Lo abbiamo visto crescere in questi mesi confermandosi una delle tecnologie trainanti anche quest’anno. Il cloud, da anni incalzante al tasso del 20%, è entrato nelle agende delle aziende dimostrando anche nel lockdown di essere uno dei principali fattori in grado di garantire resilienza e continuità operativa.

E i vendor, soprattutto i tre grandi detentori del mercato cloud (Microsoft, Aws e Google Cloud, lasciando da parte Alibaba), hanno fatto negli ultimi mesi tutti la medesima mossa: aprire la rispettiva cloud regione nel nostro Paese per accrescere agli occhi dei clienti la loro riconoscibilità come partner di riferimento nel mercato locale, con data center di prossimità, che fanno leva su vicinanza, bassa latenza, compliance alle normative. Tutti aspetti che alle aziende italiane (enterprise, medie o piccole) piacciono e che potrebbero allettare anche quei vertical di mercato restii al passaggio in cloud, uno tra tutti il mondo finance. Oppure la sanità che ha la necessità di conservare i dati nel Paese e che ha capito, a valle dei mesi difficili trascorsi, l’impellenza di doversi trasformare condividendo in cloud dati e informazioni. O l’e-commerce che vive di bassa latenza, o l’avvento del 5G che giocherà sui millisecondi nella velocità di connessione.

Così cruciale che la competizione nel mondo cloud si è fatta agguerrita e i grandi vendor si osservano da vicino e replicano mosse e strategie. Tutti determinati nell’aprire una propria cloud region in Italia, attorno a Milano, annunciando investimenti a supporto dello sviluppo del Paese, in infrastrutture e competenze.
Prima ad aprire la propria region è stata Aws ad aprile, seguita dagli intenti di Microsoft a maggio e di Google la scorsa settimana (entrambe senza ufficializzare le date di avvio).
Simili le strategie, simili le dichiarazioni e i nomi dei progetti. Andiamo a ritroso, dall’ultimo annuncio.

Così Sundar Pichai, Google e Alphabet (Ceo): ”Oggi Google annuncia un investimento di 900 milioni di dollari in 5 anni, che include l’apertura di due Google Cloud Region in partnership con Tim, e avvia una nuova iniziativa dedicata alle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di accelerare la trasformazione digitale del Paese.’Italia in Digitale’ è un nuovo piano per accelerare la ripresa economica del Paese attraverso progetti di formazione, strumenti e partnership per supportare le aziende e le persone in cerca di opportunità lavorative. Questo nuovo progetto nasce dall’esperienza e dal successo di precedenti iniziative come Crescere in Digitale e Google Digital Training, che negli ultimi cinque anni hanno aiutato 500.000 persone a ottenere le competenze digitali necessarie per rilanciare un’attività o migliorare la propria carriera lavorativa. Con questo nuovo impegno, Google intende ora aiutare altre 700.000 persone e piccole e medie imprese a digitalizzarsi, con l’obiettivo di portare il numero complessivo a oltre 1 milione per la fine del 2021”.

Così Jean-Philippe Courtois, Microsoft (executive vice president & president Microsoft Global Sales, Marketing and Operations): “Sono orgoglioso di annunciare Ambizione Italia #DigitalRestart che prevede di supportare lo sviluppo economico del Paese grazie anche all’avvio della prima regione data center di Microsoft in Italia. Il nostro piano di investimenti per l’Italia del valore di 1,5 miliardi di dollari aiuterà i professionisti a innovare e far crescere il proprio business, offrendo al contempo le massime garanzie di sicurezza e compliance. Puntare su cloud computing, AI e sui programmi di formazione digitale rappresenta una grande opportunità per accelerare l’innovazione dell’ecosistema nazionale”.

Così Peter DeSantis, Aws (senior vice president Global Infrastructure and Customer Support): “I clienti di Aws in Italia sono tra le organizzazioni più creative e innovative che supportiamo in tutto il mondo, e siamo sempre stati ispirati dal lavoro che svolgono con la nostra tecnologia. Il cloud è stato una parte fondamentale della trasformazione in molti settori in tutta Italia – dall’automotive e utility, al manifatturiero e al retail, e molto altro ancora. Aprendo oggi la regione Aws di Milano, ci auguriamo di vedere l’impatto positivo che la tecnologia cloud può avere in ogni area dell’economia e non vediamo l’ora di far parte della continua crescita del Paese”.

Ci siamo quasi, l’amministratore delegato di Microsoft Italia, Silvia Candiani, dichiara su Inno3 che “ormai non ci sono più scuse per il passaggio al cloud anche per i più restii” e Fabio Vaccaro, managing director di Google Italy che “la crisi ha accelerato il nostro uso della tecnologia: ora la tecnologia può aiutarci a uscirne”. Tutti concordi sul valore del cloud.

Anche Oracle che però ha sparigliato le carte questa settimana spingendo in modo forte sul cloud privato. La mossa annunciata a livello mondiale dal Cto e presidente Larry Ellison è quella di interpretare la prossimità proprio in casa del cliente (anche se continua l’espansione di nuove regioni, saranno 36 a fine anno) annunciando Oracle Dedicated Region Cloud@Customer, la prima cloud region totalmente gestita che porta tutti i servizi cloud Oracle di seconda generazione – inclusi Oracle Autonomous Database e le applicazioni SaaS – nei data-center dei clienti. 

Così Clay Magouyrk, Oracle (Evp of Engineering, cloud infrastucture): “I clienti ci hanno chiesto di avere on premise un’esperienza pari a quella offerta su cloud pubblico. Con Dedicated Region Cloud@Customer le aziende ottengono nei loro data center tutti i nostri servizi di seconda generazione, incluso Automomous Database“.

Aziende con pesi diversi sul mercato, per market share e numero di clienti, ma tutte alla ricerca di nuove quote in un mercato che cresce, facendo leva sulla esigenza di prossimità. Ma prossimità vuole dire anche razionalizzazione. Come quella invocata per i 30.000 data center ai quali si appoggia la Pubblica Amministrazione nei vari comuni e regioni che dovrebbero essere razionalizzati a vantaggio della collettività. Un piano non solo nei progetti del Ministero dell’innovazione ma anche richiesto dal Garante della privacy, Antonello Soro, che invoca un’infrastruttura cloud pubblica e nazionale.

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