Vado a ritroso nella settimana. E sì, ultimo giorno di scuola! Oggi finisce la didattica a distanza e con lei la fatica di amiche e amici, colleghe e colleghi nel gestire una emergenza che ha coinvolto famiglie, docenti, alunni. A loro il primo pensiero nell’editoriale della settimana. Come è andata? Degli 8 milioni gli studenti italiani, 850.000 non disponeva degli strumenti per la didattica a distanza, mentre il 57% di chi li aveva, li condivideva con il resto della famiglia, in un insegnamento spesso faticoso, che per medie ed elementari ha richiesto l’impegno di genitori per gestire lezioni, compiti, interrogazioni. E poi… tutto quel mondo oltre la tecnologia, che ritrovo delicatamente in una poesia postata stamattina da un’amica docente della scuola primaria (grazie Silvia) che rende la fatica, la passione, la relazione. Ve la riporto a fine articolo, per augurare meritate buone vacanze a studenti e a genitori, sì oggi la scuola finisce anche per noi.

Veniamo al resto degli impegni digital della settimana appena conclusasi, perché non solo la scuola ha imparato sulla propria pelle a gestire l’emergenza, ma anche la società civile (siamo reduci dall’intensa Milano Digital Week) con riflessioni su lavoro trasformatoeconomia circolare ed economia del futuro (vale la lettura “Il modello virtuoso dell’Economia Generativa” raccontato in una Lectio Magistralis da Mauro Magatti, sociologo, economista e professore dell’Università Cattolica di Milano). Ci si interroga.

Anche i Ministri delle telecomunicazioni europei si sono riuniti in una videoconferenza informale per definire una risposta coordinata alla pandemia, seguendo l’input di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea: “E’ necessario accelerare la transizione verso un’Europa equa, rispettosa dell’ambiente e digitale”. Digitale appunto – perché ormai è chiaro a tutti che in questa fase di unlock, abituiamoci a questo termine strabusato – è strumento per ripresa di economia, società, qualità della vita.

Cosa ha imparato e fatto l’Italia in questi mesi? Risponde alla sollecitazione europea il ministro all’Innovazione Paola Pisano elencando i ”cinque importanti insegnamenti appresi” dalla pandemia (e relative controffensive), che portano a galla evidenze già ben chiare prima di Covid-19, palesi da anni.
1. La connettività è vitale per lavoro e didattica a distanza (investiti durante il lockdown 1,6 miliardi di euro per dotare le scuole e le pmi di banda ultra larga).
2. L’identità digitale è la base per accedere alla PA (in questi ultimi 5 mesi la Spid, mai davvero decollata con solo 7 milioni di utenti, ha registrato un aumento del 30%).
3. I servizi digitali diffusi aiutano a ridurre il digital divide (il bando pubblico Solidarietà Digitale di inizio marzo ne è stato un esempio).
4. La trasformazione digitale della PA è fondamentale per il Paese (stanziato un fondo dedicato alla digitalizzazione della PA da 50 milioni di euro).
5. Soluzioni innovative pubbliche rendono più efficienti i processi (l’app Immuni disponibile dal 1 di giugno, scaricata da 1,5 milioni di cittadini, traccia l’andamento dei contagi e da oggi incrocia i dati con 4 regioni).

“La crisi di Covid-19 rafforza la necessità di un approccio politico coordinato alla trasformazione digitale – precisa il Ministro guardando all’Europa -. La Next Generation EU ha la forza finanziaria per incentivare gli Stati a seguire la strada della digitalizzazione. Sfruttando le sinergie con programmi quali Digital Europe Programme (Europa Digitale), Connecting Europe Facility e Horizon Europe si può agire al fine di moltiplicare gli investimenti ed essere catalizzatori per i partenariati pubblico-privato”. Programmi oggetto di nuovi investimenti. E’ di questi giorni la decisione della Commissione Europea di alzare il tetto dei finanziamenti di Europa Digitale per il bilancio 2021-2027: 1,5 miliardi di euro in più rispetto a quanto stabilito lo scorso febbraio, portando complessivamente a 8,2 miliardi di euro l’importo dedicato allo sviluppo del digitale in Europa, per progetti di AI, cybersecurity, blockchain, cloud, quantum computing.

Per Pisano è necessario concentrarsi su 12 azioni strategiche, temi ricorrenti, una sorta di repetita iuvant di cui misureremo i prossimi passi.
1. Migliorare l’accesso promuovendo gli investimenti nelle infrastrutture di comunicazione, in particolare nelle reti a banda ultralarga.
2. Promuovere uno spazio Cloud EU.
3. Migliorare la condivisione dei dati.
4. Condividere innovazione, open science, data government e codici come bene comune in Europa.
5. Aumentare l’uso efficace del digitale, al fine di colmare il divario di utilizzo tra chi ha diversi livelli di istruzione offrendo le stesse possibilità di utilizzo.
6. Aumentare la diffusione degli strumenti digitali per la crescita della produttività  imprese e Pmi.
7. Passare dall’e-government (ossia la digitalizzazione delle procedure e dei servizi del governo) a un governo digitale con al centro i bisogni degli utenti.
8. Affrontare il digital divide e dare alle persone e alle imprese la possibilità di gestire meglio la sicurezza digitale.
9. Riconsiderare la normativa non adatta all’era digitale, sfruttando l’innovazione e incoraggiando la sperimentazione di nuovi modelli di business, anche attraverso un’applicazione agile e flessibile della regolamentazione.
10. Partecipare ad iniziative globali, come la Global Partnership on Artificial Intelligence insieme ai Paesi dell’UE e dell’Ocse.
11. Creare nuovi posti di lavoro grazie all’economia dell’innovazione.
12. Ripensare il sistema educativo nazionale migliorando l’accessibilità e la qualità dell’istruzione e della formazione per i giovani e gli adulti.

Su queste azioni strategiche non è tempo di vacanza, mentre la scuola chiude il primo esperimento di didattica a distanza già in ritardo sul definire norme, modalità, tecnologia, finanziamenti per la ripresa di settembre. Ecco la poesia promessa (di Lara Carnovali), che rende merito agli sforzi di tre mesi senza aula. Oltre il digitale.

“STA PER FINIRE LA DIDATTICA A DISTANZA
fatta da soli dentro ad una stanza.
Abbiamo lavorato tra quattro mura
facendo finta di non avere paura,
o con un tablet, o dal cellulare
(perché in qualche modo ci si deve arrangiare),
mandando sorrisi da dietro uno schermo
quando però il nostro cuore era fermo.
Non perché a battere avesse smesso,
o che l’amore non fosse lo stesso,
ma ci mancava una grande dimensione:
quella che chiamano la RELAZIONE.

Certo, vedersi è meglio di niente,
e anche sentire quando parla la gente,
ma vuoi mettere una carezza sul viso
come trasforma il pianto in sorriso?
Vuoi mettere un abbraccio sincero
come cambia un pulcino in sparviero?
Come “Maestra, posso starti vicino?”
raddrizza tutta la giornata a un bambino?
Vuoi mettere il tocco di un palmo sul braccio?
Vuoi mettere ciò che trasmette un abbraccio?
Vuoi mettere due occhi dolci e penetranti
che ti guardano senza schermi davanti?
Oppure osservare un tuo studente
come se oltre a voi due non ci fosse niente?
Vuoi mettere la voce che non è solo suono,
ma anche carezza di aria e di tono?

Abbiamo messo in campo ogni potenzialità
per dare ad ogni bimbo la possibilità
anche in questa cosa della scuola a distanza
di sentire ugualmente la nostra vicinanza.
E se non ci siamo riusciti sempre, apprezzate l’impegno,
la passione, il tempo, l’ingegno.
Avremo fatto meno argomenti, ma non ha importanza,
se siamo riusciti a trasmettere ai bambini la SPERANZA.
(Lara Carnovali)

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