“Abbiamo acceso l’interesse internazionale sul fintech italiano”. E’ il commento di Alberto Dalmasso, Ceo di Satispay, che questa settimana ha fatto incetta di un round di investimenti da quasi 100 milioni di euro (uno dei più grandi mai fatti in Italia) ben oltre le sue aspettative (50 milioni).

Ma non è solo la cifra raccolta a fare scalpore, 93 milioni di euro complessivi, ma i nomi dei quattro investitori eccellenti pronti a scommettere su un futuro di pagamenti digitali libero da costi inutili, limitazioni, fisicità, puntando occhi (e denari) su Satispay, la startup italiana che ha rivoluzionato il mobile payment, abilitando i pagamenti digitali da smartphone.

Eccoli. Accanto a Tim Venture (1), il venture capital di Tim silente da tempo che porta in dote il mondo Tim, scendono in campo tre grandi colossi internazionali. Square (2), la più grande fintech di pagamenti digitali americana, guidata da Jack Dorsey, Ceo e fondatore anche di Twitter. Tencent (3), il colosso Internet cinese padre di WeChat e di WeChatPay per il pagamento digitale via smartphone. Il fondo londinese Lgt Lightstone (4), parte di Lgt Capital Partners, il più grande gruppo familiare di private banking e asset management al mondo. Tutti con competenze nel mondo dei pagamenti digitali, attenti all’innovazione italiana della giovane startup pronta a scalare, a fare il salto verso Europa e mondo. “Tim è un partner con cui lavoreremo da subito per accelerare ancora di più la crescita in Italia – precisa Dalmasso -. Square e Tencent sono leader nel mobile payment nei due più grandi mercati al mondo e questa è per noi la migliore conferma possibile del fatto che il modello che abbiamo creato sia quello giusto. Lgt Lightstone è un importante investitore finanziario, con dimensione tale da poter garantire, insieme agli altri soci, supporto per tutto il fabbisogno di cui Satispay dovesse necessitare in futuro per raggiungere i propri obiettivi a livello europeo”.

I soggetti che entrano sono tutti investitori di minoranza sotto il 10%, assicura Dalmasso, con i fondatori di Satispay saldi come soci di riferimento.
Tre giovani imprenditori cuneesi – Alberto Dalmasso, Dario Brignone e Samuele Pinta – che nel 2013 aprono la startup (con 125mila euro), studiano modello di business e tecnologia per due anni, e nel 2015 lanciano l’app di pagamento partendo da qualche esercente locale, fino ai grandi nomi di oggi via via aggiuntisi in questi anni (Esselunga, Auchan, Carrefour…).

Aberto Dalmasso, Dario Brignone e Samuele Pinta, Fondatori di Satispay
Aberto Dalmasso, Dario Brignone e Samuele Pinta, Fondatori di Satispay

Numeri ad oggi

Oggi Satispay può dire di avere raccolto dalla nascita investimenti per 110 milioni di euro complessivi. Si aggiungono ai due precedenti round di investimenti (42 milioni di euro) gli attuali 93 milioni così composti: 68 milioni di euro di capitale dall’acquisto di azioni di nuova emissione, 25 milioni di euro dall’acquisto di quote in capo a precedenti investitori, che hanno ceduto le loro quote (come Iccrea). Complessivamente dei 93, 56 milioni prevengono da diversi investitori internazionali, i restanti 37 da investitori locali.

Oggi il valore dell’azienda sul mercato è pari a 250 milioni di euro,
con 110 dipendenti ma ancora senza utili. “Quello che conta è la base di clienti che stai creando, che si ripagheranno con gli anni” afferma il Ceo, interessato per ora a sinergie nel mercato in ottica di open innovation (no ad acquisizioni). “Siamo ancora una piccola azienda” ma forte dei riconoscimenti internazionali (tra le 250 fintech al mondo a più rapida crescita nel 2020 secondo CBInsights) e dai dati del network. Guardiamoli.

1,3 milioni di utenti, 130.000 esercenti aderenti (“aumentati anche durante la pandemia”), nuovi servizi come la segnalazione delle consegna a domicilio (“6mila esercenti si sono attivati su questa funzionalità negli ultimi mesi”), collaborazione territoriale (distribuzione buoni spesa per alimentari in diversi comuni, tra cui Milano, durante il lockdown)… E così in tempi di Covid, l’app ha accresciuto la sua popolarità in una fase che ha visto su tutti i mercati accelerare i pagamenti digitali e crollare l’uso del contante per acquisti, scambio di denaro tra amici e famigliari, pagamenti di servizi o semplicemente per pagare un caffè.

“Continueremo a sviluppare attorno al pagamento nuovi servizi a valore aggiunto che possano essere per utenti ed esercenti una via facile e rapida per trarre vantaggio dalla rivoluzione digitale, senza subirla ma cavalcandola evolvendo verso modelli di e-commerce di prossimità precisa Dalmasso.

L’investimento sarà indirizzato oltre a crescere in Italia anche a espandersi in Europa, un piano già avviato in passato (ad oggi 150 negozi a Berlino e presenza in Lussemburgo) ma rallentato dalla pandemia che non ha però frenato l’incremento delle iscrizioni: nei primi 10 mesi del 2020, 450mila sono stati i nuovi utenti e 35mila i nuovi esercenti affiliati (tra cui gruppi come Mondadori, Kfc, Carrefour, Auchan, Autogrill, ma anche partner online come Docomo e Vtex).

Se si guarda al business, nello stesso periodo, Satispay ha registrato 21,5 milioni di pagamenti (per un valore complessivo di 400 milioni di euro), in crescita del 78% rispetto allo stesso periodo nel 2019.Siamo fieri di come siamo riusciti a reagire alla complessità. Abbiamo notato che i negozi chiusi iniziavano a dire: pagami con Satispay e ti porto la merce. Abbiamo lanciato servizi come consegna e ritiro, distribuzione di buoni spesa, e l’utilizzo di Satispay ha escluso il passaggio di buoni cartacei e gli assembramenti. Abbiamo preso il dramma di una pandemia dal verso giusto”.

Alzata l’attenzione

Ma questa entrata di colossi internazionali allarga il pensiero. “Molti nuovi investitori, quando guarderanno all’Italia, penseranno che è un mercato sul quale concentrare l’attenzione” commenta Dalmasso, una mossa di buon auspicio per il venture capital nel mercato Paese. Il sogno che ogni startup italiana conserva nel cassetto, non solo nel settore del fintech. Qui non si faranno attendere le risposte tecnologiche di Apple, Google, Facebook, Amazon sul futuro dei pagamenti digitali, già all’opera. Se le transizioni di Satispay funzionano senza la tecnologia Nfc (la comunicazione di prossimità) questa è ancora attualmente utilizzata da Apple Pay e Google Pay. Diversità ancora molte.

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