Il dato più evidente che emerge dal consuntivo 2020 e dalle previsioni per il 2021 relativamente all’andamento del mercato digitale in Italia è che sono gli effetti della pandemia a determinarne sia le dinamiche di crescita che i contenuti e le motivazioni che ne stanno alla base.

Nel 2020 il mercato italiano ha tenuto, registrando una lieve decrescita (-0,6%), grazie al fatto che il digitale, in senso lato in tutte le sue componenti, ha garantito la continuità operativa in gran parte delle aziende italiane, in particolare operanti nei settori dei beni immateriali, come i servizi alle imprese, ma ancor più in quelle che avevano già intrapreso prima del lockdown un serio percorso di digitalizzazione. Questa combinazione virtuosa tra appartenenza settoriale e maturità digitale è stata estremamente differenziante nella capacità di contrastare l’impatto dell’emergenza e ha creato ulteriori gap all’interno del sistema delle imprese italiane che si sono sommati a quelli tradizionali di natura dimensionale e territoriale.

Lo smart working è stato il protagonista del 2020 e il suo impatto è stato molto forte sugli assetti organizzativi consolidati delle imprese in quanto si è configurato come una gigantesca rilocalizzazione delle loro attività nelle abitazioni dei dipendenti, sul modello dell‘impresa multilocalizzata, aperta e diffusa.

In questo modo lo smart working ha fatto da driver di una domanda intensa di un cluster di strumenti correlati a supporto, dai pc portatili ai tablet ma, soprattutto, al cloud computing, che ha consentito di soddisfare un improvviso picco di domanda di risorse informatiche, e a strumenti di cybersecurity in risposta alla fragilità sopravvenuta nelle reti aziendali in conseguenza della loro estensione all’esterno dell’azienda.

In sintesi, lo smart working che ha coinvolto circa 7 milioni di lavoratori a fine marzo 2020 dai meno di 600.000 che erano a dicembre 2019, è stato il motore di crescita del mercato nel 2020 generando in modo diretto e indiretto un’accelerazione digitale, accentuando tuttavia, come si è detto, i divari già presenti tra imprese innovative e digitalizzate e imprese che non lo erano.

La questione che si pone ora, dovendo fare previsioni, è quanto questo intenso flusso di domanda dovuta all’emergenza diventerà strutturale e quanto l’accelerazione digitale manterrà i ritmi del 2020 o quanto al contrario ritornerà alla lenta normalità degli anni pre-Covid.

Le previsioni elaborate da NetConsulting cube propendono per lo scenario più positivo tra queste due alternative, rispecchiato nel +3,5% previsto per il 2021 che non tiene conto dei possibili impatti aggiuntivi derivanti dalle risorse provenienti dal Recovery Plan. Ma ciò che va osservato è che questa crescita prevista non va interpretata come puro effetto rimbalzo dopo il -0,6% del 2020, sono infatti le motivazioni che ne stanno alla base a indicare un passaggio strutturale, un punto di svolta nel ruolo del digitale nelle imprese a supporto della loro riconfigurazione nella fase post emergenziale che dovrà renderle più veloci nell’esecuzione, più leggere, più flessibili e capaci di adattarsi ai cambiamenti del mercato.

Se nel 2020 l’accelerazione digitale ha avuto una connotazione emergenziale che si è tradotta in una domanda affollata, non pianificata e in qualche modo caotica di tecnologie, soluzioni e servizi digitali, nel 2021 la loro introduzione in azienda assumerà una configurazione più ordinata e governata, determinata dalla consapevolezza del ruolo strategico del digitale come piattaforma della nuova impresa post-Covid che avrà assetti regole e modelli organizzativi completamente diversi dal passato.

I pilastri digitali su cui si fonderà questa impresa post-Covid saranno presumibilmente 4: un ricorso crescente al multicloud a tutti livelli (IaaS, PaaS, SaaS), l’interazione digitale omnicanale con clienti e dipendenti, l’automazione dei processi con strumenti di intelligenza artificiale e IoT e l’utilizzo di strumenti sempre più efficaci di cybersecurity, il tutto ovviamente in un contesto di connettività evoluta che sarà a pieno regime con l’adozione di massa del 5G. Il termine Twin Transformation rende bene questa innovazione contestuale tra tecnologia e azienda e può fare da motore di una nuova fase di crescita del mercato digitale che sicuramente consentirà al nostro Paese di colmare tecnologici e imprenditoriali accumulati in questi anni rispetto all’Europa. Il Recovery Plan avrà dunque successo se sarà in questo senso un Twin Recovery Plan.

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