Forse ci siamo. E’ partita il primo ottobre 2020 la consultazione pubblica per la Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale, voluta e elaborata dal Mise, che ha come obiettivo valutare e integrare la proposta fatta dal gruppo di esperti selezionati dal Ministero dello Sviluppo Economico, messa a punto negli scorsi mesi. Sarà la volta buona per concludere l’iter che porterà alla stesura finale del documento?

Oggi si guarda anche alle opportunità legate al Recovery Fund per fare partire progetti innovativi, ma la gestazione del gruppo di esperti di AI è partita molto tempo prima e… non è stata breve.

Risale a due anni fa la call da parte del Mise per reclutare 30 esperti che potessero portare il loro contributo alla stesura del documento di strategia nazionale (era il settembre 2018, il tempo vola, seguimmo l’iter con Inno3).
Dopo un anno, agosto 2019, un primo documento articolato era stato oggetto di consultazione pubblica, raccogliendo riflessioni e proposte oggi integrate nel documento finalizzato quest’estate, la cui sintesi (20 pagine sul sito del Ministero) è oggetto della consultazione pubblica appena partita. Due anni sono passati. Ma dovrebbe essere questa la volta buona, ultimo confronto prima della stesura finale, finalissima di una strategia nazionale per l’AI che non può più essere rimandata.

La consultazione durerà un mese – fino al 31 ottobre 2020 (osservazioni e suggerimenti via email a strategia.ia@mise.gov.it) – e solo ad osservazioni raccolte i 30 esperti stenderanno la versione definitiva del piano “cruciale” per l’innovazione del paese, come definito da Mirella Liuzzi, sottosegretario Mise: “La strategia italiana all’intelligenza artificiale segna la via su cui si muoverà la competitività e la trasformazione digitale delle nostre imprese nel prossimo futuro. Una visione innovativa che avrà ancora più forza grazie alle risorse del Recovery Fund, strumento decisivo per effettuare il cambio di paradigma dei processi produttivi”.

Una strategia trasversale che riguarda imprese, scuola, università, ricerca, lavoro, pubblica amministrazione. “La sfida dell’intelligenza artificiale è di fronte a noi. Capace di cambiare il modo di lavorare delle nostre imprese, delle nostre amministrazioni ed avrà larghi impatti nella nostra vita di cittadini – precisa il sottosegretario Gian Paolo Manzella -. Sono convinto che da questo confronto uscirà una strategia di primario livello”.

Settori e impegni 

Importante guardare ai settori primari, agli 8 comparti dove l’intelligenza artificiale potrà innovare processi e modelli, previsti dal documento: industria e manifattura, agroalimentare, cultura e turismo, salute e benessere, ambiente, infrastrutture e reti, città intelligenti e pubblica amministrazione. Così come agli obiettivi e alle iniziative, che devono coinvolgere inevitabilmente più parti: imprese, pubblica amministrazione, cittadini, competenze, dati e governance.

Alle imprese sarà chiesto di accelerare la trasformazione digitale (1) con l’adozione dell’AI (librerie software di machine learning, sistemi di visione e di elaborazione del linguaggio naturale, sensori e strumenti corredati con edge-AI) e tecnologie abilitanti come cloud, IoT, blockchain. Di cambiare modelli organizzativi, introducendo figure con competenze nei settori chiave (2), stimolando attività di formazione e di interazione con i competenze center (3) per le specializzazioni in AI. Inoltre, dovranno coinvolgere in programmi di innovazione pmi tradizionali (4) e favorire trasferimento tecnologico da università e imprese (5). Rientra in questa logica anche la creazione di filiere di AI e la spinta a startup specializzate.

Strumenti a supporto saranno campagne di informazione e formazione, collaborazione tra enti e imprese, partecipazione a progetti allargati sia con i competence center (da rifinanziare) sia in ambito europeo con cooperazione internazionale. Sostegno alla collaborazione tra imprese e spinta alla pubblica amministrazione.

Da tenere in considerazione

Ma credo che sia bene, valutando il documento in consultazione, ricordare che l’intelligenza artificiale non ha un’unica forma, ma molteplici utilizzi e implementazioni, dalle piccole e medie imprese (analisi documenti, marketing, ottimizzazione vendite, Crm…) alle grandi aree di investimento del paese, come la sanità (dati e AI per gestire l’emergenza Covid-19 saranno uno dei temi discussi questa settimana durante il Digital Health Summit 2020, spunti ripresi anche nella strategia nazionale: “L’AI può rivoluzionare l’intera filiera della sanità, dalla ricerca e sviluppo di farmaci più efficaci, alla medicina di precisione, che consente di individuare per ciascun paziente la cura più adeguata”).

E che la questione della trasparenza, della fiducia, della privacy e della gestione dei dati non è tema da discutere a parte, ma va incluso fin sa subito, una etica nativa richiesta anche dalla strategia nazionale (Ethics by design ma anche trustworthiness by governance, in grado di assicurare l’affidabilità nell’intero ciclo del prodotto AI”).

Se il documento nazionale invoca la creazione di una regia interministeriale sulla trasformazione digitale del Paese, data la pervasività dell’IA (“un soggetto nuovo e orizzontale, capace di svolgere varie funzioni”) le aziende dovrebbero istituire la figura del chief ethics officer, citata anche nello studio recente di Capgemini, a cui affidare la responsabilità di far sì che l’etica venga considerata una priorità assoluta dal top management nella definizione dei nuovi progetti. Tutto parte dai dati, ovviamente: fiducia e bontà dell’applicazione di AI dipendono da quanto i dati che alimentano il motore di AI sono stati raccolti in modo corretto, nel rispetto di privacy e leggi, emanate da Commissione europea, Federal Trade Commission americana e stati nazionali.
Data ethics, tutto parte da lì.

Imperativi, diversi

Speriamo che a valle di quest’ultima consultazione, il documento finale sulla strategia nazionale per l’intelligenza artificiale arrivi nel giro di pochi mesi. “Imperativo morale” parafrasando l’invito a scaricare l’app Immuni, da parte del premier Conte in questi giorni in cui il ritorno dei contagi Covid non molla. Nonostante qualcuno sia ancora nell’incertezza se scaricare l’app di tracciamento per contenere la diffusione del coronavirus, è il momento di vincere qualsiasi resistenza: la commissione europea questa settimana ha reso noto che da metà ottobre Immuni funzionerà anche negli altri Paesi europei. L’Italia, con Germania e Irlanda, è tra i primi Paesi in grado di sfruttare questa interoperabilità. Continuo a sostenere che sia un dovere civico scaricarla.

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