Il passaggio al cloud necessita di reti sicure e veloci. Asset fondamentali per le aziende che stanno affrontando il cambiamento, per trasformarsi in organizzazioni capaci di scalare per rispondere alle esigenze in continua evoluzione degli utenti e offrire loro un’esperienza di connettività avanzata.

Extreme Networks si muove in questo campo per offrire alle imprese soluzioni e strumenti di nuova generazione che abilitino i processi su un concetto di gestione centralizzata in cloud. Ce ne parla Vincenzo Lalli, country manager Italy di Extreme Networks, che nell’azienda ha costruito gran parte del suo percorso professionale toccando con mano l’evoluzione della rete. 

Lalli esordisce proprio con l’illustrare come si è trasformato il mondo del network e quali sono gli elementi chiave di una rete moderna: “Nel networking si è passati da una prima era in cui le esigenze erano rivolte alla capacità di banda e all’incremento della velocità di connessione, ad un contesto odierno in cui gestire le comunicazioni a larga banda non rappresenta più un ostacolo per le aziende e il vero salto di qualità lo si fa attraverso i servizi. Negli ultimi anni, un elemento che ha modificato profondamente il concetto di networking aziendale è la distribuzione degli strumenti di comunicazione; ci connettiamo agli ambienti di lavoro con tutti i possibili strumenti e ci aspettiamo che funzionino perfettamente, senza interruzioni, indipendentemente da dove e come avviene la connessione. Un trend partito qualche anno fa, accelerato dalla pandemia, che nell’accezione di Extreme Networks abbiamo declinato nel concetto di Infinite Enterprise, dove l’infinito sta proprio nella sfumatura che si ha ormai nel confine del perimetro aziendale e nella possibilità per l’utente di utilizzare le risorse di comunicazione di rete non solo nel contesto dell’ufficio ma anche al di fuori, usando strumenti personali. Questo porta oggi, da un lato, ad un maggiore livello di rischio dal punto di vista della security perché aumentando la flessibilità per il dipendente si allargano al contempo le maglie della sicurezza, e dall’altra si apre un problema di scalabilità. L‘infrastruttura diventa infinita, sia da un punto di vista di dislocazione temporale che di scalabilità”. 

Vincenzo Lalli, country manager Italy, di Extreme Networks
Vincenzo Lalli, country manager Italy, di Extreme Networks

Il manager mette a fuoco il ruolo di Extreme Networks, la sua vision e l’uso di tecnologie innovative per imprimere un’accelerazione allo sviluppo della rete. “In questo scenario, connettere tutti, dappertutto, in maniera sicura e in qualsiasi momento è in sintesi la nostra filosofia – dichiara Lalli -; ciò che ci guida nell’evoluzione verso il futuro. Per farlo, ci affidiamo al cloud e a ciò che il cloud abilita. Come gli strumenti legati a concetti di artificial intelligence e di machine learning, sistemi che apprendono dall’esperienza e sono in grado di fare analisi massiva delle informazioni e di individuare modelli utilizzabili per effettuare previsioni, al servizio delle imprese”. 

Ad Exreme Connect, la conferenza annuale dell’azienda svoltasi a giugno in Tennessee e tornata in presenza dopo due anni, Extreme Networks ha comunicato lo sviluppo di una serie di funzionalità che forniscono al cliente il cosiddetto digital twin per dare la possibilità alle imprese di crearsi una copia digitale di quello che ha intenzione di realizzare nella realtà. Si tratta di creare un laboratorio che permetta di fare una verifica di ciò che si sta facendo sulla propria infrastruttura prima ancora di applicare quelle modifiche in un ambiente live. “Più l’infrastruttura diventa scalabile e scalata – spiega Lalli –, più la componente IT dell’azienda necessita di fare una serie di operazioni in maniera estensiva. Avere un digital twin consente di vedere se quel comando che voglio dare alla mia struttura può avere degli effetti che non ho considerato ed evitare situazioni in cui l’automazione diventa non un aiuto ma un moltiplicatore dell’errore

In un ambiente sempre più complicato e complesso – prosegue il manager –, lavoriamo per rendere questa complessità semplice e facilmente fruibile ai nostri clienti. Il cloud diventa in questo senso un abilitatore formidabile perché ci consente di “mascherare” la complessità che c’è dietro l’infrastruttura. Compito di Extreme Networks è quello di far funzionare tutto, di aggiungere servizi e di semplificare l’esperienza dell’utente. Nella nostra vision, il cloud è centrale ma non è una scelta obbligata, un concetto probabilmente unico nel panorama odierno – sottolinea Lalli -. Diamo infatti al cliente la flessibilità di poter cambiare approccio strada facendo proteggendo l’investimento. L’utente che decide di avere un’infrastruttura on-premis sa che un giorno potrà accendere la possibilità di gestire il tutto attraverso il cloud e viceversa. E se è stata fatta la scelta di andare verso il cloud e sopravviene l’esigenza di avere una gestione più tradizionale si può tornare indietro senza costi aggiuntivi mantenendo il licensing”. 

La roadmap di Extreme Networks si sviluppa in termini di strategie di canale, alleanze, partnership. “Per noi poter collaborare in maniera aperta è fondamentale, fa parte del nostro Dna. Siamo sempre stati pronti all’integrazione con le terze parti, anche attraverso acquisizioni e alleanze strategiche”, spiega Lalli ripercorrendo il percorso di acquisizioni che prosegue tutt’ora. La prima azienda entrata nel gruppo è stata Enterasys Networks, poi è venuta la divisione wireless di Zebra Technologies (già Motorola), gli asset di Brocade e Avaya, fino alla piattaforma cloud che Extreme Networks ha interiorizzato attraverso l’acquisizione di Aerohive. L’ultimo tassello è stata l’acquisizione di Ipanema, diventata oggi Extreme, che nasceva come azienda per l’ottimizzazione del traffico sulla rete geografica e che ha introdotto la tecnologia SD-Wan. “Quest’ultima acquisizione va a completare il nostro offering di tecnologia in cloud e consente alle aziende di avere una gestione end-to-end delle proprie esigenze con il concetto di one networkcommenta il manager –. SD-Wan rappresenta in pratica la chiave di volta di una rete moderna, in quanto offre una qualità del servizio estremamente uniforme, una gestione e un controllo centralizzati basati sul cloud”. 

Tra le partnership più recenti, Lalli cita l’accordo a livello mondiale con Cradlepoint, produttore di apparati per la connettività geografica basata sul 5G e costola di Ericsson, che di Extreme è partner storico. “Ericsson è un cliente globale oltre che un partner perché compra da noi tecnologia che poi riutilizza per esempio per la parte di networking dei suoi ponti radio. Noi non facciamo connettività 5G, siamo di supporto ma è comunque importante avere questo tipo di alleanze, perché esistono contesti imprenditoriali che hanno bisogno di avere una soluzione che consenta per esempio connettività geografica. 

Per quanto riguarda la direzione che stiamo dando ai prodotti, per noi rimane una parte estremamente fondamentale tutto ciò che è switchingdichiara Lalli –; siamo un’azienda di network e quindi almeno per il momento il nostro principale obiettivo è quello di creare nuovi prodotti, ma con un’impostazione che noi definiamo di universal hardware, capace di ospitare diversi sistemi operativi. Questo ci viene dal fatto che le nostre acquisizioni sono sempre state finalizzate non all’ottenimento di una base clienti come succede in molte corporate, ma a portare in casa nuove tipologie di tecnologie e funzionalità da integrare nella nostra soluzione complessiva.

Tutte le nostre soluzioni in futuro saranno gestibili nativamente in cloud, quelle di oggi lo sono già; l’obiettivo è riuscire ad avere una piattaforma univoca per tutto ciò che è a portfolio. Per il 95-96% ci siamo già e la componente SD-Wan è stata integrata. Come vendor di network siamo anche in grado di fare onboarding sulla nostra piattaforma di oggetti di terze parti e questo attraverso un sistema ExtremeCloud IQ, una piattaforma locale di management che è una sorta di propaggine del cloud in casa del cliente. Questo è fondamentale per la maggior parte delle aziende che seguiamo, che possono passare ad Extreme in maniera graduale, verificando le funzionalità e le capacità di gestione in cloud anche sugli apparati già in casa”.

A livello clienti, Extreme spazia dall’ambito della PA centrale (Istat per esempio, uno dei clienti storici), a clienti del settore sanitario, come l’Ospedale di Bergamo, o a clienti del mondo retail e della grande distribuzione, come Conad o Calzedonia. “Ovviamente lavoriamo in maniera trasversale; per noi ci sono dei vertical di mercato più o meno importanti a seconda delle country. Se andiamo agli Stati Uniti, per esempio, il mercato dell’hospitality è declinato in modo particolare e comprende anche gli stadi di football e baseball e lì siamo ad esempio partner della National Football League. Un mercato che riguarda oggi un po’ meno l’Europa e l’Italia, anche se pian piano si sta affacciando anche qui, dove siamo diventati partner del Manchester United in UK in ambito calcistico. In Italia, è per noi importante il vertical dell’Education, relativo prevalentemente al mondo universitario (lavoriamo con le Università di Milano Bicocca, Bocconi, Calabria e Pisa). Su questo ambito stiamo investendo e crediamo che il mondo accademico possa essere un ulteriore tramite di diffusione della conoscenza della tecnologia. Ci sono diversi contesti dove si incontra tanta professionalità; il mercato sta cambiando molto e rispetto a una decina d’anni fa vedo una capacità e un know-how decisamente più diffusa e questo è positivo per il sistema paese”, commenta Lalli.

Infine, uno sguardo al posizionamento e obiettivi di crescita di Extreme Networks. Nell’ambito del networking siamo tra i primi vendor in termini di cloud e in rapida crescita. Da qualche anno abbiamo fatto una scelta che sta pagando. Abbiamo avuto, a livello mondiale, un calo tra il 2020 e il 2021, ma l’anno fiscale 2022, chiuso a giugno, ha registrato per noi in Italia una crescita anno su anno a doppia cifra, superiore alla media di mercato, soprattutto nella parte dei servizi in cloud. Il mercato non è ancora tornato ai livelli del 2019, ma la crescita oltre le aspettative di quest’anno ci consente di guadagnare market share e di guardare al futuro con un certo ottimismo, sia a livello locale ma in maniera più allargata anche a livello mondiale. Ovviamente soffriamo anche noi della criticità di shortage e delle difficoltà della logistica, ma in un contesto di difficoltà siamo riusciti a trovare le chiavi giuste per essere in una buona condizione”, conclude Lalli.

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