La crisi da Covid-19 che l’intera umanità sta attraversando mette a dura prova il mondo del lavoro, a cui è richiesta grande agilità e spirito di adattamento per conformarsi ai nuovi scenari. La capacità di mettere in campo nuove e repentine strategie per trasferire la forza lavoro dal luogo fisico a quello remoto o per riconvertire le attività diventa oggi un requisito fondamentale per sopravvivere sul mercato.
Un processo di adattamento avviato nell’emergenza ma ormai inarrestabile, che trova tutti concordi nel ritenere che il mondo del lavoro non possa tornare mai più quello di prima, neppure a crisi finita, e il cui nuovo volto sia destinato a diventare la nuova normalità.
In questo scenario, le imprese che riescono a competere sono quelle senza vincoli e vecchie convenzioni, in grado di mettere il costante sviluppo delle persone al centro.

Cornerstone è al fianco di queste aziende, attraverso la propria esperienza e i piani di innovazione per affrontare il cambiamento. Una strategia che, proprio nel momento della crisi, vede la società rafforzarsi e riposizionarsi, grazie all’acquisizione di Saba Software. Un’operazione che trasforma Cornerstone in una delle più grandi aziende di cloud computing, raddoppiando il numero dei dipendenti, unendo 75 milioni di utenti ed estendendo la base clienti a 7.000 aziende.

HR, ruolo strategico nell’emergenza

Come evolve il mondo del lavoro in risposta alla crisi e cosa chiedono le aziende per aumentare la produttività e la collaborazione tra i dipendenti. Lo chiediamo a Federico Francini, regional sales director di Cornerstone in Italia, che ci racconta come le imprese hanno reagito nelle diverse fasi dell’emergenza e quanto il ruolo delle HR sia stato fondamentale.

Federico Francini, regional sales director di Cornerstone in Italia
Federico Francini, regional sales director di Cornerstone in Italia

“All’inizio del lockdown, molti paesi europei hanno autorizzato la cassa integrazione parziale e il congedo che le divisioni HR hanno dovuto mettere in atto durante l’emergenza. Quindi, le HR hanno dovuto intervenire nuovamente per garantire che i dipendenti che lavoravano da remoto potessero continuare a essere produttivi come sempre. Tutto è iniziato con la logistica: abbiamo laptop e dispositivi mobili per tutti? La nostra infrastruttura IT è adatta allo scopo? Il passo successivo è arrivato quasi contemporaneamente: come supportiamo i lavoratori in smart working? Cosa facciamo se non hanno mai lavorato prima da remoto? E, anche nel caso lo abbiano già fatto, la situazione è estremamente critica e genera molta ansia e stress. Come supportiamo i nostri colleghi in questo momento? È qui che le HR hanno dovuto offrire contenuti di formazione digitale per aiutare tutti ad affrontare la situazione nel miglior modo possibile. Poi c’era la questione della collaborazione; capire come aiutare i team a lavorare insieme anche se non potevano incontrarsi ed evitare che le persone si perdessero nelle chiamate e nelle conferenze online. Questa situazione ha richiesto un accesso rapido al supporto da parte della divisione HR.

Ora siamo nella fase successiva, in cui alcuni Paesi iniziano a uscire dal confinamento, ma la sicurezza sanitaria rimane fondamentale e la situazione non sta certamente tornando alla normalità, piuttosto si trova in uno strano stato intermedio. Come ci organizziamo per questo? Come assicuriamo che coloro che possono recarsi in ufficio lo facciano in modo sicuro e come gestiamo coloro che dovranno continuare a lavorare da remoto?”. Servono decisamente nuove strategie e un nuovo approccio.

Ma le aziende italiane sono pronte ad affrontare le successive fasi del cambiamento? Non c’è motivo per cui le nostre imprese non debbano essere pronte a questo nuovo passo. Cornerstone collabora da tempo con l’Osservatorio HR del Politecnico di Milano, e dedica sue ricerche allo smart working e al suo sviluppo in Italia. Prevediamo che questa tendenza continuerà in futuro. Adesso bisogna studiare come includere ogni dipendente in una strategia di smart working, anche quelli che devono lavorare in fabbriche, magazzini o centri di distribuzione. Ciò può essere fatto attraverso l’apprendimento e lo sviluppo continuo, in particolare per consentire l’accesso a nuove opportunità di mobilità professionale e di condivisione delle conoscenze. L’importante ruolo che questi lavoratori hanno avuto durante la crisi dovrà essere riconosciuto, poiché è chiaro che erano quelli a più stretto contatto con i clienti, e questo è un punto che le aziende dovrebbero sicuramente usare a proprio vantaggio.

Per quanto riguarda il lavoro d’ufficio, anche se non possiamo ancora prevedere l’impatto a lungo termine della crisi, nascerà un nuovo rapporto tra vita professionale e vita privata. Le persone apprezzeranno il fatto di non aver dovuto raggiungere il luogo di lavoro su affollati treni regionali o col metrò, di non aver dovuto pagare pranzi costosi vicino all’ufficio e di non essere mai tornate a casa tardi. D’altra parte, ci manca il contatto con le persone, le conversazioni informali alla macchinetta del caffè o all’ora di pranzo e la separazione netta tra casa e luogo di lavoro. Come combiniamo i due aspetti. La risposta sarà probabilmente una via di mezzo: orari di lavoro più flessibili per evitare l’ora di punta, più opportunità di lavorare da casa, ma comunque una presenza regolare, anche se meno frequente, in ufficio per mantenere il contatto con i colleghi”.

Formazione e cultura di innovazione

E veniamo al ruolo chiave della tecnologia. Chiediamo a Francini cosa è necessario perché il lavoro smart sia realmente produttivo e come i nuovi paradigmi tecnologici possono aiutare i processi. Ovviamente deve essere presente tutta l’infrastruttura di cui si ha bisogno: accesso in cloud a informazioni, file server e tutto il software necessario per lavorare nel modo appropriato. Ma anche l’hardware: laptop, cellulari… Noi di Cornerstone, ad esempio, abbiamo permesso ai nostri dipendenti di acquistare ulteriori strumenti come schermi, mouse, tastiere, nel caso ne avessero avuto bisogno per lavorare con il loro solito laptop.
Tutto ciò è chiaro, ma non dovremmo sottovalutare i cambiamenti necessari per i dipendenti che non avevano mai avuto accesso allo smart working prima d’ora. Essere adeguatamente formati, avere accesso alla formazione online per supportare i dipendenti è fondamentale. Ad esempio, per organizzare al meglio la scrivania, per pianificare la giornata lavorativa o per rimanere in contatto con i colleghi. O, se sono un manager, per pianificare un allineamento periodico con il mio team”. 

I contenuti di formazione online rappresentano dunque un’efficace risposta per chi si trova a gestire una nuova modalità di lavoro. Ecco perché all’inizio della crisi, Cornerstone si muove in questa direzione e lancia Cornerstone Cares, contenuti in 5 lingue (incluso l’italiano attraverso il partner locale Skillasu Covid, lavoro a distanza e gestione dello stress. Inoltre, su richiesta dei clienti, l’azienda mette a disposizione una libreria di contenuti su “Remote Working Essentials” per aiutarli a formare i loro team e a promuovere la produttività da remoto. 

Formazione e sviluppo si dimostrano gli strumenti più efficaci per favorire la produttività in tale situazione, ma anche il metodo migliore per creare una cultura di innovazione e condivisione delle conoscenze in un’azienda. Chiediamo allora come cambiano ruoli e competenze, se ne nascono di nuovi in tema di digitalizzazione. La domanda non riguarda tanto la creazione di nuovi ruoli, quanto piuttosto l’inclusione di tutti i ruoli nella strategia di formazione dell’intera azienda: quali sono le competenze di cui si ha bisogno adesso e in futuro? Ci sono esperti interni ai quali si potrebbe fare riferimento per creare contenuti di formazione e diventare la persona di riferimento su argomenti specifici? I dipendenti sarebbero in grado di creare da soli contenuti formativi? Esiste una piattaforma in cui possono imparare gli uni dagli altri, condividere contenuti interni ed esterni e creare diverse community su altrettanti temi di apprendimento? E soprattutto: esiste un modo per includere l’apprendimento continuo nel lavoro quotidiano di ogni dipendente?
Questa formazione nel flusso di lavoro è un’area chiave di sviluppo per Cornerstone, poiché cerchiamo di creare opportunità di apprendimento in varie fasi della vita lavorativa dei dipendenti: quando entrano in azienda, quando hanno incontri periodici con il loro manager, quando usano il loro solito strumento (come Salesforce o Slack) e hanno accesso immediato a contenuti di formazione mirati”.

AI per superare lo skill gap

Come Cornerstone può supportare questa nuova fase evolutiva. “L’idea generale è quella di supportare sia l’azienda sia l’utente finale, tenendo conto di entrambi i punti di vista. L’elemento chiave, in cui stiamo investendo molto in questo momento, riguarda la gestione delle competenze. A gennaio abbiamo acquistato una startup europea (Clustree) che fornisce analisi delle competenze basate su artificial intelligence e stiamo integrando nella nostra piattaforma questa funzionalità unica. Con questo, miriamo a supportare le aziende per evitare skill gap e aiutare le persone a pianificare il proprio sviluppo di competenze, in modo che possano lavorare meglio nel loro ruolo attuale e accrescere le loro possibilità quando decidono di candidarsi per un’altra posizione”.

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