Con la fine di agosto, i Paesi dell’Unione Europea sono arrivati alla scadenza per l’attuazione delle riforme e degli investimenti previsti dai rispettivi piani nazionali di ripresa e resilienza. È il termine fissato dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf, Recovery and Resilience Facility), lo strumento principale di NextGenerationEU, il programma varato dall’Unione per rispondere alla pandemia di Covid-19 e, in seguito, alle conseguenze economiche ed energetiche dell’invasione russa dell’Ucraina. Creato nel 2020, NextGenerationEU è finanziato attraverso debito emesso in comune dall’Unione, una modalità introdotta proprio con questo programma. La scadenza riguarda tutti i piani nazionali contemporaneamente e segna il confine tra la fase di realizzazione e quella di rendicontazione e pagamento. Da qui in avanti l’attenzione si sposta sugli adempimenti necessari a completare il programma: le ultime richieste di pagamento e l’erogazione dei fondi ancora dovuti. La Commissione Europea parla di ingresso nella fase finale, con un calendario di scadenze ravvicinate.

La roadmap della fase conclusiva

Il cambio di fase comporta regole precise. Dal primo settembre, spiega la Commissione, le azioni intraprese dagli Stati membri non possono più essere considerate nella valutazione delle richieste di pagamento (comprese quelle già sospese) e non è più possibile modificare i piani nazionali. Il divieto di ulteriori modifiche vale anche per i piani i cui pagamenti erano stati sospesi in attesa del completamento di alcune tappe: da ora quelle tappe non potranno più essere recuperate ai fini della valutazione. I Paesi hanno tempo fino al 30 settembre 2026 per presentare le richieste di pagamento finali, corredate da tutte le prove dei risultati raggiunti; la Commissione, dal canto suo, completerà tutti i pagamenti entro il 31 dicembre 2026. Nei fatti gran parte dell’attività di chiusura si concentra così in poche settimane, tra la presentazione delle domande e la loro istruttoria. Il meccanismo resta quello che ha caratterizzato l’intero dispositivo: i pagamenti sono legati ai risultati (performance-based) e vengono erogati soltanto a fronte dell’effettiva attuazione delle riforme e degli investimenti concordati. In pratica, gli obiettivi non conseguiti entro la scadenza non danno diritto ai relativi fondi. 

I numeri

Sul piano finanziario, il Dispositivo ha messo a disposizione fino a 573 miliardi di euro tra sovvenzioni e prestiti. La cifra complessiva comprende sia contributi a fondo perduto sia prestiti richiesti dai singoli Stati, ed è stata versata in tranche legate al raggiungimento di tappe e obiettivi intermedi. A fine agosto ne risultano erogati 440 miliardi, mentre fino a ulteriori 133 miliardi dovrebbero essere versati entro la fine del 2026: è la quota che si gioca nei prossimi mesi, subordinata alla presentazione delle richieste finali e alla verifica dei risultati.

Valdis Dombrovskis (fonte: © European Union, 2026)
Valdis Dombrovskis, commissario per l’economia e la produttività (fonte: © European Union, 2026)

L’avanzamento dei singoli piani è tracciato dalla Commissione attraverso uno scoreboard pubblico, che dà conto delle tappe raggiunte e degli importi versati. Lo stato di avanzamento varia da Paese a Paese. Contestualmente all’annuncio, la Commissione ha approvato la richiesta di pagamento finale della Svezia, che ha completato il 100% di investimenti e riforme del proprio piano, poco dopo la Danimarca.

Sono per ora le eccezioni: per la maggior parte degli Stati membri la chiusura passa ancora dagli ultimi invii e dalle relative valutazioni. “La nostra priorità ora è assicurare una conclusione tempestiva e riuscita”, osserva Valdis Dombrovskis, commissario per l’economia e la produttività.

NextGenerationEU cosa è stato finanziato

Nella ricostruzione della Commissione, il dispositivo ha sostenuto tre linee di intervento: il rafforzamento della resilienza economica e una crescita sostenibile; l’accelerazione delle transizioni verde e digitale, in coerenza con l’obiettivo UE di neutralità climatica al 2050; e il recupero di competitività attraverso innovazione, creazione di posti di lavoro e riforme strutturali. Una parte rilevante delle risorse, sempre secondo l’esecutivo UE, è andata a energie rinnovabili, efficienza energetica e tecnologie pulite, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati.

Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea
Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea

La Commissione lega inoltre il programma a una tesi di politica economica: l’investimento pubblico avrebbe prodotto effetti maggiori accompagnato da riforme strutturali, ed è questa la ragione per cui i fondi sono stati vincolati ad agende nazionali di riforma. Difende così il piano la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen: “NextGenerationEU ha contribuito a proteggere cittadini ed economie in un periodo di grande incertezza; ha accelerato le transizioni verde e digitale, riducendo la dipendenza dell’Europa dall’energia importata”. Restano quattro mesi per chiudere il ciclo. Il completamento dipende da due condizioni: che gli Stati membri presentino entro il 30 settembre le richieste finali con le prove dei risultati, e che tali risultati superino la verifica della Commissione, dal momento che l’erogazione è condizionata al loro effettivo raggiungimento. È in questo passaggio che si decide la parte ancora non versata, fino a 133 miliardi di euro. Il quadro fissato dalla scadenza è deciso: non sono più ammesse modifiche ai piani, né vengono conteggiate azioni successive al termine, comprese quelle relative ai pagamenti già sospesi. Per gli Stati rimasti indietro su singoli obiettivi, questo significa che le risorse corrispondenti potrebbero non essere erogate. 

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