Linkedin, quasi una mania. Nella settimana in cui il social network business celebra il traguardo di 15 milioni di iscritti in Italia, svela i profili più ricercati in questo anno folle.
E noi che osserviamo sempre con molta attenzione le professioni del futuro in ambito digital – data scientist, AI specialist, data analytics expert, Stem profile, digital enabler, cybersecurity expert, Cio, Ciso – questa volta con i piedi ben piantati per terra abbiamo guardato a tutto il mercato, senza osservare solo il mondo digitale. E lo abbiamo fatto anche attraverso una ricerca di McKinsey Global Institute – The future of work after Covid-19 – e lo studio Professioni 2030: il Futuro delle Competenze in Italia scritto a sei mani da EY (servizi professionali), Pearson (education) e ManpowerGroup (workforce solution). Perché in questa “ubriacatura digitale 2020”, che sappiamo tutti essere fondamentale per ripartire e ridefinire le strategie delle aziende, la sensazione a volte di perdere di vista le professioni essenziali – quelle che davvero salvano la vita – c’è. Non si accantona il digitale certo (lo vedremo, anzi) ma tornare con i piedi per terra spinti dalle evidenze di queste ricerche aiuta, a un anno esatto dallo scoppio della pandemia.

La dimensione fisica del lavoro di McKinsey Global Institute

Partiamo dalla ricerca di McKinsey Global Institute (Mgi)The future of work after Covid-19 – che mostra come la pandemia abbia marcato la differenza tra lavori essenziali (ospedali, alimentari,…) e quelli apparentemente meno essenziali, mostrando nel rapporto come l’impatto duraturo della pandemia sulla domanda di lavoro darà vita a un mix di occupazioni e di competenze nuove, da ripensare (coinvolti Cina, Francia, Germania, India, Giappone, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, otto paesi che raccolgono insieme la metà della popolazione mondiale e il 62% del Pil).  “Se prima di Covid-19, i maggiori sconvolgimenti nel mondo del lavoro riguardavano le nuove tecnologie e i crescenti legami commerciali – precisa il report – la pandemia per la prima volta ha elevato l’importanza della dimensione fisica del lavoro”.

La ricerca misura così la prossimità fisica in più di 800 occupazioni: si va dalle aree con stretta interazione (come l’assistenza medica a stretto legame con la cura e i pazienti) alle aree a minor impatto (come quella dei lavori amministrativi di uffici o ospedali che possono svolgersi a distanza). Chi cambierà di più?

Secondo McKinsey subiranno una maggiore trasformazione le aree di lavoro in cui è indispensabile il contatto. 

Ci sarà così un forte impatto dovuto alla pandemia nei lavori in cui è richiesta forte vicinanza fisica (1): assistenza medica, cura della persona, servizio clienti in loco, vendita al dettaglio, sportelli in banche, poste, attività legate al tempo libero (aeroporti, hospitality), viaggi di lavoro. “A lungo termine, è probabile che anche queste aree di lavoro saranno le più sconvolte, anche se la prossimità non è l’unica spiegazione – precisa il report -. Alcuni lavori in quest’area sono migrati verso l’e-commerce e altre transazioni digitali, un cambiamento comportamentale che probabilmente rimarrà”. 

Si assisterà a un moderato impatto della pandemia nei lavori in cui la vicinanza fisica è minore (2): il lavoro d’ufficio basato su pc, che rappresenta quasi un terzo dell’occupazione nelle economie avanzate, dagli uffici alla gestione amministrativa della PA, dagli ospedali ai tribunali, alle fabbriche.

Ci sarà poco impatto sull’arena della produzione e della manutenzione all’aperto (3): cantieri, fattorie, terreni residenziali e commerciali.

Tre grandi tendenze riconfigureranno il lavoro però secondo McKinsey.
1 – Continuerà il lavoro da remoto. Circa il 20-25% della forza lavoro nelle economie avanzate potrebbe lavorare da casa da tre a cinque giorni a settimana (4-5 volte in più rispetto alla fase pre Covid) impattando anche sulla scelta degli uffici (il 30% ha pianificato di ridurre gli spazi esistenti), sul ridisegno urbano di grandi città, sobborghi, scelte abitative. Impatterà sui viaggi d’affari (il 20% di questi, segmento pre Covid molto redditizio per le compagnie aeree, potrebbe non tornare) con effetti a catena nel settore. Rimarranno a distanza altri comportamenti avvalorati dalla pandemia: telemedicina, online banking, streaming Tv, e-commerce (cresciuto da 2 a 5 volte a seconda dei Paesi) che rimarrà utilizzato da tre quarti delle persone che lo hanno sperimentato per la prima volta durante la pandemia. “Questo passaggio alle transazioni digitali ha favorito la crescita dei lavori di consegna, trasporto e immagazzinaggio. In Cina, i posti di lavoro nell’e-commerce, nelle consegne e nei social media sono cresciuti di oltre 5,1 milioni nella prima metà del 2020” spiega McKinsey.

2 – Il Covid spingerà l’adozione più rapida dell’automazione e dell’AI coinvolgendo principalmente compiti di routine e in aree di lavoro con alta interazione umana. Due terzi delle aziende dichiara che sta aumentando investimenti in automazione e AI: magazzini, negozi di alimentari, call center, impianti di produzione per ridurre la densità di personale sul posto di lavoro.

3 – Il mix di occupazioni cambierà: quasi tutta la crescita della nuova domanda avverrà nei lavori ad alto stipendio e chi avrà la necessità di passare a fasce salariali più alte dovrà avere nuove competenze. Ci sarà una bassa crescita nei ruoli a basso stipendio, mentre la domanda di lavoratori nel settore sanitario e nelle occupazioni Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) potrebbe crescere più di prima della pandemia, per il crescente bisogno di persone che possano creare, distribuire e mantenere le nuove tecnologie. Il mix di competenze richiesto ai lavoratori per avanzare (un lavoratore su 16 avrà bisogno di trovare un’altra occupazione entro il 2030): “Nella ricerca post Covid-19, Mgi ha scoperto non solo che una quota maggiore di lavoratori avrà probabilmente bisogno di uscire dalle ultime due fasce salariali, ma anche che circa la metà di essi avrà bisogno di competenze nuove e più avanzate per passare a occupazioni di una o anche due fasce salariali più alte”.

Osservatorio permanente EY, Pearson e ManpowerGroup

Guardiamo ora alla ricerca di EY, Pearson e ManpowerGroup“Professioni 2030: il futuro delle competenze in Italia” – che studia la domanda di lavoro dei prossimi 10 anni, dando vita a un Osservatorio permanente sul mercato del lavoro per supportare stakeholder pubblici e privati nella definizione di politiche occupazionali e formative, in uno scenario post Covid che, secondo le stime Ocse, potrebbe causare una perdita di posti di lavoro compresa tra 1,2 milioni e 1,4 milioni.

Grazie ad algoritmi di machine learning il modello predittivo elaborato (partendo dal dato pre pandemico che mostrava  uno skill gap elevato perché il 25% delle figure professionali era difficile da reperire dalle imprese italiane) evidenzia un peggioramento della situazione in corso ma sottolinea anche come la transizione tecnologica e la crisi accelereranno l’obsolescenza di competenze, mansioni e professioni. “In questi mesi abbiamo assistito ad un grande fenomeno sociale di sopravvivenza e adattamento che genererà sul mercato del lavoro modifiche permanenti: avremo profili più ibridi, con competenze tecniche (57% delle professioni in crescita sono legate alla tecnologia) e con una crescita di competenze sociali e relazioni, di ascolto, di comprensione; avremo soprattutto più del 50% di nuove professioni che nasceranno con set di competenze che seguiranno dinamiche che si possono anticipare per arrivare preparati – argomenta Donato Ferri, Mediterranean Consulting and People Advisory Services Leader di EY -. Abbiamo quindi più chiare quali sono le competenze fondamentali e quale sarà la domanda e l’offerta di professioni per settori e per territori… Il grande valore di questa ricerca, infatti, sta proprio nell’integrare saperi e dati diversi e nell’utilizzare l’intelligenza artificiale per governare una complessità crescente su cui le aziende e gli attori dell’educazione e della formazione dovranno basare i propri scenari decisionali per il futuro”.

Si andrà verso profili di competenze compositi, in grado di gestire la complessità tecnica, tecnologica, organizzativa e gestionale. In tale contesto, sarà essenziale tanto upskillingreskilling dei lavoratori, quanto la formazione di competenze mirate per chi fa il primo ingresso nel mercato del lavoro.
Le competenze dei prossimi 10 anni nasceranno da quelle esistenti: per scissione (specialisti delle interfacce umane, esperti delle applicazioni Iot in agricoltura, human-machine teaming manager, tecnico delle macchine a guida autonoma), per fusione di due o più professioni (addetti all’integrazione con i robot assemblatori, progettisti di visite ed eventi virtuali) e infine per ibridazione (manovali e personale non qualificato della costruzione, personale per la sicurezza di impianti, addetti all’assistenza personale, esperti legali in imprese). Ma sarà importante che queste professioni abbiamo tre profili di competenze: quelle fondamentali (apprendimento e ascolto attivo, adattabilità, comprensione degli altri e problem solving), competenze aggiuntive (capacità di analisi, conoscenze e abilità tecniche, abilità di base come le strategie di apprendimento, attitudini cognitive quali l’originalità, e abilità sociali come la persuasione) e competenze ibridanti (psicologia, informatica, gestione di impresa, capacità di valutazione sistemica, ideazione e originalità, persuasione e adattabilità).

Linkedin, occhio ai profili più cercati 

Ora arriviamo alla fotografia scattata dalla piattaforma Linkedin, che ha stilato la classifica delle 15 professioni emergenti per il 2021, sulla base di quanto accaduto durante l’emergenza sanitaria e delle professioni che hanno registrato una crescita tra aprile e ottobre 2020. Profili specifici in categorie professionali che hanno visto impennare la domanda, nonostante la crisi generalizzata dell’occupazione.
15 le categorie occupazionali trainanti del mercato del lavoro, lavori indispensabili.

1. Docenti, +93% assunzioni dell’ultimo anno per sostituire gli insegnanti più vulnerabili soprattutto a Roma, Palermo, Treviso, Bari, Bergamo.
2. Medici specializzati, +72% di medici e infermieri, principalmente a Bologna, Milano, Roma, Torino.
3. Esperti di digital marketing, per ridefinire la strategia commerciale (Milano, Bologna, Verona)
4. Freelance creativi, video maker, copy writer per impostare nuovi servizi in tempi rapidi e con creatività (Firenze, Roma, Milano, Genova, Torino).
5. Supporto clienti, +96% di assunzioni per seguire da remoto la clientela, essendo vietati spostamenti fisici (Napoli, Cagliari, Catania, Palermo, Lecce).
6. Esperti tecnologici, soprattutto in ambito assistenza e sicurezza, +49% legati alla gestione dello smart working (Milano, Roma, Napoli).
7. Assicuratori, con un +80% di offerte di lavoro per consulenti assicurativi e +120% per agenti (Torino, Milano, Ogliastra, Ferrara). 
8. Ricercatori nel campo farmaceutico, legati allo sviluppo del vaccino (Genova, Milano, Trieste, Trento, Roma). 
9. Personale tecnico sanitario, con molte posizioni aperte a tal punto che le assunzioni di tecnici medici d’emergenza sono aumentate del 158% (Udine, Milano, Bergamo, Bologna, Torino).
10. Esperti in e-commerce: +51% delle assunzioni dagli addetti alla logistica fino agli esperti di marketing online (Roma, Palermo, Treviso, Bari, Bergamo).
11. Freelance per stesura di contenuti digitali, anche podcast e blog (Milano, Como, Reggio Emilia).
12. Agenti immobiliari, dovuta alla richiesta di nuovi spazi abitativi per l’home office e alla crescita del settore immobilitare per più bassi tassi di interessi sui mutui (Torino, Milano, Savona, Roma, Bologna).
13. Analisti finanziari, dal momento che molte realtà hanno chiesto durante il lockdown prestiti e servizi di consulenza finanziaria (Milano, Brescia, Lecce).
14. Consulenti aziendali, per potere sopravvivere le aziende hanno spesso chiesto aiuto a esperti competenti per definire la strategia aziendale (Torino, Milano, Savona)
15. Giornalisti, professionisti della comunicazione con un trend che si prefigura del +3% fino al 2024 (Napoli, Prato, Milano, Bari).

“In questi giorni Linkedin raggiunge la soglia dei 15 milioni di iscritti in Italia, un importante traguardo a livello locale che si va ad aggiungere ad altri importanti risultati a livello globale: solo nell’ultimo trimestre abbiamo raggiunto i 740 milioni nel mondo, le sessioni su Linkedin sono aumentate del 30%, e le conversazioni del 48% – commenta su Linkedin (ovviamente) Marcello Albergoni, country manager di Linkedin Italia -. Ciò dimostra che, nonostante la difficile situazione dovuta alla pandemia, siamo sulla strada giusta e che sempre più persone trovano sulla nostra piattaforma spunti, notizie e conversazioni utili per crescere sia a livello professionale che personale”. 

E noi – torno all’incipit dell’editoriale – che osserviamo sempre con molta attenzione le professioni del futuro in ambito digital, facciamo tesoro delle indicazioni sulle professioni importanti messe in luce dalla pandemia. “Noi con il nostro lavoro non salviamo vite” diciamo spesso in redazione a differenza di chi la vita la salva davvero (in questo anno terribile sarebbe ingrato qualsiasi paragone), ma credo che le evidenze emerse sulle competenze (hard, soft, fondamentali, aggiuntive,…) siano asset portanti di qualsiasi professione al 2030 e oltre. Anche della nostra, “pur non vitale” in senso stretto

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