una sveglia legata al fatto che si tratta di investimenti diluiti su più anni (“per chi deve fare grandi infrastrutture i tempi son incompatibili con i tempi di erogazione dei fondi e sarà difficile portare a termine nuovi progetti entro il 2026”) il cui successo è legato anche alla scelta delle giuste tecnologie in grado di non ritardare la partenza dei progetti (“il time to value diventa  un elemento importante per garantire il risultato”).

E cosi da gennaio la nuova “impronta” ha richiesto un cambio grafico del brand, nuove assunzioni, il potenziamento dell’ufficio romano con un direttore commerciale dedicato alla pubblica amministrazione per supportare enti, ministeri, municipalizzate con attenzione alle normative legate alla gestione dei dati sul mercato italiano.

L’attenzione lato aziende private rimane focalizzata sui vertical già presidiati, come quello del finance, con progetti legati alla definizione delle operation nell’ambito dei servizi finanziari, delle telco o del manufacturing & retail che banalmente devono gestire l’inventario di base. “L’ottica è quella di offrire alle aziende un’unica piattaforma IT a supporto del business management come nel caso di Lavazza che ha acquisito 6 aziende dal 2015 al 2018 e aveva la necessità di una gestione unificata. La capacità di orchestrazione e integrazione legata alla nostra piattaforma permette di a vere un approccio univoci nei processi e nella erogazione dei servizi, un aspetto fondamentale ad esempio nel  mercato manifatturiero. La nuova versione della piattaforma, San Diego, aggiunge strumenti di produttività, automazione e innovazione che rispecchiamo le sfide nell’ottica della crescita esponenziale. Non importa cosa succederà al mondo del lavoro, la nuova Now Platform saprà gestire le nuove esperienze”.

Strategia condivisa

L’azienda a livello mondiale sfiora i 6 miliardi di fatturato con una crescita del 30% anno su anno, che si inserisce nel piano tracciato da McDermott di portare l’azienda a un giro d’affari di 10 miliardi di dollari entro il 2024, per scalare fino a 15 miliardi di dollari nel 2026.L’Italia segue la stessa crescita in maniera fedele e continuiamo a crescere in assunzioni e in partnership, ricercando anche profili con competente Stem e non solo IT. La modalità di lavoro è ibrida, grazie alle nostre tecnologie che permettono l’occupazione della sede al 50%, garantendo sicurezza, distanziamento. Siamo gli stesso utilizzatori delle tecnologie che proponiamo”.

Una crescita organica, non per acquisizioni importanti (“portiamo a termine solo acquisizioni estremamente piccole che portano a bordo competenze tecnologiche da integrare nella piattaforma, come Intelliport Digital Solution”) ma dovuta anche alle diverse partnership stipulate, sia tecnologiche che consulenziali. L’ultima è quella di Celonis, azienda tedesca dedicata al process management che rileva le inefficienze all’interno dei processi core attraverso un motore di process mining che permette di fornire ai clienti una copia tecnologia dello stato di fatto dell’azienda al momento in cui si vuole efficientare il processo. Rimangono salde le partnership internazionali con Accenture, EY, Deloitte e Dxc Technology, alle quali si affiancano quelle realtà più locali.

Lato tecnologico continua “con soddisfazione reciproca” la partnership con Microsoft che permette lo scambio di best practice e informazioni con l’intero ecosistema per rafforzare la strategia: rivoluzionare il modo di lavorare delle aziende e della PA con un’esperienza “guidata” in modo intelligente attraverso una unica piattaforma, in grado di automatizzare e connettere qualsiasi processo. Sono poi le soluzioni verticali pensate per le diverse Industry, ad arricchire la piattaforma, per dare una mano ai singoli mercati. E alla PA.

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