Futuro digitale e sostenibilità calata nella realtà in tutte le sue declinazioni: economica, tecnologica e ambientale. A Ponte San Pietro, presso il suo Global Cloud Data Center, Aruba apre un confronto su questi temi chiamando a raccolta partner, vendor, player del settore Ict e istituzioni. L’occasione è l’ampliamento del polo tecnologico di Bergamo, con l’apertura di due nuovi data center di ultima generazione e di un auditorium tecnologico da 400 posti adibito a eventi e spazio di collaborazione per il territorio, dove veniamo accolti nella giornata dell’open day all’evento Do IT now.

A fronte di un investimento di 500 milioni di euro da parte di Aruba, i due nuovi moduli vanno a rafforzare l’infrastruttura del più grande data center d’Italia che, sviluppandosi su un’area di 200.000 metri quadrati, rappresenta un punto di riferimento per i processi di digitalizzazione delle imprese. Salgono così a tre i data center del Global Cloud Data Center di Bergamo che insieme al data center di Arezzo, al campus di Roma, la cui apertura dovrebbe avvenire entro la metà del 2023, e la struttura proprietaria nella Repubblica Ceca, compongono la rete di data center Aruba.

Legame tra IT, sostenibilità e sicurezza

Il costo del “non fare”, quanto può pesare nell’IT, e in che misura la sostenibilità deve entrare nelle strategie d’impresa. Esordisce su questo tema Stefano Cecconi, amministratore delegato di Aruba partendo dalla visione dell’azienda che, seppure in un momento critico, realizza quello che il manager definisce orgogliosamente il “miracolo bergamasco”, un progetto competitivo a livello europeo sul fronte del cloud. “Per realizzare gli obiettivi di crescita e sostenibilità serve cultura e spirito di squadra – dichiara Cecconi –. Nel data center tutte le componenti devono funzionare e sono indispensabili, come in una macchina. E’ quindi fondamentale guardare all’intera filiera, il cui processo di sostenibilità non va delegato alle singole realtà produttive ma gestito nel suo insieme. In Aruba abbiamo la fortuna di lavorare in un settore dove essere più efficienti permette anche di avere un beneficio economico, ma mettere a disposizione infrastrutture efficienti da un punto di vista energetico non basta; dobbiamo preoccuparci del modo in cui vengono progettate le soluzioni IT, di come dati e servizi sono gestiti ed erogati e dell’uso che ne viene fatto dall’utente finale”. 

Stefano Cecconi, amministratore delegato di Aruba
Evento “Do IT now”, Auditorium Aruba – Stefano Cecconi, amministratore delegato di Aruba

Sul fronte della sicurezza, Roberto Baldoni, direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale sottolinea l’importanza di un partenariato pubblico-privato per migliorare la postura cibernetica del Paese. “La cybersercurity non si delega – dichiara -. Dobbiamo iniziare a ragionare in termini di autonomia strategica all’interno del digitale, altrimenti il tesoro dei nostri dati andrà altrove, e coniugare questa strategia a livello europeo mettendo insieme i vari attori in gioco con una modalità olistica – suggerisce Baldoni -. In una fase di digital transformation così impetuosa, dove il cloud ha dato capacità computazionale a tutti i settori ma le minacce persistono, il 2023 sarà un anno di accelerazione tecnologica. Dobbiamo allora capire su cosa e chi possiamo contare in questo momento per la crescita e la difesa del cyberspazio italiano”. In quest’ottica, l’agenzia per la cybersecurity realizzerà il prossimo anno un piano per definire lo status quo e individuare le linee su cui investire, annuncia Baldoni.

Roberto Baldoni, direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale
Evento “Do IT now”, Auditorium Aruba – Roberto Baldoni, direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale

“Le aziende non competono più da sole ma lo fanno come ecosistemi – concorda Agostino Santoni, vicepresidente di Confindustria con delega al Digitale auspicando capacità di visione -; bisogna creare un piano strategico per portare le nostre imprese in un nuovo percorso che ci renda più competitivi favorendo la diffusione di una cultura in grado di accelerare il processo di integrazione della tecnologia nella value chain e nelle strategie aziendali. Il sistema operativo delle imprese è il capitale umano e per questo bisogna scommettere sul tema delle competenze”. Va in questa direzione il progetto “Formati con Noi” nato dall’iniziativa di Anitec-Assinform, Confindustria e realizzato con il ministro Vittorio Colao.  

“Viviamo in un’epoca di over-digitalizzazione dove mancano normative e regole legali sulla tutela dei dati” incalza Francesco Bonfiglio, Ceo di Gaia-X, il progetto europeo per l’economia dei dati che ha il compito di definire regole e servizi per dare vita a un cloud europeo federato. “Con centinaia di membri, provenienti da tutti i settori, che rappresentano la voce del mercato, il progetto Gaia-X sta definendo le nuove regole per il settore digitale in Europa, dando voce ad ogni opinione e creando un quadro di principi e tecnologie per regolamentare la sovranità digitale in termini concreti”.

Gli obiettivi della Commissione Europea puntano ad avere il 75% delle imprese in cloud entro il 2030, con 10.000 nodi edge in Europa. In questo contesto, i requisiti essenziali per il cloud europeo verteranno su elementi di sicurezza, conformità alla protezione dei dati, facilità di cambiamento dei fornitori ed elevati livelli di efficienza energetica. Lo spiega Pierre Chastanet, head of Unit Cloud and Software DG Connect, Commissione Europea: “Le infrastrutture di data center stanno diventando altamente strategiche per l’economia italiana, al pari dei trasporti. Mettere in campo queste iniziative richiede molto impegno economico da parte dei player che tuttavia stanno investendo in questa direzione, come Aruba. Per entrare in una dimensione europea è però necessario un cambio di paradigma: non ricostruire il modello hyperscale ma sfruttare l’approccio distribuito in Europa, federando le capacità europee di elaborazione dei dati. Il data center è tra le attività più energivore – aggiunge – e bisogna pertanto alzare anche la barra anche in termini di sostenibilità”.

Do IT now
Evento “Do IT now”, Auditorium Aruba  – Panel sulla sovranità digitale e sostenibilità economica dell’IT

Manuel Bento, chief operating officer di Euronext, porta l’esempio di un’azienda utente che ha investito per migrare il proprio data center da Londra a Ponte San Pietro, nel Global Cloud Data Center Aruba, dove sono custoditi i dati delle borse di Amsterdam, Bruxelles, Dublino, Lisbona, Oslo, Milano e Parigi. “Oggi l’infrastruttura di Aruba gestisce la negoziazione dei mercati finanziari di sei paesi, il settimo sarà migrato l’anno prossimo. I clienti co-localizzati a Basildon, in Uk, ci hanno già seguito tutti qui, conquistati dal livello tecnologico che siamo riusciti a raggiungere, con ricadute positive anche sui loro obiettivi Esg, dal momento che questa struttura è un green data center, pensato anche per ridurre l’impatto carbonico della stessa Euronext”.

“Il punto di partenza è la riduzione degli sprechi, che più stanno in alto nella catena e più la loro inefficienza si riverbera nei livelli sottostanti”, interviene Giorgio Girelli, general manager di Aruba Enterprise: Serve innestare nel dna dell’azienda il cromosoma della sostenibilità con l’attitudine a trovare il giusto compromesso tra sostenibilità ambientale ed economica. Oggi la tecnologia è matura e ci dà tutti gli elementi per poter trovare questo equilibrio tra le due componenti. In Aruba pensiamo di possedere questa attitudine; abbiamo avviato un percorso tanti anni fa attraverso un’attenzione alla gestibilità del sistema per mitigare i rischi e allo sfruttamento di tutte le risorse disponibili. Basti pensare al sistema di raffreddamento geotermico, agli impianti fotovoltaici ovunque ci sia una resa significativa o all’acquisizione di centrali idroelettriche”.

Tour nel campus Aruba 

Visitiamo l’area dei nuovi data center di Ponte San Pietro, costruiti su un terreno dismesso dove in passato sorgeva l’azienda del tessile Legler, di cui si è voluto mantenere una torre con il logo a memoria storica. Qui tutte le infrastrutture sono alimentate da fonti rinnovabili e comprendono impianti fotovoltaici, sistemi geotermici ed una centrale idroelettrica di proprietà sul fiume Brembo, che permette di massimizzare l’efficienza energetica grazie anche alla presenza dell’acqua di falda per raffreddare in modo ecologico le sale dati.

Al fianco del primo dei Data Center inaugurato nel 2017 (DC-A) Il nuovo DC-B occupa una superficie di circa 17.000 metri quadri e ha una potenza di 9 MW, ripartita su tre grandi sale dati, con infrastrutture indipendenti dedicate per ogni sala. Il DC-C si sviluppa invece su più piani con 8 sale dati poste su due livelli, una potenza a regime di 8 MW ed una superficie totale di circa 14.000 metri quadri. Concepito per rispondere alle esigenze di colocation trasversali ad ogni settore di impresa, i servizi erogati vanno dal singolo server dedicato a soluzioni infrastrutturali complesse, sia fisiche sia cloud, sale dati o interi data center dedicati, con la possibilità di progettare le soluzioni congiuntamente ad Aruba. 

Stefano Cecconi, amministratore delegato di Aruba
Stefano Cecconi, amministratore delegato di Aruba all’interno del nuovo Data Center C

“I due campus tecnologici, così come le precedenti strutture, sono progettati per essere altamente efficienti dal punto di vista tecnologico e andare incontro alle sfide future, ma anche all’insegna della massima ecosostenibilità, così da minimizzare l’impatto ambientale ed efficientare i consumi, nel rispetto degli standard di affidabilità e sicurezza, e conseguire i più alti livelli di certificazione”, spiega Cecconi

Global Cloud Data Center – Rack nelle sale all’interno del Data Center C

“Un esempio di rigenerazione urbanadichiara Matteo Macoli, sindaco di Ponte San Pietro e vicepresidente della Provincia di Bergamo al taglio del nastro -: su un’area dismessa da tempo e strategica per il nostro comune e per l’intero territorio provinciale, è nato e si amplia il Data Center Campus più grande d’Italia nel segno della transizione digitale e dello sviluppo informatico. Grazie agli investimenti di Aruba, ospitiamo un polo aziendale moderno, sostenibile, tecnologicamente all’avanguardia, capace di generare reddito e posti di lavoro guardando al futuro”. L’ampliamento del Global Cloud Data Center dovrebbe infatti dare una spinta occupazionale al tessuto economico locale. I 200 professionisti impiegati al suo interno dovrebbero crescere nei piani dell’azienda, anche in previsione di ulteriori espansioni. Aruba sta già selezionando e formando parte delle future risorse attraverso l’Aruba Academy, la scuola del gruppo che recluta talenti e li qualifica in ambito Stem e informatico, in collaborazione con l’Università di Bergamo e il Politecnico di Torino.

Aruba - Taglio del nastro
Aruba Global Cloud Data Center – Taglio del nastro alla presenza di Matteo Macoli, sindaco di Ponte San Pietro e vicepresidente della Provincia di Bergamo

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