Anche se è la mamma di Webex, Cisco ha vissuto questi mesi di emergenza sanitaria come fosse una azienda normale, dove per normale si intende quell’essere precipitati in una situazione senza possibilità di scelta. Come tutti noi, anche se facilitata da una dimestichezza con la piattaforma di collaboration e con la telepresenza che tutti i dipendenti avevano acquisito nel tempo.
E’ Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia, che entra nel merito di questi ultimi mesi che hanno ridisegnato gli impegni della filiale italiana per il 2020, anno iniziato con l’inaugurazione del primo centro di co-innovazione dedicato alla Cybersecurity al Museo della scienza e delle tecnica Leonardo da Vinci di Milano senza poi goderne appieno, avendo dovuto chiuderne i battenti (fisici) con il lockdown.

“Abbiamo molto imparato in questi mesi – esordisce Santoni -. Il primo tema affrontato durante l’emergenza è stato quello di mettere in sicurezza le nostre persone, favorendo lo smart working per il quale eravamo tecnologicamente e culturalmente pronti, avendo dotato tutte le nostre persone di notebook e telepresenza. Ma culturalmente è mancata la possibilità di scegliere. Non è stato semplice neanche per noi adattarsi, perché in questo caso la scelta era obbligata”.

Agostino Santoni, Ceo di Cisco Italia
Agostino Santoni, Ceo di Cisco Italia

Vista l’esperienza in Cina, Cisco ha fin da subito messo a disposizione Webex, la piattaforma di cybersecurity, l’accesso alle Vpn in forma gratuita, rispondendo tra i primi all’invito del Ministero dell’Innovazione al progetto Solidarietà Digitale. Una esperienza positiva fatta con i partner, in particolare con Ibm (“abbiamo iniziato ad operare fino da subito a Codogno”) e con Apple che, integrando la piattaforma di videoconferenza, ha divulgato l’uso di Webex agli studenti. “Lo sforzo più grande è stato quello di supportare i docenti, con volontari di Cisco, Ibm, Apple e parte dell’ecosistema, dal momento che uno dei fattori critici di successo della didattica a distanza era aiutare i docenti a implementarla“.

Sulle università la presenza è stata “a macchia di leopardo”, da citare la Luiss di Roma che ha utilizzato Webex al 100% per la sua didattica sfruttando i quattro aspetti chiave della piattaforma. “E’ semplice, aperta, programmabile e intrinsecamente sicura – precisa Santoni – e Luiss ha fatto proprio dell’apertura e della programmabilità della piattaforma la chiave di adozione. Con una startup, spin off della Luiss stessa, ha realizzato una soluzione di riconoscimento facciale dello studente nel rispetto della privacy e delle regole universitarie, per gestire 750 lauree in digitale senza intoppi”.

Diverse le attività fatta con la PA (città di Genova, Torino, regione Liguria e Campania) per gestire consigli regionali e votazioni, con la Sanità (telepresenza installata grazie a Liguria Digitale in alcune Rsa) con le carceri – da sempre sotto l’attenzione di Cisco – dove le sale visite sono state trasformate, a partire dal carcere di Bollate, in sale informatizzate con pc e Webex come protocollo di comunicazione tra detenuti e famigliari. “Il lockdown ci ha permesso di dimostrate il valore delle soluzioni che devono essere affidabili e resilienti” precisa il Ceo italiano. 

Riposizionamento della strategia, il futuro del lavoro

L’emergenza ha portato Cisco a riposizionare la propria strategia lungo due assi: il futuro del lavoro e il futuro dell’educazione.
Sul primo tema, scherza Santoni, se tornassimo indietro di sei mesi, il dibattito sarebbe fermo sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale sui posti di lavoro. Una conversazione che oggi ha deviato su altri temi, indirizzati dallo smart working cresciuto a dismisura: “Che tipo di esperienza vogliono offrire ai dipendenti pubblici e privati che lavoreranno da casa? Che tipo di infrastruttura serve? Quale governance è richiesta? Come reimpostare la leadership in azienda se cambia l’esperienza in ufficio?”; queste alcune delle nuove domande che dobbiamo farci oggi, puntualizza Santoni.

Sono innanzitutto le grandi aziende italiane che stanno ripensando il posto di lavoro, un luogo destinato ad essere molto più inclusivo rispetto a prima. “Gli spazi vanno pensati per coinvolgere di più le persone, per riconnettersi, e questo implica che tutti gli spazi fisici devono diventare spazi ibridi, aperti non solo a chi è in ufficio ma a chi è connesso via Webex, che deve essere partecipe della stessa esperienza”. Cisco ha rimesso le piattaforme in linea con questo obiettivo e sviluppato soluzioni semplici ed efficaci per il tele-worker, arricchendo la piattaforma (da router, Umbrella, security, Webex) in modo che i dipendenti abbiano a disposizione maggiore tecnologia e abbiamo il pieno controllo del device connesso all’ambiente di lavoro, in sicurezza.

“Si parla ancora di AI, ma le  tecnologie vere protagoniste in questo periodo, che hanno dimostrato la loro strategicità sono state la resilienza delle reti, il cloud, l’intelligenza sui dati. Webex ha avuto una impennata (+5.000% in pochi giorni) e se non ci fosse stato il cloud non avremmo potuto gestirlo” puntualizza.

Il futuro dell’educazione

E’ evidente dall’esperienza vissuta quanto la tecnologia possa portare un cambiamento radicale anche nel mondo della scuola, ancora più spinto nella mondo degli istituti superiori e delle università. Si va da temi semplici come il ripensamento delle classi, a temi complessi come la ridefinizione della didattica.
Le nuove classi saranno ibride, conviveranno studenti ospitati in aula e studenti da remoto che dovranno vivere un’analoga esperienza partecipando alle lezioni. “Ci rendiamo disponibili nel dialogo con le università per costruire una nuova esperienza, dove la classe diventa di per sé una piattaforma che integra esperienza fisica, esperienza remota, docente alla lavagna in aula ma presente anche in digitale. Lo studente sarà in una classe “ricca” di digitale che consente di vivere lo stesso percorso didattico a chi è in aula e chi a casa. Oggi stiamo portando avanti un bel dialogo con il Ministro dell’Università, vedremo dove porta”.

Tra i temi più complessi il definire nuovi modelli di formazione. “Se è vero che la scuola diventa una piattaforma didattica, questo porta a ripensare ai modelli di business delle università, che possano essere più inclusive nel portare a bordo le competenze, le professionalità, le esperienze, i casi di studio. Sarebbe una didattica più inclusiva, mantenendo inamovibili due principi comuni: tutta la tecnologia deve esser intrinsecamente sicura, la privacy è un diritto dell’uomo. Che tradotto significa che dobbiamo rendere la tecnologia la più sicura e trasparente possibile e che il digitale non deve dividere ma includere”.

Si è così alzato il livello di interlocuzione con il governo italiano e il mondo dell’innovazione. L’acquisizione recente di Fluidmesh Networks, garantisce un asset italiano impegnato nella ricerca e sviluppo su fotonica, banda ultralarga e servizi 5G e si affianca al recente centro di co-innovazione sulla sicurezza “Connettività, cultura, risposta al Covid, cybersecurity… ci sentiamo partner naturali nel favorire con il nostro ecosistema distribuito la ripresa – puntualizza Santoni, anche se in questa prima metà dell’anno l’emergenza sanitaria ha impedito al polo milanese di essere utilizzato come da progetto iniziale. “In questi mesi abbiamo lavorato per completare la struttura che era solo abbozzata in fase di inaugurazione il 24 gennaio, e abbiamo trasformato in digitale molti interventi di cybersicurezza, spingendo il tema della privacy. Siamo stati attivi da remoto ma pensiamo di aprire il centro al più presto al pubblico, perché è nato proprio come luogo da vivere”.

Tema della Sanità

Accanto al futuro dl lavoro e della educazione, rimane centrale nella strategia di Cisco anche la digitalizzazione della PA, a partire dalla sanità (“abbiamo deciso aziendalmente di indirizzare con più forza il tema della sanità”) che necessita di un potenziamento della telemedicina e di un ripensamento del supporto remoto da parte dei medici verso i pazienti (“prima di Covid un milione di persone venivano in Lombardia per curarsi ma con una burocrazia e un sistema non ancora pronti a gestire rimborsi regionali”).
“In sanità ci sono quattro aspetti da governare: le persone, i processi, la tecnologia, le regole sostiene il Ceo e se la tecnologia non è un problema, bisogna ripensare a regole semplici, perché persone e processi richiedono una forte trasformazione”.

Continuano il Progetto Digitaliani  (“avviato prima di iniziative simili dei nostri competitor”)  e le Cisco Academy per formazione e re-skill nel mondo del lavoro. “Abbiamo 400 Academy distribuite sul territorio, con una capacità di esecuzione molto forte e siamo partner di Risorgimento Digitale di Tim, per aggiornare il sistema operativo del Paese”.

Prospettive future

In Italia Cisco conta 600 dipendenti, con 6 nuovi assunti nel periodo del lockdown (“Hanno seguito la scuola di formazione ad Amsterdam in remoto”) e le torri di Vimercate già pensate per lavoro a distanza non subiranno modifiche a valle della pandemia (“la telepresenza è presente in ogni area dell’edificio”) confermando Cisco vincitrice del premio Great Place to Work tra le medie aziende per il quinto anno consecutivo.

Non commenta Santoni l’andamento del fatturato nell’anno 2020, ma si dice “molto confidente per il 2021”, proprio per la spinta a volere essere “un promotore dell’inclusività digitale nel Paese”.
Rendere la banda ultra larga disponibile a tutti è un dovere, per noi il 5G è una priorità, pensiamo che sia un’altra delle tecnologie fondamentali per lo sviluppo. Dieci anni fa inauguravamo l’Internet of Everything Forum a Milano ma l’evoluzione del mondo connesso è andata molto più veloce di quanto stimato e il Wifi 6 consentirà nuovi servizi e connettività”.

Rimane saldo il concetto di sicurezza intrinseca in ogni piattaforma e applicazioni e il 5G non dovrà essere pensato solo come una tecnologia di accesso, cosi come viene concepito il 4G, ma come “una piattaforma di sviluppo che crei casi d’uso per il mondo b2b, per imprese e pubblica amministrazione, che accelererà Internet come uno strumento di democrazia, semplice ed efficace”. L’aspettativa è di vedere, in un lasso di tempo da 1 a 3 anni, la piena attivazione del 5G.

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