In occasione di Vmworld 2019 Europe a Barcellona incontriamo Raffaele Gigantino, country manager di Vmware Italia. E’ l’occasione per rielaborare gli annunci del keynote e commentarli in prospettiva della declinazione nel nostro Paese.

Esordisce Gigantino: “La visione di Vmware, espressa dall’idea di una digital foundation coerente, è oramai consolidata da almeno un paio di anni. Acquisizioni, sviluppi interni e partnership sono da rileggere alla luce di questa strategia. La stella polare è lasciare la più ampia scelta possibile ai clienti.
E l
‘enfasi di Gelsinger sul tema applicativo è giustificata perché le app oggi funzionano quando possono essere consumate su qualsiasi tipo di device con un’esperienza all’altezza, ma si deve anche tenere conto della parte di sensoristica IoT che genera i dati, per esempio. Soprattutto le app devono poter essere erogate da qualsiasi tipo di cloud, anche e soprattutto quello dei service e dei cloud provider, che in Italia rappresentano un mercato attivo e importante”

Vmware Vmworld 2019 Europe - Vmware Vision
Vmware Vmworld 2019 Europe – Vmware Vision

Con Project Path, Vmware li aiuta nell’erogazione di servizi multicloud e nella gestione delle operation. Per esempio anche fatturazione e assistenza clienti in tutti gli endpoint cloud Vmware. Infatti Project Path amplia le funzionalità già presenti oggi nel programma Vmware Cloud Provider – Vmware vCloud Director e Vmware Cloud Provider Hub. Non solo con Project Path i cloud provider possono erogare suite di servizi di tipo IaaS multi-tenant, container, migrazione, backup, disaster recovery, storage di oggetti, database as a service, sicurezza su qualsiasi endpoint cloud Vmware.  

La prestazione delle app oggi è un requisito ancora prima che tecnologico di customer experience. Anche le ultime acquisizioni evidenziano questo. Quella non ancora terminata di Pivotal come quella di Bitnami. Il software di Bitnami rende più facile agli sviluppatori approntare servizi declinabili subito per cloud diversi.

Proprio la copertura a 360 gradi delle fasi del ciclo di vita applicativo in multicloud ha portato Vmware su Kubernetes. Gli amministratori di Vmware vSphere, scelti per il programma di beta, utilizzando gli strumenti che già conoscono, possono distribuire e gestire Kubernetes e l’infrastruttura container in tutti gli ambienti in cui Vmware vSphere viene eseguito, quindi in locale, in un cloud ibrido e su cloud degli hyperscaler.

E possono gestire i servizi applicativi e il deployment usando gli strumenti Kubernetes con cui sono familiari. Vmware da questo punto di vista ha almeno in parte reindirizzato la propria strategia rispetto al passato, quando la proposta si limitava alla possibilità di utilizzare qualsiasi tipo di app, anche quelle containerizzate, esclusivamente all’interno di una VM, è vero però che è cambiato lo scenario di riferimento e Kubernetes è diventato imprescindibile, con i relativi vantaggi. 

Gigantino sottolinea: “L’attenzione applicativa non prescinde da quella per le tematiche di interconnessione e di sicurezza, perché oltre a poter girare su qualsiasi cloud le app devono anche poter essere spostate tra i cloud, sfruttando Virtual Cloud Network“.

E poi prosegue: “Le aziende oggi chiedono soprattutto di accelerare il deployment applicativo e di sfruttare il cloud che serve per farlo perché, tra gli obiettivi, il primo spesso è un time to market breve, per il lancio di nuovi servizi che siano immediatamente consumabili attraverso app altrettanto semplici. E la visione di Vmware –  volta a semplificare senza rinunciare alla diversificazione – si rivela funzionale”.

Raffaele Gigantino, country manager per l'Italia VMware
Raffaele Gigantino, country manager Vmware Italia

Secondo Gigantino la strategia di Vmware è funzionale anche al business sul mercato italiano e così vuole sottolinearlo: “Le nostre aziende sui temi cardine di Vmworld 2019 Europe per una serie di motivi sono generalmente più lente a muoversi, ma allo stesso tempo vantano livelli di eccellenza importanti”.

La lentezza è anche in parte riferibile a un modo nostro specifico di procedere a piccoli passi piuttosto che con un approccio di “full adoption” e in particolare, prosegue Gigantino“sul tema multicloud di sicuro è il nostro mercato privato ad essere più reattivo rispetto al pubblico, lo è soprattutto quello del banking e del finance, lo è soprattutto quello delle fintech, che innesca una serie di meccanismi positivi. Per esempio anche le giovani iniziative servono ad attivare le banche tradizionali che infatti fanno scouting in quella direzione e si stanno organizzando”.

“Assieme al finance – sottolinea poi il country manager – anche il nostro mercato utility e energy è pronto e recettivo. Infine, mi sembra importante citare l’esempio delle università (per esempio quella di Pisa) che per fortuna guardano con attenzione gli sviluppi di queste tecnologie (multicloud e containerizzazione), pronte a sperimentare anche collaborando con i centri di competenza”

Tra le utility, di sicuro quello delle telco è per Vmware un mercato con ampie opportunità di crescita. Il mantra “any device, any app, any cloud” ha bisogno di un’offerta infrastrutturale di comunicazione delle reti che è vitale, e che insieme alla cultura della sicurezza intrinseca è tema centrale a Vmworld 2019 Europe, come Kubernetes. In questo caso la proposta di Vmware è Project Maestro.

Vmware Project Maestro
Vmware Project Maestro

E’ un orchestratore cloud per le telco funzionale ad accelerare le tempistiche per introdurre funzionalità di rete e servizi nei diversi cloud, dal core fino all’edge, e dai cloud privati a quelli pubblici. Serve a costruire e automatizzare servizi che si estendono già su una più ampia varietà di formati delle diverse funzioni di rete, offrendo però anche interoperabilità e controllo sulle operation nelle architetture Nfv (Network Function Virtualization) e su Telco Cloud, in sicurezza.

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