L’evento globale .Next Conference di questi giorni arriva in un momento delicato e importante per Nutanix. E’ noto infatti oramai che Dheeraj Pandey, co-founder e Ceo dell’azienda, sale forse per l’ultima volta sul “palco virtuale” dell’evento, considerata la sua volontà di lasciare l’azienda, come riportato da diverse autorevoli fonti a fine agosto e confermato dal Ceo.

Nutanix, fondata 11 anni fa proprio da Pandey – ora impegnato nella ricerca del nuovo Ceo -, è cresciuta nel tempo e, solo nell’ultimo suo trimestre fiscale ha maturato ricavi per 328 milioni di dollari, in crescita del 9% anno su anno. Nel futuro dell’azienda ci sono importanti investimenti dei fondi di private equity. Mentre a determinare la scelta di Pandey, sembra abbiano contribuito una serie di sue riflessioni maturate negli ultimi mesi su cosa conta davvero nella vita (famiglia, figli, etc.). Si vedrà nel tempo, con la garanzia per partner e clienti che sarà Pandey a sistemare per tempo i tasselli giusti nelle giuste caselle e assicurare il futuro dell’azienda.

Di sicuro a .Next Conference 2020 protagonista resta la tecnologia. Il core della proposta di Nutanix è il software per il cloud e le soluzioni per un’infrastruttura cloud ibrida efficiente. Per questo l’azienda si definisce una cloud computing company, con a portafoglio software per gli scenari iperconvergenti, servizi cloud e storage software defined.

Dheeraj Pandey, founder e Ceo di Nutanix
Dheeraj Pandey, founder e Ceo di Nutanix

Esordisce Pandey: “Arriviamo da un periodo davvero difficile e complesso in cui i progetti di digital transformation hanno giocato un ruolo importante, hanno consentito di essere reattivi in diversi comparti ed hanno anche subito un’accelerazione in pochi mesi che probabilmente avremmo visto spalmata su un periodo di tempo ben più lungo. Ora serve guardare un poco indietro per riuscire a guardare meglio avanti”. E’ un passaggio importante che permette di rileggere l’evoluzione IT dal 1995 ad oggi in rapidi spot, così come li propone Pandey: “Tra il 1995 ed il 2005 abbiamo visto proliferare server e appliance e la sfida è stata riuscire a governarli, tra il 2005 ed il 2015 parola d’ordine è stata la governance, l’ideale di riuscire a consolidare l’infrastruttura. Nell’ultimo decennio sono proliferati i data center e si è replicata la sfida, ora è il momento del cloud, ma anche in questo scenario il moltiplicarsi di servizi e piattaforme, con tutti i suoi vantaggi, richiede un approccio di governance all’altezza”, richiede la capacità di “consolidare”. Con il moltiplicarsi delle possibilità in cloud, le aziende stanno vedendo anche crescere il numero dei centri di costo e vorrebbero poter gestire in modo facile lo scenario a partire dalla possibilità di semplificare sviluppo e utilizzo delle applicazioni negli scenari ibridi per beneficiare di un’unica esperienza sul cloud privato, pubblico, e all’edge

La possibilità di consolidare effettivamente l’esperienza dipende direttamente da virtualizzazione, standardizzazione e possibilità di muovere i carichi in modo semplice tra i cloud. E l’approccio iperconvergente di Nutanix indirizza in questo senso le esigenze infrastrutturali, dei data center e in cloud. Spiega Pandey: “Oltre l’iperconvergenza, l’ideale di Hybrid Cloud Infrastructure (Hci) è la parola chiave attorno alle quali ruota l’idea di efficienza per i prossimi anni. Significa anche poter sviluppare applicazioni in modo più veloce, più semplice, una volta sola, in modo da poterle eseguire ovunque”. Di fatto, l’ideale di piattaforma Hci (acronimo che quindi assume una doppia valenza di Hyperconverged Infrastructure e, appunto, Hybrid Cloud Infrastructure) secondo Nutanix, deve consentire la gestione di macchine virtuali, storage virtualizzato, container e operations, a livello applicativo, ed in questa direzione è orientato lo sviluppo.

Nutanix HCI
Nutanix Hybrid Cloud Infrastructure (Hci) – Il modello

Tra gli annunci chiave riguardo l’offerta software di Nutanix per l’iperconvergenza, le nuove funzionalità per prestazioni più veloci del 50% (Nutanix ha migliorato la sua architettura Hci per sfruttare le più recenti tecnologie per lo storage, tra cui dischi Ssd Nvme e Ssd Intel Optane), networking virtuale nativo per semplificare le distribuzioni multicloud, monitoraggio della sicurezza end-to-end per supportare una strategia zero-trust, nonché maggiori funzionalità di automazione e budgeting per le risorse cloud. In particolare per quanto riguarda la strategia zero trust, Nutanix ha annunciato Flow Security Central, come piano di gestione centralizzato basato su SaaS che fornisce monitoraggio della conformità, visibilità della rete e operazioni di sicurezza sia in ambienti cloud privati alimentati da Nutanix che in ambienti cloud pubblici.

Nutanix Hybrid Cloud Infrastructure
Nutanix Hybrid Cloud Infrastructure – La tattica

Partnership con Microsoft Azure

Sul tema centrale di una proposizione Hci di “continuità dell’esperienza tra i cloud”, dopo l’annuncio diverse settimane fa relativo al cloud di Aws, ecco quello odierno per Azure. La partnership con Microsoft prevede l’offerta di un ambiente ibrido e multicloud unificato che permetta la mobilità di applicazioni, dati e licenze e la gestione unificata degli ambienti on-premise e Azure, sfruttando i cluster Nutanix su Azure. Come dettaglia Pandey“Tutti vorrebbero avere la stessa esperienza in cloud in modo fluido, qualsiasi strada si scelga (Aws e Azure, in questo caso, ndr.)”.

Perché la partnership sia concreta quindi è previsto lo sviluppo di nodi Nutanix su Azure, a supporto di cluster e servizi. Sarà possibile implementare e gestire le istanze Azure dall’interfaccia di gestione di Nutanix e beneficiare di tutti i vantaggi relativi agli aggiornamenti di sicurezza estesa previsti da Azure Hybrid.

Tarkan Maner
Tarkan Maner – Cco Nutanix

Mentre per quanto riguarda il licensing  i clienti di Microsoft Azure possono utilizzare i loro credit Azure esistenti, come parte di Microsoft Azure Consumption Commitment (Macc), per acquistare il software Nutanix, così come è possibile trasferire le attuali licenze a Nutanix Clusters su Azure o usufruire di un consumo on-demand del software Nutanix attraverso il Marketplace Azure, per un passaggio fluido tra cloud privati e pubblici in Azure.

Il senso della partnership è ben riflesso nelle parole di Tarkan Maner, Chief Commercial Officer di Nutanix: Si vuole offrire un ambiente ibrido e multicloud unificato ]…[per fornire un unico stack software per gli ambienti cloud pubblici e privati, con una conseguente maggiore agilità, operazioni ottimizzate e un significativo risparmio sui costi”.

Nutanix Karbon Platform Services

Lo sviluppo di applicazioni e di tecnologie cloud native pone una serie di sfide per le aziende difficili da indirizzare. Basta pensare alla complessità (ma anche ai vantaggi) di Kubernetes, in continua evoluzione ed alle relative implementazioni proprio in quell’ottica di continuità tra on-premise, cloud privati e pubblici, volta ad abilitare la capacità di gestire dati, applicazioni e risorse su cui Nutanix lavora, cui abbiamo fatto riferimento in apertura. Da qui la proposizione di Karbon Platform Services come Platform-as-a-Service (PaaS) multicloud basata su Kubernetes per accelerare lo sviluppo e la distribuzione di applicazioni basate su microservizi su qualsiasi cloud.

Rajiv Mirani
Rajiv Mirani, Cto Nutanix

Si vuole in pratica offrire agli sviluppatori servizi gestiti chiavi in mano, on-premise, nel cloud pubblico o all’edge per creare ed eseguire applicazioni cloud native, che permettano di disaccoppiare le applicazioni dall’infrastruttura sottostante. Sul tema Rajiv Mirani, Cto di Nutanix, spiega: “Nel momento in cui un’azienda cresce, adotta il cloud ibrido e gestisce un numero crescente di applicazioni, supportare le esigenze di progettazione può essere complesso per l’IT. Karbon Platforms Services semplifica lo sviluppo e l’orchestrazione delle applicazioni, ed al contempo il rapporto tra l’IT e i team di sviluppo per supportare le strategie DevOps.

A .Next Conference volutamente le storie di esperienze concrete sul campo si concentrano sulle applicazioni relative alle nuove modalità di lavoro, all’education ed alla salute, tre ambiti impattati in modo significativo dall’emergenza sanitaria. Resta un peccato il focus praticamente quasi esclusivo sulle realtà Usa.

Condoleezza Rice
Condoleezza Rice, Thomas and Barbara Stephenson senior fellow on Public Policy

Tra i contributi però quello di Condoleezza Rice, in veste di Thomas and Barbara Stephenson senior fellow on Public Policy, ci sembra riportare al centro dell’attenzione aspetti comuni validi anche nell’esperienza del nostro Paese in ambito education, pur sfiorando appena di fatto il tema tecnologico: “La ‘nuova normalitàper i ragazzi che vanno a scuola può essere di fatto considerata una rivoluzione come un’evoluzione, a seconda di cosa si sarà in grado di proporre loro. La pandemia ha accelerato l’adozione delle tecnologie, ed ha accelerato la sperimentazione. Di suo la tecnologia mostra un enorme potenziale, ed è neutrale, nel senso che è importante sia usata per abilitare opportunità per tutti e deve per questo essere indirizzata. Le soluzioni più recenti mostrano come sia possibile indirizzare specifiche esigenze in uno scenario ibrido.

La flessibilità resta l’aspetto da considerare sempre nell’indirizzare i progetti, in modo da sfruttare la tecnologia anche negli scenari cloud più complessi per semplificare le soluzioni ma anche la gestione dell’intera infrastruttura. E’ questo il punto di raccordo che tiene legate le esperienze di chi lavora sul campo, con il messaggio iniziale che lascia in eredità Dheeraj Pandey a chi guiderà l’azienda in futuro.

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