“Il futuro delle società, delle città e del lavoro dovra essere sostenibile, oppure “non sarà”. L’emergenza sanitaria ancora in corso lo evidenzia bene. Per promuovere e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile l’innovazione tecnologica rappresenta un elemento indispensabile”, così Beatrice Lamonica, sustainability lead per Accenture Italia, in occasione di Milano Digital Week 2020, esordisce in occasione dell’incontro Economia Circolare e Professioni Sostenibili.

La pandemia risulta correlata in modo significativo al tema dell’equilibro tra ecosistema naturale ed ecosistema umano ora più vulnerabile proprio perché ha abbattuto le difese di protezione. “Negli ultimi decenni a questa assenza di barriere si devono le più gravi pandemie, ma la diffusione del virus è anche collegata all’inquinamento atmosferico, si attendono in questo senso le evidenze delle ricerche scientifiche, ma è riconosciuto già che le polveri agiscano come veicolo fisico nella diffusione del virus, un pattern riscontrato nelle città che più hanno sofferto della pandemia”.

Beatrice Lamonica
Beatrice Lamonica, sustainability lead Accenture Italia

Anche per questo i grandi investimenti per indirizzare lo sviluppo post-crisi sono in convergenza con una trasformazione della società in ottica di sostenibilità come vuole Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ispiratrice del Green Deal. Spingono in questo senso anche la European Green Recovery Alliance e, nel nostro Paese, 110 aziende che con il Manifesto for the Green New Deal chiedono la convergenza tra i “fondi per la ricostruzione post crisi e trasformazioni verso sistemi sostenibili”. Una sfida quindi condivisa dal pubblico come dal privato.

Accenture “sia internamente, sia come direzione strategica di azione per le aziende, spinge per un approccio di sviluppo che coniughi profittabilità e crescita con sostenibilità e “trust””. I modelli di business per l’economia circolare, su cui Accenture ha iniziato a lavorare in questo senso, nell’ambito della sua collaborazione con il World Economic Forum, sono sostanzialmente cinque, i seguenti.

Circular Input

Significa prevedere all’interno della value chain la sostituzione di materie prime e flussi energetici non rinnovabili con materie prime e flussi energetici rinnovabili. Un caso d’uso reale, in questo senso, è quello nell’ambito urbano/edile nello stato della California. Si è reso obbligatorio utilizzare nelle nuove abitazioni impianti per la produzione di energia rinnovabile, per la transizione del consumo energetico verso queste forme affiancate ad altre iniziative simili anche sul patrimonio immobiliare esistente. 

Il prodotto come servizio

Pensare al prodotto come servizio consiste, dal punto di vista del produttore di un bene, nel detenerne la proprietà vendendo il servizio associato al bene piuttosto che il prodotto stesso. In questo modo si disincentivano alla radice le logiche di obsolescenza programmata, si potrà garantire il servizio attraverso modalità che permettono al prodotto di rimanere in vita il più a lungo possibile, con un importante risparmio sui materiali e quindi sulla produzione di Co2, per la decarbonizzazione del sistema. Un esempio è l’iniziativa di Philips che con Signify vende ore di illuminazione invece che lampade, sfruttando per il monitoraggio da remoto sistemi IoT legati al funzionamento delle apparecchiature.

Estensione della vita utile del prodotto

La riparabilità e il ricondizionamento dei prodotti, il loro “update” e la vendita in mercati secondari possono portare ad un’importante riduzione nel consumo di materie prime, a favore della riparazione degli oggetti. Un ottimo esempio in questo senso è quello dell’amministrazione francese che ha messo a punto una strategia di economia circolare che identifica 50 azioni puntuali rispetto all’utilizzo delle risorse, all’ottimizzazione del consumo ed alla gestione dei rifiuti. Ogni bene acquistato dallo stato deve presentare una serie di garanzie in questo senso. 

I modelli di business dell'economia circolare
I modelli di business dell’economia circolare (Fonte: Accenture)

Sharing Platforms

Il modello delle Sharing Platforms identifica e abbatte lo spreco di capacità, per esempio sulla mobilità. Le auto, per esempio, vengono utilizzate solo per l’8% della loro vita utile. Rendere disponibile il rimanente 92% comporta evidenti vantaggi a tutta la filiera. Esempi virtuosi in questo senso sono quelli della città di Amsterdam che facilità tutti i servizi delle piattaforme di condivisione. Sono 150 quelle attive. 

Resource Recovery

E’ il più tradizionale e riconosciuto modello quando si parla di economia circolare perché vicino all’idea già consolidata del riciclo e a quella dello Urban Mining, cioè il riutilizzo delle risorse naturali estratte dai rifiuti, per esempio quelli elettronici, per dare vita a nuovi oggetti. Le medaglie preparate per Tokio 2020 per esempio sono state ottenute utilizzando l’equivalente di 7 tonnellate di materia prima “estratta” in questo modo.     

Le nuove opportunità lavorative

L’economia circolare in sé rappresenta un serbatoio anche come generatore di nuove professioni, proprio in relazione ai diversi modelli indicati. La Francia stima che le misure già indicate siano in grado di creare 500mila di posti di lavoro. Ci sono analisi autorevoli che parlano di 25 milioni di posti di lavoro generati in relazione ai progetti di “transizione energetica”, 700mila in Europa legati all’applicazione dei modelli di business ed in Italia è previsto un grande potenziale per le professionalità legate alle competenze verdi.

Economia circolare e opportunità lavorative (Fonte: Accenture)
Economia circolare e opportunità lavorative (Fonte: Accenture)

Le opportunità che Accenture vede collegate al tema della sostenibilità sono per esempio quelle legate alla Environmental Social Governance, a chi sarà in grado di collegare le performance Esg delle aziende a quelle finanziarie. Accenture inoltre prevede importanti sviluppi per le competenze legate al mondo del packaging, che sarà chiamato a servire  modelli di business diversi rispetto a quelli attuali, e poi ancora per le competenze su smart building, data analytics, rinnovabili (produzione centralizzata e decentralizzata).

Serviranno ovviamente una serie di soft skills. La conoscenza di base dei concetti di sostenibilità è imprescindibile  ma ancora più importante sarà la predisposizione al flexible mindset, e per quanto possibile la capacità di leggere la contaminazione in atto cross industry tanto più elevata quanto più si parla di sostenibilità.

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