In occasione dell’evento .Next Conference di Nutanix a Copenaghen incontriamo Christian Turcati, senior presales systems engineer manager e Matteo Uva, responsabile del team commerciale di Nutanix Italia, con cui approfondiamo alcuni dei temi della convention, tra cui quello delle modalità di approdo in azienda ad un’effettiva esperienza mutlicloud, l’evoluzione di Nutanix Insights e infine cosa è cambiato con il nuovo modello di licensing a subscription, già introdotto. 

Parte proprio da qui Uva: “Fino a poco tempo fa la licenza Nutanix era strettamente legata all’appliance, nasceva e moriva con il server. A fine ciclo vita i clienti che sostituivano un server perdevano anche la licenza. Ora il modello di vendita si basa sulle subscription. Il cliente oggi può pagare un canone annuale (un anno, ma anche due/tre fino a cinque), in cui a essere fatturato è il diritto ad utilizzare il prodotto, indipendentemente dal device. E’ stato quindi compiuto il disaccoppiamento tra software e hardware. Anche i clienti partiti con la licenza sul device (life of device) apprezzano la possibilità di investire mano a mano che scalano le esigenze e il business”.

Matteo Uva, Sales Manager, Nutanix

Quando il cliente cresce, può decidere comunque di continuare ad acquistare la modalità di licensing tradizionale, oppure trasformare le licenze già disponibili in licenze a sottoscrizione. L’accordo con Hpe e Greenlake recente si basa già sul nuovo modello.

Le licenze sono contate in numero di core e quantità di spazio Ssd o Nvme in TiB, e quando cambiano le caratteristiche della macchina si adegueranno le licenze a seconda delle nuove specifiche.

Prosegue Uva: “L’obiettivo di Nutanix è quello di sviluppare software efficace e permettere di farlo funzionare su qualsiasi hardware, è naturale che cambi il modello”. Turcati: “Spingersi verso il cloud ibrido, d’altra parte naturalmente porta alle sottoscrizioni, con l’acquisto di bucket decisamente più flessibili rispetto al legame licenza/appliance. Non parliamo in nessun caso di una modalità a consumo, ma di una modalità diversa di acquisto vicina al cloud”.

Nutanix Insights

Dal licensing alle novità di Nutanix Insights. Si tratta di una proposta Saas pensata per ridefinire l’esperienza del supporto da parte dei clienti. Ne parla così Turcati: “Si parla di un’estensione di un servizio che Nutanix ha già, per la gestione del supporto, appunto. Uno degli aspetti fondamentali per Nutanix è la vicinanza con il cliente. Quando la soluzione ha un problema avvisa il supporto per automatizzare l’apertura dei ticket. Fin qui nulla di innovativo, la differenza è invece l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale per rendere il sistema più proattivo e permettere anche di imparare dalle telemetrie”.

Oggi i sistemi di alert sono funzionali e dettagliati ma generano ancora falsi positivi; sfruttare l’AI aiuta a prevenire queste problematiche e quindi anche la customer experience. Il portale Insights è già integrato nella piattaforma Nutanix e così il supporto. E’ il concetto di Autonomous, del pilastro “tattico” sviscerato dal Cto cloud platform Rajiv Mirani, durante il keynote. 

Christian Turcati, senior presales systems engineer manager Nutanix Italia

Specifica Turcati: “Purtroppo, fatte cento le risorse utilizzate in azienda, ancora oggi troppe di esse vengono impiegate a supporto dei sistemi (aggiornamenti e funzionamento) piuttosto che allo sviluppo di nuove applicazioni e idee per il business”. Liberarle, sfruttando i sistemi intelligenti, sposterebbe l’ago della bilancia e aiuterebbe i clienti ad essere autonomi.

Arriviamo così all’analisi dell’altro annuncio in occasione di .Next Conference, quello relativo all’accordo con ServiceNow; così lo commenta Turcati: “Molte aziende nostre clienti già usano da tempo ServiceNow per migliorare processi interni di gestione dei ticket di servizio, tutta la parte di gestione del supporto interna, ma anche l’attivazione di nuovi servizi (richiesti dai vari dipartimenti);  il vantaggio dell’integrazione ora è dato dal fatto che quando i prodotti si parlano in modo nativo attraverso le Api questo aiuta tutta la fase di configurazione e di interazione. In particolare, in questo caso, sono stati proprio i clienti a farci capire che l’integrazione specifica avrebbe facilitato e non di poco lo snellimento di tutti i processi interni”.

Ora partendo dalla consolle di ServiceNow o Nutanix i sistemi allineati permettono di non dover riportare le stesse informazioni due volte. Nutanix popolare ServiceNow su tutto l’installato in automatico stessa agilità per il processo di autorizzazione dei nuovi servizi.

Lo scenario multicloud italiano

Chiediamo a Uva una lettura di scenario sul posizionamento delle aziende italiane relativo all’approccio cloud e multicloud, inteso come effettivo utilizzo della possibilità di spostare workload da un cloud ad un altro.

Il quadro solo in parte è a tinte chiare, spiega Uva: “L’approccio al multicloud è al cloud ibrido in Italia è ancora parziale. Spesso si pensa ad attingere a proposte e soluzioni vantaggiose su diversi cloud, senza pensare alle possibilità che sarebbero date dall’effettiva integrazione. Così si semplifica poco.
Obiettivo di Nutanix è quello invece di indirizzare il cloud ibrido permettendo agli utenti di “amalgamare” tra di loro i servizi di infrastruttura di diversi cloud provider, scegliere di volta in volta quale utilizzare, mantenere il controllo centralizzato. Nutanix ha un approccio puramente software defined, l’IT manager è al centro e governa l’infrastruttura attraverso l’unica consolle Prism e una serie di strumenti che si integrano in Prism, controllando i costi (con Nutanix Beam)”
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Turcati specifica: “Le resistenze italiane derivano da parziale immaturità. Sul mercato del Paese si sfruttano ancora i servizi a seconda di cosa è fornito dal cloud provider, come scelta considerata strategica per un’applicazione in un determinato momento. Quando i servizi saranno più allineati, cambierà lo scenario”.

La modalità di migrazione lift & shift adottata fino ad oggi mostra le sue debolezze e comunque ci sono ancora limitazioni tecniche legate alla sorgente, al punto di partenza, soprattutto quando le applicazioni non sono completamente cloud native. Solo queste ultime consentono in modo semplice spostamenti fluidi tra i diversi cloud pubblici. Negli altri casi la complessità si fa sentire. Già oggi, in ogni caso, sull’architettura Nutanix Cloud on-premise può girare oggi qualsiasi tipo di applicazione.

Prosegue Turcati: “Quando si va in cloud se la piattaforma di approdo è simile a quella di partenza sono pochi i problemi, sul cloud pubblico la complessità aumenta. Per questo i grandi vendor iniziano ad offrire servizi on-top ai cloud provider, perché ognuno di essi sceglie un proprio design tecnologico per cui poi le applicazioni devono essere “convertite”. Nutanix con Xi Cluster funge da comune denominatore di “dialogo”. Si possono quindi utilizzare i servizi di Aws, ma sulla base Nutanix”.

Spostare un’applicazione da Nutanix on-premise, ad Aws su Nutanix, è quindi un passaggio “one-click”; invece da Nutanix on-premise ad Aws Cloud no.
Nutanix ha ridisegnato le logiche nel data center dei clienti semplificando l’infrastruttura con un approccio software defined in grado di amalgamarsi nei cloud pubblici, garantendo una user experience omogenea, non vuol dire che la strada da fare sia compiuta. In ogni caso al momento, anche nel quadrante magico di Gartner, l’originalità della software company è riconosciuta, con pochi compagni di viaggio. 

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