Risale a circa 25 anni fa la diffusione massiccia in Italia dei servizi di comunicazione con i telefoni cellulari. E, quasi da subito, tutti hanno iniziato ad utilizzare e a prendere confidenza con le Sim card, seppure in un formato diverso da quello attuale (oggi la nano-sim, più piccola di un’unghia, è lo standard). L’acronimo Sim (Subscriber Identity Module) esplicita bene la funzionalità di questo microchip e cioè la semplice identificazione univoca di un apparecchio sulla rete (International Mobile Subscriber Identity), con le informazioni necessarie ad autenticarlo e ad autorizzarlo per la comunicazione.

E’ facile intuire come con lo sviluppo attuale delle reti, del software e le infinite possibilità di riprogrammare da remoto i chip, anche la Sim tradizionale, dal punto di vista puramente tecnologico, abbia oggi molti motivi in meno di sopravvivere, rispetto al passato, e dovrebbe a nostro avviso avere non i giorni, ma addirittura i minuti contati.

Purtroppo però non è così, nonostante oggi sia possibile sfruttare le eSim. Quando si usa il termine eSim si indica sostanzialmente l’introduzione di un microchip stampato direttamente sulla scheda logica dello smartphone in grado di contenere le medesime informazioni della Sim (e anche di più) e ovviamente riprogrammabile, senza ogni volta dover introdurre ed estrarre il circuito stampato su plastica che tra l’altro occupa spazio prezioso nel device.

Il lentissimo decollo delle eSim

I vantaggi sono tanti per molti, ma non tutti li comprendono. Gli operatori infatti non hanno spinto per diverso tempo l’introduzione delle eSim (e tutt’oggi si rivelano timidi) timorosi del fatto di rendere ancora più semplice la possibilità di cambiare provider o comunque di perdere parte del controllo “fisico”. Si pensi alla possibilità per l’utente finale di gestire in modo molto più semplice il proprio abbonamento, per le aziende quanto potrebbe essere facilitata la gestione delle flotte, per chi viaggia come sarebbe più semplice la sottoscrizione di un abbonamento con un operatore locale. 

Un segnale chiaro della situazione lo offre anche la pagina di Apple che nelle ultime generazioni di prodotti (a partire da Apple Watch 4) ha introdotto dispositivi con il supporto eSim e che nella pagina in cui segnala gli operatori nel mondo che supportano questa tecnologia non ha potuto inserirne uno italiano. 

E’ appena negli ultimi due mesi che la situazione mostra qualche segnale positivo. Tim infatti prevede la possibilità di utilizzo di una eSim attraverso la distribuzione nei negozi di una semplice card, dalla quale va semplicemente scansionato un QR code tramite lo smartphone per l’attivazione. Insomma, non si deve estrarre e introdurre nulla dallo smartphone ma basta scattare una foto per attivare l’eSim.

Vodafone ancora non prevede questa possibilità, anche se proprio in questi giorni pare che abbia compiuto passi avanti con l’introduzione delle prime eSim in Nuova Zelanda. Sono anche pochissimi gli smartphone oggi in grado di supportare le nuove eSim, ma chiaramente è un gatto che si morde la coda, e comunque Motorola, Apple e Samsung (quest’ultima in un vicinissimo futuro) li hanno o stanno per averne a catalogo. Non solo, entro il 2025 Counterpoint stima che saranno consegnati oltre 2 miliardi di dispositivi eSim. E secondo Ovum già a fine 2020 il mercato degli smartphone eSim potrebbe salire al 5%, ma da qui al 2024 il tasso di crescita (Cagr) sarà di circa il 60%.

Quota di interesse per l'introduzione della eSim nei device
Quota di interesse per l’introduzione della eSim nei device (Fonte: Ericsson)

Che il futuro vada necessariamente nella direzione delle eSim è inevitabile, anche perché in verità i vantaggi sono tanti anche per gli operatori. Qualsiasi scenario 5G lo lascia immaginare. Si pensi anche solo alla possibilità di gestire un parco installato molto più ampio con meno risorse, semplificare la logistica, offrire servizi migliori e molti più prodotti e dispositivi connessi.
O possiamo davvero pensare che il 5G viva in futuro di pezzetti di cartone con un microchip da installare a mano? 

La tecnologia per eSim

Che la tecnologia sia pronta è matura è fuori di dubbio, e che sia conveniente sia per il mondo consumer, sia per il business ma anche per i service provider altrettanto, anche se questi ultimi stentano a capirlo o semplicemente non hanno pronti piani di business efficaci. E’ interessante, a questo proposito, una recente ricerca di Ericsson (già in grado di offrire la tecnologia eSim), condotta su oltre 5mila utilizzatori di smartphone che sottolinea alcuni vantaggi: provisioning remoto dei profili utente e gestione semplificata degli stessi, ma anche possibilità di utilizzare tariffe dati locali, pur con la fatturazione diretta dall’operatore di casa.

La ricerca evidenzia come dietro la diffusione delle eSim si possa stimare uno sviluppo ulteriore dei ricavi per abbonato di circa il 10/15%. Chiosa Lynnette Luna, principal analyst, GlobalData: “La maggior parte dei fornitori di servizi di comunicazione considera gli smartphone abilitati per eSim più una minaccia che un’opportunità. E invece proprio le eSim potrebbero rappresentare quasi delle killer application al servizio dei Communication Service Provider (Csp) che vedono in diminuzione i ricavi da vendita dei servizi”.

eSim - Alcune evidenze del report Ericsson
eSim – Alcune evidenze del report Ericsson

eSim, nuovi modelli di business per gli operatori

Almeno sei sono i casi d’uso virtuosi per gli operatori: la possibilità di aggiungere connettività non solo agli smartphone ma anche ad altri device (i laptop per esempio); l’engagement tramite offerte try&buy, proposte di connettività di eccellenza – in uno scenario futuro le app stesse potrebbero essere dotate di intelligenza per cambiare operatore in base a chi offre migliore copertura -; oppure connettività dedicata in occasione di eventi particolari; offerte speciali granulari per i viaggi (laddove molte persone oggi rinunciano al consumo per una tariffazione inadeguata); offerte specifiche per campagne di marketing e di co-branding mirate (per esempio nel caso di roaming proprio con le compagnie aree).  

La tecnologia Ericsson offre la possibilità di provisioning automatizzato delle connessioni via software puro. Comprende un server (Ericsson Secure Entitlement Server, Ses) e il gestore delle eSim per l’onboarding. Quindi un  dispositivo end-to-end automatizzato e la procedura per l’orchestrazione dei servizi in abbonamento con soluzioni di rilevamento del disposito, provisioning, gestione della procedura di autorizzazione etc. Il server supporta l’onboardig delle chiamate VoLte e Wifi sia per i dispositivi Sim sia per quelli equipaggiati con eSim e più canali di autenticazione e orchestrazione dei profili di abbonamento. Insomma, la tecnologia davvero c’è. L’approccio delle telco resta prudente ma serve un cambio di passo, perché non è detto che non ci pensi qualcun altro… 

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