Integrazione, efficienza e stabilità sono tre fattori critici che incidono sul lavoro dei team IT. Quando mancano, penalizzano il business delle aziende, questo perché le tecnologie IT tradizionali (siano storage, risorse di computing o per la connettività)non nascono progettate come un’unica soluzione integrata. Nutanix in questo contesto lavora per migliorare le prestazioni del cloud aziendale, abilita nuovi scenari di utilizzo in ambito Vdi e propone automazione integrata in sicurezza, in uno scenario sempre più multicloud. Su questi temi, Dheeraj Pandey, founder, ceo e chairman di Nutanix, apre l’edizione 2020 di Nutanix Now, un’edizione rigorosamente live, naturalmente adattata nel formato e nei tempi al rigore necessario per l’emergenza sanitaria, e legata a filo doppio con l’evento di Copenaghen .Next. 

Dheeraj Pandey
Dheeraj Pandey, founder, ceo e chairman di Nutanix

L’idea di Nutanix, declinata dal claim Bringing the Cloud Inside è quella di sfruttare i benefici del cloud in azienda a partire dalle risorse effettivamente disponibili, coniugando la semplicità di gestione e la scalabilità del cloud pubblico, con le possibilità di controllo sulle prestazioni e sulla sicurezza possibili nelle infrastrutture on-premise.

E’ il software “l’agente abilitante”. Per questo l’azienda ama definirsi a tutto tondo “un’enterprise software and solution company”. E’ quindi il software a rappresentare l’abilitatore dell’efficienza, per questo non serve – ed anzi è un fattore “lock-in” – imporre tutto lo stack. Bene quindi che le aziende scelgano i “pillar preferiti” nella loro architettura, con il software Nutanix ad abilitare effettivamente gli scenari multicloud e la possibilità di spostare dati e applicazioni nel cloud (o on-premise) a seconda di cosa sia più conveniente, un ambito in cui Nutanix interviene proponendo una soluzione intelligente per guidare le scelte del caso (Beam).

L’approccio permette di superare i limiti delle infrastrutture meno efficienti, gestite ancora a silo, sfruttando infrastrutture IT ibride con un modello cloud (e multicloud) funzionale alle reali esigenze aziendali, in modo da orchestrare i carichi di lavoro a seconda delle richieste applicative e senza limitazioni per quanto riguarda la libertà di scelta hardware, di hypervisor e del cloud pubblico preferiti.

Gli obiettivi, oltre alla promozione dell’efficienza operativa, saranno la riduzione dei costi e l’agilità aziendale, in uno scenario architetturale sicuro, con le soluzioni occorrenti per quanto riguarda gli scenari di disaster recovery, anche in questo caso erogabili As a Service.

Tarkan Maner
Tarkan Maner, Cco Nutanix

Entra nel vivo del tema Tarkan Maner, Cco Nutanix: Le infrastrutture iperconvergenti oggi devono evolvere in funzione dei nuovi scenari cloud, ibridi e multicloud”. Maner pone l’accento proprio su questi aspetti: “Le aziende prima di tutto chiedono di avere mano libera nella scelta, con la sicurezza di riuscire a scalare nel tempo i workload, secondo le esigenze, preservandosi la possibilità di poter cambiare in modo resiliente con l’occhio attento ai costi oltre che ai benefici”.

Nutanix, numeri alla mano, oggi conta circa 16mila clienti (+3.500 anno su anno), tra cui 70 realtà della classifica Fortune 100 e 41 della più ristretta Fortune 50. Maner: “Oltre il 98% delle aziende vive un’importante transizione da modelli di architetture hardware a modelli software con il 79% che ha già abbracciato modelli di trasformazione digitale in questa direzione, virtuosi tanto più quanto più la trasformazione digitale si indirizza proprio verso gli scenari di trasformazione applicativa”.

I numeri di Nutanix (Q12020)
I numeri di Nutanix (Q12020)

Il framework delle soluzioni Nutanix, basato sull’hyper-converged infrastructure, comprende un portfoglio multicloud per i tre pilastri di servizio (data center, DevOps e utente finale/edge), in grado di indirizzare le esigenze sia delle applicazioni cloud, sia di quelle legacy, quelle dei database alla base degli analytics, e gli scenari industriali avanzati abilitati da IoT e robotica. Database e analytics, ma anche IoT e robotica sono temi che riportano alla centralità dei dati. Nutanix sottolinea in questi scenari l’importanza dell’automazione delle operations basata sull’efficienza infrastrutturale in grado di generare risparmi sui costi operativi fino al 62%.

Questo in mercati che complessivamente secondo gli analisti cubano 50 miliardi di dollari di business, per quanto riguarda lo scenario software (multi-product) e circa 150 miliardi per quanto riguarda lo scenario specifico ITaaS (IT as a Service). 

Soprattutto Maner pone un importante accento sul focus multicloud di Nutanix “il cui portfolio prima di tutto ha la caratteristica di essere agnostico, per questo permette di volta in volta di scegliere – a partire proprio da “quello che si ha in casa” – dove far girare le applicazioni”. Da qui le partnership anche con l’ecosistema public cloud, per lasciare libere le aziende di spostare parte dei carichi su Aws, Azure e Google Cloud, oltre che il cloud Nutanix Xi o quello dei service provider (telco).

Nutanix - Il framework delle soluzioni
Nutanix – Il framework delle soluzioni

L’originalità della vision multicloud di Nutanix sta proprio nella proposta di un “continuum” dell’esperienza cloud dall’on-premise alla nuvola, nella possibilità di consumare risorse nello stesso modo ovunque esse siano, anche quando sono presso l’hyperscaler.

La proposta iperconvergente di Nutanix, con alle spalle la ricca esperienza nell’ambito Vdi, si è evoluta quindi superando la proposizione DaaS e ora indirizza qualsiasi esigenza di workload bi-modale (public cloud e on-prem). Oggi Nutanix occupa il quadrante in alto a destra del mercato Hci di Gartner (2019) vicina a VMware, ma con un punteggio più alto per quanto riguarda l’execution.

La scelta di Dainese

Interessante tra i casi italiani, quello di Dainese, la multinazionale che opera nel mercato dell’abbigliamento tecnico sportivo, per la protezione del corpo nelle attività sportive dinamiche. Con 800 dipendenti, tre sedi in italia, una negli Usa e un sito produttivo in Tunisia e due filiali in Cina, Dainese vanta un fatturato complessivo di oltre 200 milioni di euro.

Dainese opera con due data center locali (Molvena e Vicenza) e 70 server virtuali. L’infrastruttura, che per alcuni aspetti si rivela datata, spinge il management verso una nuova architettura per migliorare la governance abbattendo i costi di manutenzione e l’azienda per questo decide di abbracciare l’approccio iperconvergente. La scelta su Nutanix cade per la possibilità di implementazione veloce, senza dover fermare alcun servizio critico, ma soprattutto per il Roi chiaro e ben documentato.

Dainese sceglie quindi di installare due cluster, uno nella sede di Vicenza con un terabyte di Ram e 55 terabyte di disco e uno a Molvena sempre con un terabyte di Ram e 35 terabyte di disco. L’installazione dei cluster impegna l’azienda per soli due giorni; serve  qualche giorno in più per la migrazione delle macchine (una settimana circa per cluster). Il salvataggio dei dati di Dainese però, a implementazione finita, si riduce del 40% (in ordine di tempo) rispetto al passato, grazie anche alla connessione diretta con i server.

Per gli utenti il vantaggio principale si lega all’accesso più veloce ai dati, grazie al collegamento diretto a 10 Gbit, tra gli switch e le risorse Nutanix.

Tra gli altri vantaggi Dainese segnala i vantaggi di un unico helpdesk per la parte hardware e software e il servizio proattivo che permette a Dainese di “sganciare” dal lavoro manutentivo gli esperti ora focalizzati su un progetto di cybersecurity e disaster recovery che è in fase di valutazione sempre con Nutanix.                               

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