Il 5G offre l’opportunità di introdurre innovazione in azienda, di percorrere strade non ancora tracciate, di conquistare un vantaggio competitivo nello sviluppo di prodotti e servizi oggi ancora sulla carta.

Lo scenario che si prospetta crea molte attese, ma non bisogna illudersi. Senza investimenti, il 5G resta una “scatola vuota“. Ne parliamo con Raffaele Bolla, professore ordinario di TLC presso il Dipartimento di Ingegneria Navale, Elettrica, Elettronica e delle TLC dell’Università di Genova, ma anche vice direttore e membro del Consiglio di Amministrazione del CNIT che lavora da anni sui temi legati alle tecnologie Internet avanzate, fra le quali la rete 5G.

Approccio virtuoso e concreto

Che tipo di impegno si richiede alle aziende italiane perché possano avvantaggiarsi concretamente del 5G?

Raffaele Bolla, professore ordinario di TLC presso il Dipartimento di Ingegneria Navale, Elettrica, Elettronica e delle TLC Università di Genova

“Per poter sfruttare appieno tutte le opportunità offerte dal 5G occorre creare una sorta di ambiente virtuoso. Da parte delle aziende ci si aspetta la capacità di raccogliere la sfida, di capire quali sono le opportunità del 5G che si possono applicare in modo efficace alle proprie necessità. Devono inoltre saper interagire con tutti i soggetti che rappresentano gli attori del mercato 5G: stiamo ovviamente parlando delle telco e dei vendor di TLC, ma anche di tutte le realtà impegnate nello sviluppo di servizi sulla rete 5G, come le Università e i Centri di Ricerca, che sono delle entità fondamentali da integrare in questo sistema. Per poter utilizzare in maniera efficace il 5G in azienda e dunque valorizzarlo, è infatti importante avere il supporto di tutte le realtà coinvolte”.

Qual è l’approccio delle aziende nei confronti dell’innovazione?

“Le aziende hanno l’esigenza di innovare e questo è fuori discussione, tuttavia investono poco e spesso non se ne fanno carico internamente. Questo vale per le PMI, ma anche per le grandi aziende.
Alcune aziende tentano di “incubare” esternamente realtà giovani e poco costose, sperando che possano trovare la strada giusta per portare soluzioni innovative in azienda; è indubbio che il fenomeno delle startup sia in crescita e che tra le molte startup già attive in Italia o all’estero ve ne siano alcune di grande successo e capaci di avere idee geniali; si tratta tuttavia di eccezioni; non si può quindi pensare di risolvere le esigenze di innovazione percorrendo la sola strada delle startup innovative.
Vorrei incoraggiare le aziende a fare ricerca internamente, ma anche a valutare con attenzione le competenze e le attività proposte dai centri di ricerca italiani specializzati sul 5G, che hanno lavorato e continuano a lavorare su questi temi”.

Ricerca e istituzioni

Che implicazioni può avere sul mercato 5G la scarsa attenzione nei confronti delle attività di ricerca?

“L’innovazione è oggi una necessità sia per il mondo imprenditoriale e industriale, sia per gli attori istituzionali e centrali; tuttavia si investe veramente poco in innovazione e non sono io a dirlo. Questo lo si paga a tutti i livelli. Se anche fossimo i primi in Europa a realizzare la rete 5G, i limitati investimenti in attività di ricerca e l’attuale difficoltà delle imprese a fare sistema con gli altri attori del mercato rischiano di trasformare il 5G in una “scatola vuota””.

Le istituzioni dovrebbero attivarsi per cambiare questo scenario?

“Sarebbe auspicabile che le istituzioni si attivassero per supportare economicamente lo sviluppo delle tecnologie collegate all’ambiente 5G, che stanno insieme alla tecnologia di base del 5G e rendono possibile la sua applicazione nei diversi contesti. Le competenze da mettere in campo per lo sviluppo di servizi basati sul 5G sono dunque molteplici e spaziano in molti ambiti tecnologici.

5G
Per poter utilizzare in maniera efficace il 5G in azienda e valorizzarlo, è importante avere il supporto di tutte le realtà coinvolte

Lo sforzo di investimento che ne consegue è certamente molto impegnativo per le aziende; questo vale sicuramente per le PMI, ma anche per le aziende di maggiori dimensioni. Se lo stato intervenisse per sostenere le attività di ricerca – sia quelle condotte all’interno dei centri di ricerca aziendali, sia quelle realizzate dai centri di ricerca universitari – la spinta ad investire in innovazione si moltiplicherebbe”.

 

Come sono finanziate le attività di ricerca accademica sul 5G?

“Le faccio l’esempio del CNIT che mi permette di parlare di tutta l’Italia per quanto riguarda le attività di ricerca accademica in ambito TLC: i fondi che finanziano la ricerca applicata sul 5G sono nella maggior parte dei casi di provenienza europea e non nazionale. Ci auguriamo che in futuro possa crescere la quota parte di fondi proveniente dall’Italia, con riferimento ai finanziamenti sia pubblici sia privati”.

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