L’emergenza sanitaria Covid-19, con il suo importante impatto sull’andamento economico, ha profondamente influenzato modelli operativi e priorità d’investimento di imprese organizzazioni italiane. Una rilevazione Istat condotta nel mese di marzo evidenzia la gravità dello scenario, misurando il peso del valore aggiunto delle attività sospese dell’industria e dei servizi durante il lockdown sul valore aggiunto totale delle regioni, da cui emerge come l’impatto sia stato molto forte sul settore manifatturiero nelle regioni a maggior vocazione industriale e la cui economia pesa maggiormente sul Pil – Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna-. Se la situazione è risultata meno critica in settori a forte componente immateriale come i servizi, dove più frequentemente è stato possibile garantire la continuità operativa, in termini aggregati il Pil in Italia è calato del 7,5% durante il primo trimestre 2020, con picchi dell’8,9% nel settore industriale.

Il ruolo del digitale

In uno scenario di crisi globale, il ruolo del digitale si è rivelato fondamentale, trasversalmente a tutti i settori, per far fronte all’emergenza. La possibilità di non bloccare totalmente le attività lavorative trasferendole fuori dalla sede fisica ha determinato uno spostamento nelle priorità, IT e di business, delle imprese. Tre i principali pilastri alla base della strategia “in digitale” delle imprese per garantire continuità operativa: smart e remote working, rafforzamento dei sistemi di cybersecurity, cloud computing. Come mostrano i risultati di una ricerca campionaria condotta da NetConsulting cube durante il periodo di lockdown.

Nuove priorità IT registrate durante il lockdown
Nuove priorità IT registrate durante il lockdown (Fonte: NetConsulting cube, 2020)

Lo svolgimento delle attività da remoto in forma di smart working, remote working o telelavoro avanzato, ha costituito la misura più diffusa di impiego – ancora più della Cig –  nel 90% delle grandi imprese italiane (oltre 250 addetti) e nel 73,1% delle medie (50-249 addetti), secondo quando indicato dal Rapporto Istat di giugno, Situazioni e Prospettive delle Imprese nell’Emergenza Sanitaria Covid-19. Anche al termine del periodo di lockdown (maggio-giugno), la quota di lavoratori impiegati a distanza resta significativa (5,3%), ancora una volta in particolare presso grandi e medie imprese (25,1% e 16,2%). L’utilizzo congiunto di soluzioni informatiche e organizzative ha permesso l’estensione, in condizioni di emergenza, di forme lavorative in precedenza limitate ad una quota esigua del personale.

L’acquisto massivo di dispositivi mobili e di licenze di software di office automation e collaboration è stata una delle principali modalità con cui le direzioni IT hanno dovuto rispondere all’emergenza con tempestività, insieme con l’ulteriore implementazione di soluzioni come Vpn e gestione di accessi e identità, per limitare l’impatto sulla sicurezza di dati e informazioni a causa del dissolversi del perimetro fisico e aziendale. Cloud computing e uso intensivo di reti ultrabroadband – in particolare per attività di video conferenza – hanno garantito quella flessibilità e velocità necessarie alle nuove esigenze.

Il digitale, parte integrante della nuova normalità

La situazione di crisi economica e incertezza nella ripresa correlata alla pandemia ha così sicuramente delineato alcuni fenomeni positivi legati all’utilizzo e alla diffusione del digitale presso molte organizzazioni italiane, nonostante la sospensione o il congelamento di numerosi progetti d’investimento Tra queste, la forzata necessità di utilizzo di strumenti digitali necessari per lo svolgimento delle attività da remoto ha svolto un ruolo fondamentale nella riduzione del digital divide interno a molte realtà, forse in maniera più efficace rispetto a programmi di formazione e change management già implementati o a piano.

Le reazioni delle imprese alla crisi sono così in parte influenzate dai risultati ottenuti durante i mesi di lockdown. Se, sempre secondo le rilevazioni Istat, per oltre un’impresa su tre la reazione alla crisi non implica azioni di carattere strategico, l’accelerazione della trasformazione digitale e un maggiore utilizzo di connessioni virtuali verso l’interno e l’esterno è invece opzione diffusa presso quasi un’impresa su dieci, propensione che cresce in maniera esponenziale per le imprese con più di 50 addetti, in particolare nei settori del terziario e dell’impresa manifatturiera ad elevato contenuto tecnologico, come la farmaceutica di base.

Rilevante anche la quota di aziende che prevede di riorganizzare processi e spazi in funzione delle mutate esigenze di convivenza con il virus. Anche in questo caso, la tecnologia fornisce un valido contributo nella definizione di “una nuova normalità”, dall’utilizzo di dispositivi wearable per il distanziamento sociale, a soluzioni e strumenti per il controllo degli accessi fisici, la rilevazione delle presenze o la prenotazione degli spazi di lavoro.

Principali strategie di risposta alla crisi causata dall'emergenza Covid-19, il digitale gioca un ruolo chiave (Fonte: Istat, 2020)
Principali strategie di risposta alla crisi causata dall’emergenza Covid-19, il digitale gioca un ruolo chiave (Fonte: Istat, 2020)

I principali ambiti d’investimento per accelerare la transizione digitale delle imprese continueranno a includere soluzioni e tecnologie per rafforzare la resilienza e la continuità del business, da soluzioni di smart working e digital worskpace avanzate, alla service continuity, alla razionalizzazione dei modelli di cloud computing, correlati anche da investimenti in cybersecurity, anche in ottica by design, per la messa in sicurezza di reti e dispositivi aziendali. L’obiettivo è quello di standardizzare quanto implementato durante i mesi dell’emergenza, per la definizione di organizzazioni più agili, flessibili e in grado di adattarsi al contesto mutevole della pandemia.

Innovazione Digitale in Azienda
L’innovazione digitale nell’azienda post Covid-19 Fonte: NetConsulting cube, 2020

Sul fronte del rapporto con il cliente finale, l’emergenza sanitaria ha evidenziato la necessità di investire ulteriormente nei canali digitali dal commercio elettronico – in particolare per i settori retail e Gdo – al customer care, ai portali Web, fronte su cui storicamente le imprese italiane presentano un livello di arretratezza rispetto a concorrenti internazionali.

Mentre sul fronte delle operations, la razionalizzazione in chiave digitale di processi tradizionali vuole ancora una volta garantire la continuità del business – si pensi banalmente alla diffusione della firma elettronica – e recuperare efficienze grazie all’automazione di attività ripetitive tramite soluzioni digitali come l’Rpa o lintelligent automation, in particolari in settori come finance, energy-utility e telco.

Desi 2020, richiamo ad accelerare 

Accelerare gli investimenti tecnologici rappresenta un passo fondamentale per il Sistema Paese: anche quest’anno i risultati dell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società della Commissione Europea (Desi) vedono l’Italia nelle ultime posizioni, venticinquesima su 28 Paesi UE, con un indice globalmente in calo rispetto all’edizione 2019. Le principali carenze rilevate riguardano proprio il livello di digitalizzazione delle imprese, l’uso dei servizi pubblici digitali, la formazione del capitale umano e le competenze digitali. Anche a livello di connettività, storico tasto dolente per il nostro Paese, l’Italia scende dal 12esimo posto del 2019 al 17esimo del 2020, anche se la diffusione della banda larga fissa ad almeno 100 Mbps è passata dal 9% del 2018 al 13% nel 2019, mentre la copertura della banda ultralarga Vhcn, con solo il 30%, rimane ancora indietro rispetto alla media UE del 44%, in attesa del completamento degli interventi previsti per lo sviluppo delle infrastrutture di rete esistenti.

Indice Desi Ranking 2020 (Fonte: Desi, 2020)

Gli effetti sulla fruizione dei servizi digitali da parte degli italiani durante la crisi non sono ancora inclusi in queste misurazioni, per cui è ancora presto per valutarne gli effetti positivi sperati. Alcune delle misure prese dal Governo durante il periodo dell’emergenza in ambito digitale includono connessioni Wifi gratuite agli ospedali pubblici, la diffusione di strumenti e piattaforme digitali in ambito scolastico e la fornitura di dispositivi agli studenti meno abbienti, così come l’accesso a connessioni ultraveloci e servizi connessi.

Tuttavia, in ottica di ripresa economica dopo la crisi Covid-19, in relazione alle ampie possibilità di miglioramento per le reti ad altissima velocità, l’Italia si posiziona invece al terzo posto con riferimento all’indice sulla preparazione al 5G, dal momento che il 94% dello spettro armonizzato a livello UE per la banda larga senza fili è già stato assegnato, e nel 2019 sono stati lanciati i primi servizi commerciali da alcuni operatori in alcune delle principali città. La rete infrastrutturale 5G, insieme con le connessioni fisse ad alta velocità, giocheranno un ruolo fondamentale nell’abilitazione degli ambiti tecnologici in cui le imprese prevedono di concentrare i propri investimenti.

Parametri relativi all’indice Connettività in Italia (Fonte: Desi, 2020)

In termini più generali, la pandemia globale Covid-19 lascia impatti duraturi nell’accesso e fruizione ai servizi pubblici e privati, così come nei confronti di modelli operativi abilitati dal digitale come il lavoro da remoto. E’ importante che ciò che gioco forza è stato implementato durante l’emergenza non vada sprecato, sicuramente sono ancor più necessarie alcune manovre strutturali a livello sistemico, per una piena ripresa  del sistema economico, mediata anche dal digitale.

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