“L’emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus Covid-19 ha di fatto stravolto la modalità operativa delle persone. Lavoratori, studenti, tutti hanno individuato nella rete un servizio essenziale per proseguire in qualche modo le consuete attività e la rete – ove disponibile – di fatto ha tenuto, consentendo l’operatività da remoto, come anche il controllo da remoto dei processi sugli stessi sistemi di rete, per far fronte alle criticità legate all’impennata del traffico”, lo evidenzia bene Paolo Campoli, senior director, Service Provider Emear Leader di Cisco, sottolineando il cambiamento di scenario radicale ed il valore delle infrastrutture e dei servizi di connessione.

Ora lo smart working e la scuola a distanza sembrano fare parte di una nuova normalità, che è qui per restare, cui ci si dovrà abituare, ma in ogni caso l’emergenza ha evidenziato anche come il flusso di traffico senza precedenti che le reti hanno sostenuto, richieda di creare infrastrutture pronte per le prossime sfide, in un contesto di fragilità ed in un Paese, come il nostro, che di fatto soffre ancora di digital divide sia culturale sia infrastrutturale.

E’ la prospettiva condivisa con Michele Gamberini, Ctio di Tim, Benoit Hanssen, Cto di Windtre, Andrea Lasagna Cto di Fastweb, coadiuvato da Marco Arioli, head of Engineering Fastweb e Marco Zangani, head of Mobile Access Engineering di Vodafone.

Traffico Internet registrato sul nodo di interscambio di Milano (Mix)
Traffico Internet registrato sul nodo di interscambio di Milano (Mix)

Dati alla mano, in una settimana – all’inizio del periodo di lockdown – le reti hanno assorbito un incremento di traffico del 33%, lo stesso solitamente previsto in un anno e mezzo (dati riferiti al Mix di Milano a marzo). Streaming video, software di collaboration e gaming (+75% secondo Verizon) gli ambiti di utilizzo che più hanno contribuito alla crescita del traffico.

Cisco - Incremento di utilizzo della piattaforma Webex
Cisco – Incremento di utilizzo della piattaforma Webex

Cisco ha contato 153 milioni di partecipanti ai meeting in gennaio su Webex, sono diventati 324 milioni a marzo e 500 milioni ad aprile. I motori Cisco hanno processato inoltre 200 miliardi di richieste Internet, di cui 9 miliardi solo quelle enterprise su oltre 100 mila domini che contenevano la parola “corona” o “covid”, una sfida decisamente critica anche per la sicurezza e la threat intelligence che impone la riflessione proprio sulle reti come prima barriera di difesa.

Paolo Campoli, Cisco Italia
Paolo Campoli, senior director, Service Provider Emear Leader di Cisco

La prima settimana del blocco, alcuni fornitori di servizi hanno registrato un aumento del traffico dati fino al 40% con throughput di dati record anche di 9 Terabit al secondo, con i momenti “picco” di utilizzo di Internet, che prima della crisi si registravano nelle ore serali, spalmati in modo costante su gran parte della giornata.

Gli operatori e i fornitori di infrastrutture di rete si sono dovuti adeguare. Cisco ha aumentato la capacità delle sue reti per garantire il corretto funzionamento. Oltre a integrare ulteriori “punti di peering”, le reti si sono riconfigurate sfruttando sistemi di intelligenza artificiale tool di automazione e supervisione proattivi per elaborare complesse operazioni e migliorare l’efficienza dei sistemi.

Michele Gamberini
Michele Gamberini, Ctio di Tim

Di fatto, nell’immediato, i fornitori di servizi hanno saputo assicurare una costante connettività (dove era già disponibile) con una qualità accettabile del servizio. Evidenzia così alcuni aspetti del cambiamento nei consumi Gamberini, Tim: “]…[ L’aumento di traffico si è riversato, in generale, più sulla rete fissa: però in aree suburbane e residenziali si è visto invece un aumento maggiore di richiesta sulla rete mobile”.

La rete mobile è stata sollecitata soprattutto nei collegamenti di uplink (dal device verso la rete) per cui Tim “ha lavorato all’ottimizzazione delle prestazioni così da mantenerle invariate anche in termini di velocità di download e upload, di latenza, di perdita (minima) pacchetti”. Ed è stata aumentata la capacità sui gateway di rete internazionali (50% in più) e sulla rete fotonica (fibra ottica).

Marco Arioli
Marco Arioli, responsabile dell’ingegneria di rete Fastweb

Sostanzialmente la modifica nella natura del traffico e dei picchi risulta condivisa tra i diversi operatori, con Marco Arioli, responsabile dell’ingegneria di rete Fastweb, che vuole evidenziare in modo particolare “l’impennata del traffico gaming non solo tra i giocatori ma anche proprio in termini di download”.

Arioli evidenzia inoltre “l’incremento di uso di Vpn (per lo smart working) alla base della sensibilità delle reti alle micro interruzioni” e quanto la contemporaneità nell’uso della rete abbia richiesto interventi importanti sul backbone a livello metro e sui peering point. Mentre Benoit Hassen Ctio di Windtre, a fronte di un’analisi del traffico, “per il 60-70% ancora oggi legata alla sfera dell’entertainment ed a modalità di picco allineate a quelle degli altri operatori” evidenzia i vantaggi dati dalla nuova rete di cui dispone l’operatore ”messa alla prova con successo proprio durante la pandemia”.

Benoit Hanssen
Benoit Hanssen, Ctio di Windtre

Oggi Windtre rileva circa il 20% in meno nel traffico di picco rispetto al periodo della prima settimana di lockdown. I nuovi utilizzi della rete “scoperti” in questa fase difficilmente fanno pensare però ad un effettivo ritorno alla “vecchia normalità”.

Di particolare interesse a nostro avviso il rilievo di Vodafone. Marco Zangani, responsabile della rete, “Ci siamo trovati ad operare dall’oggi al domani sfruttando le Vpn aziendali, addestrati però ad operare in questa modalità da tempo; i nostri tecnici hanno lavorato sulle reti da remoto, e da questo punto di vista Vodafone Italia ha rappresentato un esempio anche per gli altri Paesi” Per quanto riguarda le modalità di consumo però, Zangani vuole sottolineare anche come nel nostro Paese si sia registrata “una crescita del traffico mobile più elevata rispetto agli altri Paesi”.

E’ un dato importante. Se infatti è vero, e lo analizzeremo meglio in seguito, che il futuro delle reti sta nella complementarietà tra fisso e mobile, è vero anche che in uno scenario come il nostro, in cui ancora tanti comuni e frazioni non dispongono di banda larga – non parliamo nemmeno di ultrabroadband, un tema su cui nessuno degli operatori è in grado di dare risposte e tempistiche puntuali – anche l’incremento del traffico mobile e di tethering registrato da Vodafone offre in qualche modo evidenza sul fatto che di banda c’è bisogno e che le reti fisse non soddisfano la domanda.

Marco Zangani Vodafone
Marco Zangani,, responsabile della rete Vodafone

Vodafone ha inoltre registrato anche la crescita del traffico voce, addirittura fino al 40%. Dati facilmente riscontrabili nell’analisi sull’esperienza lavorativa di ognuno. La strategia di Vodafone, già da alcuni anni è “puntare sull’automazione della rete e sul software defined networking con la virtualizzazione sfruttata per scalare”.
L’automazione delle reti oggi si basa sull’applicazione di algoritmi dedicati per gestire i picchi. E a livello operativo l’automazione è funzionale alla gestione, alla sicurezza e alla rilevazione proattiva delle criticità quindi nell’ottica di una manutenzione preventiva che rende più semplice programmare gli interventi sul campo.

Sul problema della copertura torna Gamberini di Tim che vuole evidenziare gli investimenti per ridurre i problemi di digital divide ancora presenti. Tim ha portato negli ultimi due mesi “connettività Fttc in oltre 1.000 nuovi comuni, per un milione di unità con circa 7.000 nuovi cabinet”. Intanto sta evolvendo la propria infrastruttura di rete per trasformarla in una rete All IP. Gamberini evidenzia i benefici di una copertura ultrabroadband che usa il mix di Ftth,/Fttc con soluzioni specifiche per portare accesso anche nelle cosiddette aree bianche.

Eppure a noi come osservatori esterni, quelli di tutti gli operatori non sembrano ancora sforzi sufficienti. La rete come diritto essenziale richiederebbe un atteggiamento volto a vedere un’urgenza pari a quella di quando manca l’energia elettrica e non è così. Le telco chiamano in causa il governo e il governo chiede la loro collaborazione in un gioco non virtuoso, che vede l’Italia, oggi, a 25 anni dall’avvio dal primo Progetto Socrate con la fibra, ancora con una copertura insufficiente.

“In questo scenario, l’implementazione del 5G, che è solo parzialmente ritardata  – spiega Campoliè evidente come  possa giocare un ruolo chiave insieme alle altre tecnologie”, sia nell’implementazione di scenari virtuosi sulla base delle tecnologie Fixed Wireless, sia per i nuovi scenari di Industria 4.0. “Per questo – prosegue Campoli, fortunatamente, a medio termine, non prevediamo un ritardo significativo nell’adozione del 5G. Già tante aziende hanno integrato il 5G nelle loro strategie.

Ci sono casi d’uso evidenti e importanti  in tutti i settori. Si pensi alla telemedicina e alla logistica che possono essere “accelerate” “In un mondo in cui le persone si affidano più che mai alle connessioni Internet per studiare, lavorare e rimanere in contatto – spiega Campolici aspettiamo anche che i governi intensifichino gli sforzi per risolvere il digital divide della connettività”. E ci si aspetta che il 5G svolga un ruolo importante in questo.

Lasciano pensare però i tempi: Windtre ha lavorato per arrivare a una copertura nazionale che dovrà essere ottenuta, usando gli asset esistenti, con l’obiettivo per l’inizio del 2021 di estendere la copertura 5G per tutta l’Italia. Ma la copertura effettiva del 90% del territorio pensiamo non possa arrivare prima di 5 anni.

Sarà di sicuro strategico riuscire a sfruttare tutte le tecnologie in concertazione – su questo concordano tutti gli operatori sottolineando anche le potenzialità delle tecnologie Fixed- Wireless (Fwa) – per questo la fibra resta asset strategico fondamentale. A questo proposito la strategia WindTre prevede di “portare la connessione in fibra a tutte le stazioni mobili per abilitare l’edge computing e altre applicazioni; la fibra tra l’altro resta fondamentale anche per la rete mobile – da qui la partnership con Open Fiber.

Tema caro anche a Fastweb. Lasagna ritiene che il 5G “sarà essenziale per arrivare alla copertura capillare proprio sfruttando la tecnologia Fixed Wireless Access meno impegnativa rispetto alla posa di una infrastruttura in fibra ottica completa”. E Fastweb conta di “poter arrivare a raggiungere 8 milioni di clienti che ora sono nella aree grigie e bianche con questo tipo di connessione, che porta qualità e banda in meno tempo”.

La sfida è in verità una sola e si lega alla volontà o meno di offrire connettività ultra broadband in tempi certi e sicuri, indipendentemente dalla presenza effettiva di un volume della domanda in grado di giustificare i lavori per portarvela, qualsiasi sia la tecnologia da utilizzare. Serve solo la volontà di farlo. La soluzione al problema del digital divide non può prescindere dall’idea della rete come servizio essenziale, come tale purtroppo ancora oggi precluso a tante piccole comunità. Resta questa la vera emergenza “finita” l’emergenza.

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