Ripercorre i mesi appena trascorsi citando Pat Gelsinger, Ceo di Vmware, ma Raffaele Gigantino, country manager di Vmware in Italia, ha già impostato la strategia per affrontare la Fase 3, sulla base dell’esperienza di questi mesi di emergenza Covid-19.

“Abbiamo vissuto una situazione estrema molto particolare, in cui abbiamo riscoperto solidarietà e aiuto reciproco. Abbiamo ricostruito la nostra identità in questo periodo e da azienda che offre tecnologia siamo stati vicini ai clienti per aiutarli a gestire la nuova normalità”. Dare una risposta immediata ai problemi, passare dalla fase di adattamento alla nuova normalità, impostare una strategia “digital first” per reagire sono stati i passaggi che hanno caratterizzato la spinta di Vmware. “Tre momenti ha vissuto la pandemia: risposta all’emergenza, adattamento alla nuocva normalità, ricerca di nuove opportunità. Senza dubbio la fase di adattamento alla nuova normalità ha implicato modi di relazionarsi diversi dal passato, nelle aziende e tra aziende-fornitori-clienti”.

Oggi però guarda al futuro Gigantino, alle nuove opportunità, mettendosi alla spalle la gestione della pandemia, e focalizzandosi su aspetti strategici per le aziende nel prossimo futuro. Nella Fase 3, quella – come ha evidenziato una indagine Vanson Bourne condotta su 2.250 decisori aziendali – che confermerà la tecnologia un plus per ripartire e gli skill e le competenze digitali un must-to-have nei board delle aziende.

“L’approccio alle competente – spiega Gigantinoè strategico per l’81% dei vertici aziendali e se il board ha questi skill il 51% dei manager crede che ne beneficerà l’intera organizzazione, il 44% che si registrerà una maggiore agilità, il 42% un maggiore potenziale di innovazione, il 40% una migliore esperienza per i clienti”.

Lato modernizzazione applicativa, i benefici durante la pandemia sono stati evidenti (secondo Vanson Bourne): il 72% degli intervistati li lega alla strategia di remote working,  il 41% alla capacità di aggiornamento applicativo continuo in risposta al panorama mutevole, il 26% alla ridurre i costi.

Raffaele Gigantino, country manager per l'Italia VMware
Raffaele Gigantino, country manager Vmware Italia

Il proliferare dei device mobili ha accorciato distanze tra utenti e aziende e in questo scenario le applicazioni si sono rivelate la chiave della continuità operativa per molte aziende. “Le modern app sono alla base delle performance e della resilienza delle aziende – sostiene Gigantino, ricordando come dai 52 milioni di app del 2009 si arriverà a 800 milioni nel 2024 -. Il proliferare delle app di ogni tipo dà vita oggi a un mercato in impennata, con ordini di grandezza crescenti nel giro di pochi anni. L’88% dei top manager italiani ritiene che l’evoluzione dei portafogli applicativi migliorerà l’esperienza del cliente e questa è direttamente legata alla crescita del fatturato”.

Le app oggi consentono di lavorare meglio, da remoto, e rispondono più velocemente alle mutate esigenze del mercato anche a minori costo. “Serve un approccio alla modernizzazione delle app che preveda però la sicurezza intrinseca, una digital foundation precisa Gigantino con progetti che siano a 360 gradi. Come quello di Città Metropolitana di Roma Capitale che Stefano Iacobucci, Cio di Città Metropolitana di Roma Capitale, ha realizzato grazie al partner R1. “Dopo aver virtualizzato il nostro data center nel 2006 con Vmware – racconta Iacobucciabbiamo implementato una virtual desktop infrastructure (Vdi) basata sulla piattaforma Vmware Horizon 7. Durante il lockdown abbiamo mantenuto la continuità operativa, con 800 dipendenti in smart working, molti di più di quanto già lo praticavano. E, nel frattempo, abbiamo continuato i nostri progetti di trasformazione digitale, con l’obiettivo di fornire servizi nnovativi per cittadini, con particolare attenzione a quelli con minor disponibilità economiche. In futuro il cittadino chiederà certificati solo digitali, questa la sfida per andare avanti”.

La vision di Vmware Any app, Any cloud, Any device (“da 10 anni sempre quella” precisa Gigantino)  è un approccio che dà la possibilità alle aziende di poter scegliere dove gestire i propri workload con servizi standardizzati, dal cloud privato, all’edge, al cloud ibrido. “Il tema della data sovranity è fondamentale per noi e per i clienti, con un approccio alla sicurezza: avere una protezione intrinseca è fondamentale per garantire accesso a informazioni e flussi di dati, grazie a una piattaforma cloud nativa e alla modernizzazione applicativa”. E aggiunge:Le modern app sono anche elementi chiave della customer experience, miglioreranno l’interazioni con clienti e cittadini, e lo sviluppo di nuove app e servizi darà maggiore capacità competitiva. Esiste un collegamento diretto tra le app e l’esperienza del cliente e il miglioramento delle performance aziendali”.

Un strategia confermata dalle recenti acquisizioni: sia lato modernizzazione applicativa (nella quale si inserisce Pivotal, portata a termini 6 mesi fa) sia laro sicurezza intrinseca (nella quale si inserisce Carbon Black, con una roadmap di integrazione che porta la sicurezza cross su tutti i livelli, dall’end point, al data center, dall’edge al cloud).

Se la pandemia ha innescato per molte aziende progetti di digital transformation, in futuro i cambiamenti dovranno essere sempre più top down, con vertici aziendali con competenze tecnologiche per guidare il cambiamento e spingere la trasformazione digitale dall’altro, affidandosi a player affidabili. Dalla virtualizzazione del desktop a quella di rete, storage e processi. “Nei mesi della pandemia, molte aziende hanno aumentato gli investimenti in Vdi, ma la componente di end user computing si porta dietro una componente infrastrutturale per cui le tecnologie di software defined data center sono state utilizzate per poter scalare e dare disponibilità delle risorse a tutti i dipendenti delle aziende. In alcuni casi il cloud è stato l’abilitatore, laddove si aveva la possibilità di espandere i data center, così come il cloud pubblico ha permesso di offrire servizi da remoto” precisa.

Se è vero che Covid-19 ha forzato per alcuni i progetti di digital transformation accelerandone i tempi (“dai pagamenti contactless mobile, al lavoro a distanza, all’adozione di strumenti di collaboration, allo sviluppo di applicazioni verticali specifiche”) dall’altro la risposta alla crisi è stata un vero test di massa della potenzialità del digitale (“applicazioni, tecnologie e modalità di lavoro sono stati impiegati a velocità eccezionale”). Oggi bisogna ragionare più a lungo termine: cloud, reti, sicurezza e spazi di lavoro, ponendo solide basi digitali necessarie per costruire applicazioni e fornire servizi digitali per il “new normal”. “Un mondo che è cambiato per sempre” conclude.

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