All’inizio di aprile, il Global Leaders’ Forum Itw ha lanciato la campagna Keeping the World Connected e pubblicato una lettera aperta in cui si chiede che le infrastrutture Ict e i serivizi di comunicazione basati sulla Rete siano classificati come servizi essenziali, nelle  giurisdizioni di tutti i Paesi.

Un obiettivo che permetterebbe alle industry di qualsiasi ordine e grado di fornire continuità di servizio, indipendentemente dall’epidemia contestuale attuale Covid-19,  ma che richiede allo stesso tempo la collaborazione tra i fornitori di infrastrutture IT, Ict e tra le pubbliche amministrazioni. Si tratta di una “chiamata” importante, ma non nuova, considerato come il tema sia in “agenda” da tanti anni, ma di fatto si parli anche di un obiettivo mai realizzato.

Per dire, l’Onu ha dichiarato l’accesso a Internet come fondamentale diritto umano già nel 2011, ma anche nei Paesi più sviluppati, Italia compresa, vi sono zone anche densamente popolate che ancora non beneficiano della banda ultralarga, in nessuna forma. Né attraverso la connettività mobile 4/5G, né eventualmente via cavo.

E, per quanto riguarda gli ordinamenti, possiamo dire che pure, al di là delle buone intenzioni, di strada ne è stata fatta relativamente poca. Si può ricordare la proposta di Stefano Rodotà già dieci anni fa, nell’ambito dell’Internet Governance Forum Italia a Roma, dove propose di inserire un articolo 21-bis nella Costituzione, al fine di far rientrare l’accesso alla rete quale diritto fondamentale e i successivi tentativi di ripresa di altri parlamentari che proposero disegni di legge costituzionali volti a inserire il diritto di accesso ad Internet nella Carta, ma ad oggi siamo fermi al diritto di accedere alla Rete presente nella Dichiarazione dei diritti di Internetelaborata dalla Commissione per i diritti e i doveri in Internet nel 2014. 

Ora, la chiamata e l’impegno del Glf si basano sostanzialmente su quattro punti fondamentali: condivisione (1), supporto ai governi (2), collaborazione sulle risorse operative (3), coordinamento e implementazione di capacità aggiuntive (4). Più nello specifico (per quanto riguarda il primo punto per i fornitori di infrastrutture Ict di rete) si tratta di lavorare sulla capacità di imparare gli uni dagli altri non solo a rispondere in modo accelerato alle richieste degli utenti, ma anche a condividere esperienze su come altre aziende/competitor hanno saputo gestire l’emergenza.

Per il punto 2, ci si impegna invece a supportare i governi e gli organismi internazionali per garantire resilienza sulla connettività internazionale. Comprende anche la capacità di una risposta coordinata a supporto dei bisogni di mantenere tutto il mondo connesso, anche attraverso la condivisione delle risorse operative (3). Proprio sulla base dell’impatto che Covid-19 ha avuto sulla rete, i membri dell’alleanza Glf si impegnano a condividere le informazioni per consentire il coordinamento nello sviluppo di capacità aggiuntiva, a supporto delle richieste di tutte le giurisdizioni. Passi avanti quindi, almeno negli intenti.

Anche Gsma (l’ente che organizza Mwc) è intervenuta sul tema e con un focus particolare sui temi 4/5G ha voluto auspicare l’adozione delle migliori pratiche e approcci globali. Non solo per controllare la diffusione della pandemia (collegamenti da remoto, tracciamenti e test, utilizzo dell’AI per la ricerca, istruzione, supporto alle transazioni finance), ma anche per aiutare le persone ad affrontare le mutate circostanze operative e accedere ai benefici della Rete. Almeno nelle intenzioni si sarebbe sulla buona strada.

Il “servizio essenziale” in Italia

La Rete è riconosciuta diritto essenziale, ma il rispetto del diritto è ad oggi inatteso. Per esempio i dati Agcom documentano come sia appena il 68,5 delle famiglie italiane ad essere raggiunto da banda larga a 30 Mbit/s o superiore, e solo del 36% è la percentuale di chi può navigare ad una velocità oltre i 100 Mbit/s. Il primo dato possiamo considerarlo rappresentativo di un requisito minimo, per esempio per chi, in questi giorni si trova a lavorare da casa (smart working) o a seguire le lezioni scolastiche.

Mise Aree Bianche
Mise – Piano Aree Bianche a Concessione. La dashboard è stata creata per il monitoraggio del progetto BUL da parte del COBUL Sono stati individuati i parametri da monitorare. I dati vengono estratti dalla piattaforma Geo4wip, strumento informatico operativo condiviso tra Infratel e Open Fiber. L’aggiornamento dei dati viene effettuato 2 volte al giorno.

Aggiungiamo altri numeri ai numeri: oltre 11 milioni di persone in Italia non dispongono di banda ultralarga. Non si tratta di un problema che riguarda solo le zone meno industrializzate, perché tra i comuni non serviti circa 2.350 sono comuni lombardi, veneti, dell’Emilia Romagna.

Dati Istat alla mano, se continua ad aumentare la quota di imprese con almeno 10 addetti che accede a Internet utilizzando connessioni veloci, solo il 41% sfrutta connettività ad almeno 30 Mbit/s (13,5% nel 2015), e solo il 13,8% quelle ad almeno 100 Mbit/s (erano 6,2% nel 2015). Fa impressione questo ultimo dato. Perché in pratica documenta l’impossibilità ad oggi per circa l’80% delle realtà produttive del Paese di abbracciare appieno i processi di trasformazione digitale.  

E’ chiaro come in uno scenario di questo tipo, pur tenendo conto dei tavoli di consultazione e delle migliori intenzioni dei diversi organismi, parlare della Rete come di un diritto essenziale è ancora troppo presto. Questo tra l’altro preclude al Paese tante possibilità, anche per il futuro.

Soprattutto, fa specie la distanza tra le dichiarazioni d’intento e la realtà. A fine febbraio, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha ricordato come l’accesso alla Rete fosse cruciale “per esercitare i diritti di cittadinanza e di conoscenza” e in questi è tornato sul tema in modo ancora più chiaro “L’accesso a Internet dovrebbe essere un diritto tutelato dalla Costituzione ]…[…oggi lo strumento più concreto ed efficace di partecipazione è l’accesso a Internet”. L’emergenza è servita al Paese per comprendere anche quanti e quali siano i servizi effettivamente funzionanti nella PA, ma per utilizzare l’identità digitale, e prima ancora per conoscere cosa significhi, serve una connessione veloce ai sistemi e l’infrastruttura adeguata. E sono ancora tantissime le famiglie che non ne dispongono. Di recente, proprio con il decreto Cura Italia si è tornati sul tema, all’articolo 79.

Anche in questa occasione però da più parti si solleva il tema della mancanza di risposte certe, quando si chiede come c’entrare l’obiettivo della copertura al 100% del territorio anche nelle sue aree bianche. I piani precedenti avevano fissato entro quest’anno la copertura completa. Non ci si arriverà.

E l’ostacolo non sarà solo Covid-19 (certo non ha aiutato ma comunque l’emergenza ha spinto a fare), quanto piuttosto difficoltà burocratiche e “tecniche” relative ai problemi di scavo, per cui i lavori potranno essere completati solo a fine 2021. Se poi si volesse affrontare anche il problema delle aree grigie (territori extra urbani e distretti industriali con un solo operatore attivo) si capisce bene come il Piano nazionale di intervento (2020-2025) a sua volta subirà ulteriori slittamenti.

Tutti problemi che ora sono sul tavolo della ministra Paola Pisano. Famiglie e imprese si attendono semplicemente, comune per comune, quartiere per quartiere, di conoscere una data certa in cui potranno sottoscrivere un servizio di banda ultralarga degno di questo nome. Forse si è già aspettato fin troppo per qualcosa che, tutti, ai tavoli di lavoro, amano definire “essenziale”.  

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